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di Aurora Franceschelli
Tratto dal sito Ragionpolitica.it il 5 febbraio 2010
Mentre l'opposizione si avvicina alle elezioni regionali di marzo completamente destrutturata al suo interno, svuotata di qualsiasi contenuto progettuale che offra, come richiederebbe la democrazia dell'alternanza, un'alternativa politica degna di questo nome, il Governo, oltre a portare avanti i provvedimenti che si rendono necessari nel breve periodo, sta preparando il terreno fertile su cui edificare l'Italia del futuro.
Se da una parte l'Esecutivo ha mostrato, compatibilmente con le esigenze di bilancio, un'attenzione particolare alle emergenze sociali impellenti, ponendo in essere, con l'allargamento degli ammortizzatori sociali, tutte le misure possibili per far fronte all'emergenza disoccupazione (i dati appena usciti sulla cassa integrazione segnalano come a gennaio si sia ridotta la richiesta del 16, 94%), dall'altra ha continuato a lavorare sulle riforme strutturali. Dalla Giustizia alla Pubblica Amministrazione, dal ritorno al nucleare (già la prossima settimana il Cdm dovrebbe approvare la legge delega sulla localizzazione dei siti) alla Riforma dell'Università, l'obiettivo cui si ispira la politica dell'Esecutivo è quello di ammodernare il Sistema Paese, rendendolo più garantista per quanto riguarda l'aspetto legato alla Giustizia, e, dal punto di vista economico, più competitivo e al passo con i tempi.
La competitività, come sappiamo, non può prescindere da un investimento sulle risorse umane: ecco perché, sulla base di questa consapevolezza, il Governo ha varato la riforma dei licei e degli istituti professionali. Una riforma, quella della Gelmini, che per quanto riguarda gli istituti liceali ha completato un percorso iniziato già a partire dalla XIII legislatura (l'impianto complessivo dei licei non veniva rivisto addirittura dal 1923) e per gli istituti tecnici era attesa addirittura da 80 anni.
Come ha riferito il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca «si tratta di una riforma epocale» e «senza alcuna impronta ideologica», volta a riorganizzare un sistema scolastico non ancora in linea con i paesi avanzati e incapace, sino ad oggi, di consentire agli studenti di accedere preparati al mondo del lavoro. Per mettere a punto la riforma, è bene sottolinearlo, sono state consultate diverse migliaia di insegnanti e dirigenti scolastici, i quali hanno messo a disposizione le loro esperienze per fissare le linee di indirizzo del provvedimento.
Per quanto riguarda i licei, la riforma, che partirà dall'anno scolastico 2010-2011 per le prime e seconde classi, prevede, oltre ad una decisa razionalizzazione degli indirizzi di studio, una modifica dei quadri orari e un potenziamento dell'insegnamento della matematica e delle lingue straniere, rendendo possibile l'insegnamento di una nuova lingua e l'apprendimento, nell'ultimo anno, di una materia insegnata in lingua. Al termine del percorso di riforma ci saranno sei tipi di licei: classico, scientifico (con l'opzione scienze applicate), artistico, linguistico, musicale-coreutico - che è una novità volta a valorizzare la nostra tradizione - e delle scienze umane (con l'opzione economico-sociale), che è un'evoluzione delle vecchie magistrali. In sostanza verrà meno quella eccessiva frammentazione di indirizzi che non consentiva ai ragazzi e alle loro famiglie di compiere scelte chiare (basti pensare che, ad oggi, esistoni 396 indirizzi sperimentali e 51 progetti assistiti dal Miur, oltre ad altri tipi di sperimentazioni). La ratio che ha ispirato la riorganizzazione del licei è quella di coniugare l'aspetto legato alla tutela delle tradizioni con quello, fondamentale, dell'innovazione, anteponendo il principio della qualità degli insegnamenti a quello della quantità delle materie inserite nei piani di studio.
Per quanto riguarda la riforma dell'Istruzione tecnica e professionale, come per i licei, si è voluto procedere puntando ad eliminare la frammentazione degli indirizzi. Mentre oggi essi possono contare su 10 settori e 39 indirizzi, una volta ultimata la riforma tali istituti saranno organizzati in due settori, economico e tecnologico, ognuno dei quali godrà rispettivamente di 3 indirizzi (amministrativo, finanza e marketing) e 9 indirizzi (meccanica, meccatronica ed energia; trasporti e logistica; elettronica ed elettrotecnica; informatica e telecomunicazioni; grafica e comunicazione; chimica, materiali e biotecnologie; sistema moda; agraria, agroalimentare e agroindustria; costruzioni, ambiente e territorio). Oltre ad un potenziamento della cultura scientifica, per gli istituti tecnici si è deciso inoltre di incrementare le ore di insegnamento della lingua inglese, con la previsione di poter introdurre anche altre lingue.
Un aspetto rilevante ed innovativo della riforma degli Istituti tecnici, e che si propone di formare figure professionali in linea con i bisogni del mercato, è costituito dal fatto che le distinte aree di indirizzo possono essere articolate in modo più flessibile, sulla base delle esigenze che emergono nel mondo del lavoro, delle professioni e del territorio, esigenze che verranno fissate in un elenco compilato e aggiornato continuamente dalle Regioni e dalle parti sociali. Settori strategici per la nostra economia, come ad esempio quello delle costruzioni aeronautiche e della metallurgia, potrebbero così essere recuperati e valorizzati. Ai ragazzi, inoltre, verrà data la possibilità di alternare scuola e lavoro attraverso tirocini e stage.
In sostanza questa riforma, sicuramente dalla portata epocale, ha evidenziato la volontà del Governo di mettere al centro i giovani e la loro occupabilità: formare risorse umane dotate di quelle qualità e specificità professionali che siano più coerenti con le esigenze del mondo del lavoro significa avviare un percorso di crescita lungimirante e virtuoso, vuol dire ovviare al problema, che lamentano molte aziende, della carenza di determinati profli tecnici che, purtroppo, la scuola ha dimostarto, così come è organizzata, di non poter sfornare.