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'Caso Genchi', congresso in tilt

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Civiltà )( BarbarieIl consulente coinvolto nello scandalo intercettazioni prima accusa («la statuetta del Duomo? Nulla di vero») poi rettifica. Casini: questo è un partito di rissa
di Roberto I. Zanini
Tratto da Avvenire del 7 febbraio 2010

Marcia avanti e marcia in­dietro, testa coda compre­so. Ieri mattina, l’esperto informatico Giacchino Genchi, di­rigente di Polizia, consulente di va­rie procure, coinvolto nello scan­dalo delle intercettazioni, dal palco del congresso dell’Idv ha sostenu­to la tesi del falso attentato a Berlu­sconi, subito avallata dal numero due del partito Luigi De Magistris. Poi il boomerang della polemica politica ha costretto Genchi a ri­trattare e Antonio Di Pietro, che a­veva parlato dopo Genchi senza fa­re cenno alle sue affermazioni, a scendere in campo in serata per di­fendere il partito dalla torrenziale pioggia di accuse che si stava river­sando: «La teoria del finto attenta­to è inimmaginabile e fantasiosa. Purtroppo la statuetta in faccia al premier c’è stata ed è stato un atto grave e inaccettabile».

Dicevamo delle parole di Genchi. «Nel lancio della statuetta del duo- mo di Milano non c’è nulla di vero». Un’affermazione che sarebbe stata sufficiente a scatenare un putiferio, ma che Genchi ha voluto condire con illazioni e ironie. «Una statuet­ta provvidenziale che miracolosa­mente ha salvato Berlusconi dalle dimissioni», a causa dell’outing del­la moglie Veronica e di «qualche mi­crofono lasciato aperto mentre Gianfranco Fini diceva la verità... Qualunque scorta porta via la per­sonalità dal luogo dell’aggressione. Invece gli hanno fatto fare quello che voleva, e abbiamo visto spun­tare quel fazzoletto, nero, enorme... come la macrospia che tirò fuori anni fa per accusare le procure».

Subito dopo, l’ex pm De Magistris, parlando con i giornalisti, ha sotto­lineato che di quell’aggressione in piazza del Duomo, «ci sono diversi aspetti che non mi convincono. Ho notato che non si è più parlato di al­cuni argomenti che riguardano il premier, e questo è grave... È ne­cessario che sia la magistratura a fare gli opportuni chiarimenti».

A chiudere la polemica, prima che Di Pietro si dovesse esporre per salvare capra e cavoli, ci ha prova­to lo stesso Genchi con un comu­nicato: «Le mie parole non face­vano alcun riferimento alla dina­mica dell’attentato e non inten­devano metterne in dubbio la ve­ridicità... Il mio intervento è stato totalmente frainteso».

A smentire la tesi del fraintendi­mento c’era però già stata la rea­zione di Massimo Donadi, che del­­l’Idv è capogruppo a Montecitorio: «È grave che Genchi abbia fatto cer­te affermazioni. Rinnoviamo la condanna ferma del gesto di Tarta­glia... e non credo che la magistra­tura debba aprire una indagine...». Molte erano già state le voci di pro­testa dal Pdl. Il capogruppo al Se­nato Maurizio Gasparri aveva evi­denziato la collaborazione di Gen­chi con De Magistris, «grazie al qua­le con discutibili attività ha guada­gnato ingenti cifre». Durissimo il leader dell’Udc Pier Ferdinando Ca­sini: «Un partito che non riconosce nemmeno l’aggressione a Berlu­sconi è un ostacolo per ogni al­leanza di governo. L’Idv è un parti­to di rissa, nemmeno di piazza... Non è serio un partito che dà voce a Genchi».


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