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Obilale era rimasto ferito nell’agguato alla vigilia della Coppa d’Africa. Dimenticato dal suo Paese, torna a casa
di Luigi Guelpa
Tratto da Avvenire del 3 marzo 2010
Se l’associazione di volontariato cattolica Ajvad di Lomé non avesse dato vita a una vera e propria gara di solidarietà Dodo Obilale, il 26enne portiere togolese ferito lo scorso 8 gennaio nell’agguato di Cabinda, sarebbe rimasto ancora all’ospedale Milspark di Johannesburg, dimenticato e abbandonato da tutti. I soldi raccolti da Association des Jeunes Volontaires en Action pour le Développement sono stati fondamentali per riportarlo a casa dopo che il governo, la federazione e anche il club francese per il quale è tesserato non avevano mosso un solo dito per lui. «Ho trascorso giorni tremendi – racconta dalla sua abitazione il calciatore – non facevo altro che piangere. Da una parte i problemi di salute, perché pur tornando a camminare non potrò più giocare a pallone, ma ciò che mi ha sconvolto è stata l’indifferenza del mio governo». Emissari del presidente della Repubblica Faure Gnassingbe si erano recati a Johannesburg, più che altro per farsi immortalare a fianco di Obilale, ma all’atto pratico non hanno avuto alcuna compassione per l’atleta. «Ho dovuto rivolgermi alla stampa sudafricana e lanciare un appello affinché qualcuno mi aiutasse a tornare a casa per riabbracciare mia moglie e i miei due figli». L’appello è stato raccolto da Ajvad, un’associazione francese cattolica fondata nel 1999 che si occupa di azioni di sviluppo nel Togo, che ha liquidato le spese dell’ospedale e acquistato il biglietto aereo di Obilale. Il portiere togolese dovrà ora cercarsi anche un lavoro, perché i francesi del Pontivy non gli rinnoveranno il contratto.