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Libertà di patata

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I tuberi ogm favoriscono la sicurezza alimentare, non la mettono a rischio
Tratto da Il Foglio del 3 marzo 2010

Gli ambientalisti e gli agricoltori europei sono inferociti dopo che la Commissione ha autorizzato la coltivazione della patata Amflora, ponendo fine a un embargo sulle nuove culture di organismi geneticamente modificati (Ogm) che resisteva dal 1998.

I verdi denunciano la violazione del principio di precauzione. Anche il ministro Luca Zaia prepara le barricate: “Non consentiremo che un simile provvedimento, calato dall’alto, comprometta la nostra agricoltura”. In realtà l’allarmismo è esagerato. L’Italia potrà invocare la “clausola di salvaguardia” che permette di vietare un Ogm sul suo territorio, come già fanno diversi paesi per il mais Mon810 della Monsanto. La patata Amflora del gruppo tedesco Basf non è pericolosa e non è destinata alle tavole dei consumatori: il tubero è geneticamente modificato per andare incontro all’esigenza dell’industria di una patata ricca di amido, che possa essere usata per produrre carta, tessile, adesivi e collanti.

La decisione è importante per due ragioni. Primo, l’embargo di 12 anni ha penalizzato la ricerca agrobiotecnica europea in un mondo che, in futuro, sarà Ogm. Ora l’Ue può recuperare il ritardo su America e Cina, in un settore cruciale per la sicurezza alimentare globale. Secondo, la fine del dogma del “principio di precauzione” sancisce la responsabilità del consumatore. Il salutismo dogmatico alla Zapatero, che vuole vietare a priori il Burger King, esce sconfitto.




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