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di Alessandro Gianmoena
Tratto dal sito Ragionpolitica.it il 28 febbraio 2010
La Corte costituzionale ha deciso che si potranno assumere nuovi insegnanti di sostegno precari.
E’ una sentenza che peserà sulle casse dello Stato e che, di fatto, elimina il blocco delle assunzioni a tempo determinato degli insegnanti di sostegno stabilito dai commi 413 e 414 dell’articolo 2 della Finanziaria per il 2008 del Governo Prodi. La sentenza della Consulta entra nel merito ripristinando una parte della legge che, durante la precedente legislatura, era stata abrogata. Questo significa che il precariato verrà reintrodotto senza limiti nello Stato, lasciando la discrezionalità delle assunzioni ai Presidi delle scuole.
In questo caso un organo dello Stato che non è investito direttamente dalla responsabilità del consenso popolare decide senza delegare al legislatore il compito di regolamentare la materia. E ciò crea un problema di competenze e soprattutto di approccio al problema. In sostanza è accaduto che la Consulta abbia deciso di operare in punta di diritto, decontestualizzando le proprie decisioni dalla realtà economica e sociale quotidiana, non tenendo conto del fatto che il legislatore deve trovare la disponibilità finanziaria per soddisfare questa esigenza. Ed in un momento di crisi come quello attuale è una scelta di difficile attuazione quella di pensare di rimpinguare l’organico docente, che conta oggi circa 90. 000 insegnanti di sostegno, pari al 10, 6% del totale.
In questo frangente il ruolo del legislatore diviene fondamentale, poiché le conseguenze del peso economico di questa sentenza si ripercuoteranno sulle casse dello Stato. Ma la Consulta, ripristinando la parte della legge abrogata, ha dato immediata efficacia al provvedimento bypassando chi è depositario del potere di fare le leggi. Si è creata, quindi, una singolare sovrapposizione di poteri, in cui la Consulta si è sostiuita al legislatore. Sarebbe stato più opportuno se i giudici si fossero espressi in linea di principio, avrebbero, perlomeno, permesso di poter meglio regolare un fenomeno che in queste condizioni rischia di degenerare. Senza un controllo centralizzato delle assunzioni il fardello economico della spesa potrebbe subire un appesantimento fuori controllo. Ed, oggi, la coperta è molto corta e aumentare la spesa pubblica in un determinato settore significa doverla contrarre in altri settori della Pubblica Amministrazione.
Di certo chi festeggerà la sentenza della Consulta saranno sicuramente il Gilda ed i Cobas degli insegnanti, mentre il Ministero dell’Istruzione sarà costretto a riconsiderare le sue disponibilità finanziarie. In questa vicenda, purtroppo, ha prevalso una logica che privilegia gli interessi di parte rispetto al tutto, anche se, in questo caso, il rapporto tra studenti disabili e docenti di sostegno è pari a due a livello nazionale. Ma se la Corte ha giudicato secondo diritto, il legislatore dovrà muoversi secondo realtà, bilanciando i bisogni secondo le proprie disponibilità economiche, cercando di trovare una soluzione che non danneggi troppo altri comparti di spesa.