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Pordenone, gesto disperato di un padre con tre figlie • E a Padova suicida imprenditore edile senza lavoro • Senza fine le tragedie determinate dai contraccolpi della recessione. Dopo 13 piccoli imprenditori, ieri è stata la volta di un lavoratore
di Francesco Dal Mas
Tratto da Avvenire del 3 marzo 2010
Una tragedia infinita. Dopo 13 piccoli imprenditori, che si sono tolti la vita perché temevano di non riuscire a far fronte alle difficoltà che colpiscono le loro aziende, anche per i ritardi nei pagamenti delle commesse da parte del pubblico, ecco che lungo la via del suicidio cominciano ad incamminarsi anche i lavoratori. Un magazziniere pordenonese, 46 anni, padre di tre figlie, alle dipendenze del mobilificio Horm di Azzano Decimo, si è tolto la vita, dopo aver appreso che dal 22 aprile non gli sarebbe stato rinnovato il contratto, che era a tempo determinato. L’uomo proprio non se l’aspettava; credeva nella ripresa del mobilificio, dopo un anno di difficoltà. L’anno scordo, infatti, l’azienda era approdata al concordato. E da questo passaggio era nata una nuova società, per altro con un minor numero di occupati. La cassa integrazione (straordinaria) aveva coinvolto anche l’addetto al magazzino.
Successivamente l’operaio era stato riassunto, ma con un contratto a termine.
Convocato una settimana fa dai titolarti dell’azienda, l’uomo si era sentito il mondo crollare addosso: gli era stato comunicato, infatti, che per lui non ci sarebbe stato lavoro.
Ma a 46 anni, dove l’avrebbe recuperato? Oltretutto con una situazione familiare molto fragile. L’uomo, infatti, era separato, viveva con una compagna. Delle tre figlie, due sono piccole. Simonetta Chiarotto, sindacalista della Fillea Cgil per la zona del mobile, non si dà pace di quanto è accaduto. 'Di questa vicenda ne avevamo parlato a lungo e lui sapeva - riferisce - che avevamo chiesto un incontro con la ditta per capire se c’erano le condizioni, come ritenevamo, di evitare i licenziamenti'. Chiarotto ha parole di profonda stima per il magazziniere, raccogliendo anche il parere dei suoi compagni di lavoro. 'A detta di tutti era un bravissimo lavoratore, esperto, affidabile, di assoluta fiducia'. L’operaio è stato trovato dalla polizia riverso sul pavimento, dietro la porta di casa. Un biglietto 'spiega' il drammatico suo gesto.
A Camposampiero, nel Padovano, si è ucciso, intanto un altro imprenditore, il tredicesimo nel solo Veneto. Oriano Vidos, 50 anni, muratore, era titolare di una ditta individuale, recentemente fallita. Vidos, infatti, non riusciva a far fronte ai pagamenti. Domenica pomeriggio, di fronte ad un’altra settimana dura da affrontare, si è chiusop nella baracca dietro casa e si è impiccato. Sconvolgente la scoperta deL cadavere da parte della moglie. Raccontano gli amici: 'Era una persona che si è sempre presa cura dei suoi cari e che non ha mai fatto loro mancare nulla'. Sconcertop nel mondo imprenditoriale veneto, specie in quello dell’edilizia, il più colpito dai suicidi. 'La responsabilita’ di un imprenditore va spesso ben al di la’ del conto economico della propria azienda - sottolinea Stefano Pellicciari, presidente di Ance Veneto -. Ce ne rendiamo conto commentando, oramai quasi quotidianamente, vicende tragiche come quelle dell’imprenditore padovano che si e’ tolto la vita. Il ruolo sociale dell’impresa va salvaguardato con provvedimenti urgenti'. Pellicciari ricorda che le piccole imprese sono vittime di una crisi che non e’ solo economica, ma riguarda invece l’inefficienza e i limiti del sistema normativo e burocratico: 'le soluzioni ci sono e in molti casi potrebbero essere velocemente adottate, innanzitutto alleggerendo, dove e’ di competenza della Regione, i vincoli del Patto di stabilità. La disperazione di tanti imprenditori edili, infatti, dipende dal fatto che non hanno commesse e che quelle in corso registrano eccessivi ritardi nei pagamenti da parte del pubblico.