Skip to content
il Mascellaro è diventato Miradouro   [leggi perchè]
Da oggi puoi utilizzare l'indirizzo www.miradouro.it
Cristo risorto Medaglia miracolosa
Samizdatonline.it

Graun riscoperto da Herman Max tesori di fede e armonia musicale

Versione adatta alla stampaVersione adatta alla stampa

dischi sacra di Andrea Milanesi
Tratto da Avvenire del 21 febbraio 2010

Insieme con i sommi capolavori di Bach e Händel, c’erano anche le o­pere di Carl Heinrich Graun (1703/4-1759) tra quelle che il baro­ne Gottfried van Swieten faceva a­scoltare, studiare e suonare ai vari compositori – tra i quali anche Haydn, Mozart e Beethoven – che animava­no gli intrattenimenti musicali pa­trocinati dal nobile mecenate nel suo salotto viennese.

È questo un dato si­gnificativo che la dice lunga sulla sti­ma e considerazione di cui Graun go­dette a cavallo tra XVIII e XIX secolo, soprattutto in virtù della pregevole fattura di alcune opere sacre – in mo­do particolare cantate, oratori e pas­sioni – sopra le quali l’artista sassone ha gettato le basi per una brillante car­riera professionale. Non nuovo ad operazioni di risco­perta e valorizzazione dello stermi­nato repertorio religioso fiorito nelle terre di Germania in epoca barocca e classica, il direttore Hermann Max ha questa volta concentrato i suoi sforzi esecutivi sulla Passione Kommt her und schaut («Vieni qui e vedi»), co­nosciuta anche come Grosse Passion a motivo delle sue imponenti dimen­sioni (cd pubblicato da Cpo e distri­buito da Sound and Music): oltre due ore di musica scandite da sessantasei numeri tra recitativi, arie, duetti e co­rali, in cui sequenze di brani evange­lici si intervallano a citazioni tratte dall’Antico Testamento, stralci di Let­tere paoline e riflessioni letterarie di carattere devozionale e penitenziale. Max pennella con mordente il pro­prio pensiero interpretativo, tradu­cendo in pura e viva espressività la ricca tavolozza timbrica e sonora ri­chiesta dalla partitura di Graun; di­gnitoso il quartetto di voci soliste, di­screto l’apporto fornito dall’ensemble vocale Reinische Kantorei, eccellen­te la formazione orchestrale Das K­leine Konzert, mai avara di preziosi solismi di chiara impronta cameristi­ca, in grado di incorniciare il rappor­to canto-strumento con esiti davve­ro illuminanti. Un’opera in bilico fra tradizione e rinnovamento, che trat­teggia affreschi fiammeggianti lad­dove le tinte risultano velatamente tragiche o elegiache, maggiormente inclini alla teatralità che al puro dram­ma evocato dalla vicende della mor­te in croce di Gesù; l’ennesima testi­monianza dell’inesauribile vena crea­tiva della civiltà musicale tedesca set­tecentesca.


AdaptiveThemes