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Biotestamento, la svolta sui malati terminali

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La commissione Affari sociali della Camera cambia le regole: la nutrizione e l’idratazione potranno essere sospese in caso di pazienti senza speranza e destinati a morte certa • Il governo: «Non è eutanasia». E non vale per chi vive in stato vegetativo • Sarà solo il medico a stabilire quando il sondino dovrà essere staccato
Tratto da Il Giornale del 24 febbraio 2010

Niente più accanimento sui malati terminali, anche incoscienti. D’ora in poi si potrà sospendere l’idratazione e l’alimentazione artificiale quando non servono più a nulla e anzi, diventano addirittura dannose. Sarà solo il medico, però, a stabilire in quali casi il sondino deve lasciare spazio alla pìetas. Un esempio? Per un malato oncologico terminale non sarà necessario prolungare l’agonia aspettando che il cuore si fermi. Si potrà intervenire prima bloccando l’alimentazione per evitargli inutili sofferenze. Ma attenzione. Tutto questo non ha nulla a che fare con l’eutanasia. Qui si parla di malati senza speranza, che si stanno spegnendo inesorabilmente. Ed è con questo spirito che ieri la commissione Affari sociali della Camera ha approvato a maggioranza, con il voto contrario dell’opposizione l’emendamento del relatore Domenico Di Virgilio. In pratica, questa nuova norma stabilisce che nutrizione e idratazione «devono essere mantenute fino al termine della vita ad eccezione dei casi in cui le medesime risultino non più efficaci nel fornire al paziente i fattori nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche essenziali del corpo».

L’emendamento modifica così il comma 5 dell’articolo 3 della legge sul biotestamento, quello che riguarda, appunto, l’alimentazione e l’idratazione artificiale. Ma Di Virgilio precisa che la correzione non è un’apertura nei confronti dell’opposizione. «Abbiamo ampliato la platea non solo a quei soggetti in stato vegetativo ma anche a quelli in stato comatoso e in fase terminale, che non sono in grado di intendere e di volere – spiega Di Virgilio - Questi soggetti possono presentare infatti condizioni cliniche in cui eccezionalmente il medico può stabilire che la nutrizione e l’alimentazione siano controproducenti».

La modifica ha sollevato un polverone. L’onorevole Mussolini si è lamentata perché troppo permissiva, la Turco perché troppo restrittiva. Secondo l’esponente del Pd, la norma è «confusa e poco chiara» e accusa la maggioranza di aver fatto «un gran pasticcio». Così ha già annunciato battaglia in aula dove l’opposizione presenterà l’emendamento che prevede in quali casi sia possibile sospendere la nutrizione.

Resta pertanto irremovibile la norma più contestata della legge, quella secondo cui l’alimentazione forzata non può essere oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento. L’impossibilità di decidere se accettare l’alimentazione artificiale nel fine vita è stata votata dal Senato dopo la morte di Eluana Englaro, la donna che ha vissuto in stato vegetativo per 17 anni, morte a seguito dell’interruzione della nutrizione artificiale.




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