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La selva oscura delle procedure

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Privatizzazioni senza mercato
di Piero Ostellino
Tratto da Il Corriere della Sera del 22 febbraio 2010

Le vicende giudiziarie della Protezione civile dovrebbero far riflettere classe politica e media sullo stato di salute della nostra Pubblica amministrazione. Ma nessuno ne parla. Non ne ha interesse la classe politica perché — quale che sia il colore — ne trae beneficio. Le «privatizzazioni» degli Enti pubblici locali produttori di servizi e beni collettivi le hanno consentito di trasferire alle proprie clientele periferiche la collusione fra politica ed economia dalla quale ricavare consenso e finanziamenti. Non ne sono interessati i media perché poco propensi a occuparsi dei rapporti tra Pubblica amministrazione e cittadino. A parlarne, inascoltato, è quasi solo Dino Cofrancesco, docente di Diritto amministrativo e urbanistico all’Università di Genova. Uno dei pochi liberali in circolazione.

Secondo Cofrancesco, con le modifiche strutturali e di funzionamento dell’Amministrazione, sono aumentate la discrezionalità amministrativa a scapito della legalità e la gestione concordata o contrattata tra enti diversi a scapito della ripartizione di competenze definite da rapporti gerarchici e di controllo. Le riforme, invece di produrre chiarezza e semplificazione, hanno prodotto complessità e confusione, conflitti di competenza, ritardi nell’esecuzione dei provvedimenti.

È parte del problema richiamato in un recente saggio (È possibile realizzare le infrastrutture in Italia?, Il Mulino) anche da Alfredo Macchiati, un dirigente delle Ferrovie dello Stato, e da un giurista di rango come Giulio Napolitano. Macchiati e Napolitano ricordano «il progressivo aumento del decentramento istituzionale, non accompagnato da una chiara definizione delle responsabilità». A complicare tutto, scrivono, si aggiunge un «contenimento dei finanziamenti pubblici non sostituito da un quadro di regole capace di attrarre investimenti privati».

È su questo sfondo che Cofrancesco nota un ulteriore corto circuito: le privatizzazioni senza mercato hanno trasformato in monopoli privati i monopoli pubblici che, se non altro, dovevano sottostare ai controlli pubblicistici di legge. Con le società a controllo pubblico, scrive il docente, «è venuto anche meno il "fastidio" dei pubblici concorsi o delle procedure per verificarli». E conclude dicendo che le riforme hanno ulteriormente penalizzato il cittadino ponendolo di fronte alla scelta «prendere o lasciare», ovvero di ricorrere alla via giudiziaria. Ma, a limitare anche questa opportunità, provvede una legge che, cancellando il principio di legittimità legislativa, assegna alla Pubblica amministrazione poteri dispotici. Il cittadino non ha, infatti, alcuna possibilità di ricorrere contro atti affetti da «vizio di legge» se — indipendentemente dal fatto che le procedure siano state o no rispettate — il contenuto del provvedimento sarebbe stato lo stesso (!). Ciò in base all’art. 21 della legge 241 del 1990 inserito dalla legge n. 15 del 2005. Nessuno ha qualcosa da dire, oltre al convenzionale e sterile scandalismo del momento? Eppure, l’occasione sarebbe propizia…




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