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La devastazione del Cile

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di Maria Chiara Albanese
Tratto dal sito Ragionpolitica.it il 2 marzo 2010

La terra non smette di tremare. Quello che sin dall'inizio si è manifestato come uno dei cataclismi peggiori cui ha assistito l'intera America Latina, oggi assume le fattezze della più violenta tragedia naturale che si è abbattuta sul territorio cileno negli ultimi cinquantanni.

Sabato 27 febbraio, a largo delle coste cilene dirimpettaie alla città di Conception, si è scatenato un terremoto che ha toccato il picco dell'8. 8 di magnitudine della scala Richter, devastando il cono sud del Cile e seppellendo sotto le macerie dei palazzi ed infrastrutture crollate 711 anime e più di due milioni di sfollati.

Un disastro naturale di dimensioni inaudite, tali da equiparare quasi l'orrore del terremoto di Valdivia del 1960, conosciuto anche come il Grande Terremoto cileno, che devastò quasi interamente le terre e la popolazione cilena. La comunità internazionale si è stretta immediatamente intorno al Cile e al suo presidente, Michelle Bachelet, che, in prima battuta, aveva rifiutato l'aiuto internazionale, sottovalutando la portata della devastazione causata dalla scossa del terremoto. Non di meno, già nelle ore successive alla prima scossa di sabato, la devastazione si presentava con il suo volto peggiore, tra le lacrime che solcavano i volti dei sopravvissuti e le onde dello tsunami che coprivano sotto la loro furia le piccole isole a largo delle coste cilene nonchè le sponde delle regioni di Maule, Bío Bío e Araucania. Una tragedia, quella provocata dallo tsunami, assolutamente sottovalutata, tanto che l'allerta tsunami era stata dichiarata per le Hawaii e per le isole giapponesi nel pacifico, ma non per il Cile. Una defagliance della marina militare cilena riconosciuta dallo stesso ministro della Difesa Francisco Vidal, che non di meno ha posto in essere una task force di quasi 10. 000 uomini che assicureranno il rispetto del coprifuoco e contrasteranno gli atti di sciacallaggio che stanno caratterizzando le ore delle regioni colpite dal sisma, e sopratutto l'area urbana di Conceptión. Obiettivo dei militari e mezzi dispiegati è garantire l'ordine e la sicurezza in queste giornate in cui i soccorsi sono ancora in corso d'opera e il panico tra la popolazione locale non sembra placarsi, terrorizzata dall'assenza di collegamenti e servizi primari (quali acqua e luce elettrica). Nondimeno gli sciacalli senza scrupoli non hanno esitato a farsi avanti e saccheggiare i negozi abbandonati, cercando di ottenere vana ricchezza dalla tragedia umana.

L'aiuto internazionale non ha tardato ad arrivare, anche grazie al ripensamento della presidente Bachelet, che ha accettato in seconda battuta gli ospedali da campo offerti dall'Argentina e dagli Stati Uniti, nonchè l'aiuto dell'Onu, come dichiarato dal portavoce per l'assistenza umanitaria Elisabeth Byrs. Un aiuto necessario data l'entità del danno causato dal terremoto, che ha devastato alcune tra le città più importanti del Paese, come Conceptión e Talca, capitale della regione Maule. Si calcolano due milioni di sfollati, su un totale della popolazione che supera gli otto milioni di cittadini, settecento morti accertati. Una popolazione flaggellata dalla violenza della natura, un Paese in ginocchio, vessato anche dagli errori umani, dall'aver sottovalutato l'impatto che il terremoto avrebbe avuto sulle infrastrutture e sulle persone. Il Cile è stato riconosciuto come la nuova tigre emergente dell'America Latina, con una democrazia giovane nata dalle ceneri di una delle più feroci dittature mai conosciute, con un'economia in continua espansione, un sistema finanziario solido. Un papabile candidato al seggio permanente senza diritto di veto nel quadro delle proposte di riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Si spera che oggi la classe dirigente del Paese sia capace di fronteggiare le necessità dettate dall'immediatezza della catastrofe, nonchè di rimettere in piedi «la promessa latinoamericana».




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