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Kraus, i suoi «Miserere» e «Requiem» illuminano ancora il dolore umano

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dischi sacra di Andrea Milanesi
Tratto da Avvenire del 7 febbraio 2010

L’esperienza straziante della perdita di una persona cara apre domande e riflessioni da cui è impossibile sfuggire; ed è qui che arte e liturgia trovano un punto d’incontro dove la fede riesce a sug­gerire le sue risposte.

Il rito delle e­sequie dei defunti rappresenta infat­ti da sempre uno dei gesti più inten­si e pregni di significato religioso, e il suo apparato musicale un momen­to privilegiato in cui si esprime una precisa visione della trascendenza in rapporto all’insondabile mistero del­la vita che culmina nella verità dolo­rosa della morte. In questo senso, se da un lato non co­nosciamo le differenti occasioni per le quali il compositore tedesco Jo­seph Martin Kraus (1756-1792) – le cui coordinate biografiche coincido­no quasi esattamente con quelle del sommo Mozart – abbia concepito il Miserere, il Requiem e il mottetto Stel­la coeli, dall’altro l’ordine con cui questi brani sono raccolti nel disco diretto da Michael Schneider offre già da solo un’evidente chiave di let­tura (cd pubblicato da Cpo e distri­buito da Sound and Music).

L’adattamento del Miserere elabora­to da Kraus e l’interpretazione del Deutscher Kammerchor e dell’or­chestra La Stagione Frankfurt evi­denziano una particolare abilità nel plasmare e modellare una ad una le parole del testo penitenziale biblico, con esiti paradigmatici nella toccan­te aria affidata al tenore («Contro te solo ho peccato») alla quale sembra replicare il canto del contralto («Un cuore affranto e umiliato, tu, o Dio, non disprezzi»); la prospettiva è la medesima con cui, nel Requiem, al tumulto suscitato dal Dies irae fanno seguito l’afflato della supplica di pa­ce racchiusa nel L acrimosa e l’impe­to di solenne positività con cui il co­ro intona la sezione del Domine Jesu (con il «Re glorioso» chiamato a libe­rare le anime dalle pene dell’infer­no), preludio ideale alle vibranti in­vocazioni dell’antifona mariana Stel­la coeli, dove la domanda di salvez­za eterna è affidata all’intercessione della Vergine.

Musiche che parlano direttamente al cuore dell’uomo, a un dolore che non può esser tolto, ma anche a una spe­ranza ultima che non può essere sop­pressa: che guarda indietro per chie­dere l’intervento della Misericordia e in avanti per cercare fiduciosa il di­segno buono della Provvidenza.


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