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L’Italia dei piccoli poteri: creo ostacoli quindi esisto

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Il prestigio personale viene prima dei bisogni dei cittadini
di Francesco Alberoni
Tratto da Il Corriere della Sera dell'8 febbraio 2010

A Favara è crollata una casa fatiscente dove sono morte due sorelline. Nello stesso paese erano state costruite da anni case popolari per 50 famiglie che non sono state assegnate e oggi si trovano in rovina. Ma l'Italia è piena di esempi simili: bellissimi ospedali abbandonati, autostrade non finite. Perché? Perché nelle grandi democrazie, finita la campagna elettorale, il vincitore riconosce i meriti del vinto e, se costui ha fatto qualcosa di buono, lo utilizza, lo sviluppa. In Italia no. La campagna elettorale non finisce mai e il vincitore svaluta e blocca anche le migliori realizzazioni del predecessore per non dare merito all'avversario. Un’altra causa è la sorda lotta fra personaggi di livello inferiore, assessori, funzionari, ciascuno dei quali vuol dimostrare di avere un potere. In Italia per fare qualsiasi cosa occorrono decine di permessi, di firme congiunte ed è facilissimo bloccare un’iniziativa, trovando un appiglio, ignorando una pratica, perfino non rispondendo al telefono. Spesso il motore è la vanità: «Così vedrà chi comanda!». Moltissime persone poi concepiscono il lavoro nella pubblica amministrazione come scambio di favori. Io ti faccio il favore di firmare il tuo permesso solo se tu mi fai un altro favore a cui tengo. Nel frattempo blocco tutto.

Infine molti concepiscono la carica pubblica come privilegio e come un donativo a cui non corrispondono doveri. Se a uno di questi personaggi dai l'incarico di presiedere un ospedale, lui non va nemmeno a vedere l'edificio. Però fa dichiarazioni alla stampa, va a trovare con assiduità il boss politico che gli ha assegnato la carica, gli dice che vigila, che controlla, ma non fa niente. Se nascono dei problemi mente perché non vuol fare cattiva figura e l'istituzione può andare in malora senza che nessuno ne sappia niente. Al fondo di tutto c'è una mentalità che mette al primo posto il rapporto fra persone, il prestigio e il potere personali e all'ultimo i cittadini con i loro bisogni. Un modo di pensare non molto lontano da quello del mafioso che, se non gli pagano il pizzo, incendia un centro commerciale dove lavorano mille persone perché di costoro non gli importa niente.

Con questo modo di pensare come fa il Paese a funzionare? Perché c'è una minoranza che si preoccupa veramente del bene pubblico, che organizza, vigila, controlla finché il risultato non viene raggiunto. Insomma ci sono migliaia di Bertolaso che fanno ciò che non fanno gli altri.


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