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di Franco Ricordi
Tratto da cronache di Liberal dell'8 febbraio 2010
Siamo profondamente convinti che nel dibattito politico e culturale di questi tempi vi sia una parola che non è stata adeguatamente elaborata: moderatismo.
Tutti sappiamo cosa significa essere moderati e conosciamo almeno il senso politico di questo atteggiamento. Ma il significato più profondo del moderatismo, che si potrebbe anche definire liberalismo moderato, sfugge ancora in maniera abbastanza vistosa alla nostra più autentica cognizione. E forse ne possiamo anche ipotizzare un perché: il moderatismo è infatti una realtà e una tendenza costante che, da almeno otto secoli, ha avvicinato e incrementato in Europa la relazione fra politica, religione e cultura: e tuttavia non è ancora stato riconosciuto come tale. Non è stata compresa la fondamentale importanza di questo collante che risulta essenziale alla nostra storia e alla società occidentale. Non che non sia possibile rintracciare le radici del moderatismo anche nel pensiero dell'antichità greca e romana, che passerebbe certo per Platone e Aristotele, Plutarco e Seneca, Cicerone e Virgilio. Ma il problema è analogo a quello denunciato da Dante quando ci presenta le anime del Limbo: la metafora di Dante è tanto più moderna e importante se intesa non in quanto esclusione dal Regno dei Cieli di coloro che sono nati prima di Cristo. È invece la consapevolezza della più autentica problematica del secondo millennio cristiano che già allora risultava evidente: la possibilità di coniugare la logica aristotelica, ovvero la scienza filosofica che aveva sconvolto la cultura europea dell'epoca, con la religione cristiana che si era nel frattempo diffusa nel continente, quindi il necessario dialogo col cristianesimo. E non è un caso che proprio Virgilio, poeta e pensatore moderato per antonomasia, riconosca di essere vissuto «nei tempi degli dei falsi e bugiardi». Il paganesimo avrà pure esercitato una sua cultura moderata, ma ormai essa è stata superata dal primo millennio cristiano. E il proposito dantesco, analogo a quello di San Tommaso, non può che diventare quello di avvicinare l'aristotelismo alla religione cristiana.
Qui ha inizio la storia del moderatismo europeo. Che non è e non può essere una dottrina, ovvero una ideologia religiosa: è invece l'accettazione del laicismo che si coniuga e convive con il cristianesimo, in una maniera che può e deve essere intesa sia dal laico che dal cristiano. E che risulterà aperta anche all'essenziale dialogo interreligioso, come avviene nel dramma di Lessing Nathan il saggio (dove si incontrano e si legittimano l'ebreo con il musulmano e il cristiano) che non a caso è attinto da una novella del Decameron di Boccaccio. Il confronto con il cristianesimo è essenziale, nel secondo millennio cristiano, come indicano Dante e Boccaccio. Ma tale messaggio, religioso e laico al contempo, continua la sua sedimentazione in tanti altri grandi spiriti del secondo millennio: da Shakespeare a Cal- deron e Cervantes, da Goethe a Schiller, da Montaigne a Pascal, da Kant a Croce, insieme a tanti altri poeti, letterati, filosofi e artisti che, laici o anche atei come Molière e gli stessi Leopardi e Nietzsche, possono essere considerati padri profondi del moderatismo in quanto dialogo - anche se a volte più che mai problematico - con il cristianesimo. Tuttavia nel secolo XX si perviene a una sorta di drammatico ultimatum per la comprensione e l'accettazione di questo lungo e profondo messaggio della cultu ra europea: il dialogo fra laici e cristiani si concretizza inevitabilmente nell'accettazione di una realtà superiore che viene messa in crisi soltanto nel Novecento, secolo della distruzione globale e della possibilità del nichilismo effettivo. Questo è oggi il fatale compimento del moderatismo, la consapevolezza soteriologica, il riconoscimento della tragica situazione in cui nonostante tutti gli sforzi dell'umanità a noi precedente ci ritroviamo: la possibilità della fine effettiva dell'avventura umana, ovvero anche di una sciagura mondiale di proporzioni catastrofiche che potrebbe, anche se non annientarla, comunque compromettere la vita e la società dell'uomo. In tal senso il moderatismo è semplicemente l'ideologia del nostro essere o non essere, come nel bellissimo omonimo libro di Gunther Anders. E il suo proposito, in maniera simile ma anche profondamente contraria a quello di Brecht, è semplicemente quello di salvare il mondo. Non cambiare il mondo, come voleva il poeta di Augsburg, ma molto più drammaticamente cercare di porsi il giusto viatico per poter intravedere la sua salvazione: e non soltanto dalla armi atomiche ovvero dalle possibilità di nuovi orrori e conflitti internazionali; ma anche dalle opportunità connesse delle nuove armi che «non conosciamo», da quelle ambientali a quelle virtuali e spettacolari.
Il moderatismo è in tal senso un nuovo esistenzialismo del XXI secolo, che possiede implicitamente un rimando alla filosofia e alla politica e che le implica entrambe strettamente e reciprocamente l'una verso l'altra. E poco importa se possa essere considerato laico o cristiano, religioso o ateo. Il fatto importante è che sia inteso nella sua determinata concezione in riferimento a un XX secolo di cui non abbiamo ancora maturato adeguatamente un consuntivo: questo è dettato dalla più disincantata visione della nostra «situazione spirituale» come nel pensiero di Jaspers. Il merito della sua filosofia, come ha scritto Galimberti, è anche quello di aver saputo coniugare religione, cultura e politica. E così il suo esistenzialismo, la sua domanda sull'essere, in tal senso analoga a quella di tutti i più grandi filosofi del XX secolo (ma lui soltanto fu politicamente un moderato, a differenza di Heidegger e Sartre) risulta ulteriormente incrementata da questo triplice collante. Jaspers specificava come la filosofia non fosse teologia, l'Essere non è Dio; ma questo non toglie nulla al suo impegno religioso e politico: non a caso Jaspers curò l'introduzione al più importante libro di Hannah Arendt, sua illustre allieva, Le origini del totalitarismo. Jaspers e Arendt sono forse due riferimenti obbligati per una nuova ricognizione del moderatismo: un pensiero tragico, ma che solo in quanto tale si oppone alla quintessenza dei totalitarismi che ci hanno investito e che potrebbero ulteriormente farsi strada. Certo l'Italia e la Germania sono i due paesi europei che meglio possono intendere la quintessenza del moderatismo: dopo la catastrofe della guerra mondiale, la loro ripresa fu dovuta principalmente a un profondo radicamento nel moderatismo che permise di sconfiggere i terrorismi interni. E nel rielaborare la politica di Adenauer e De Gasperi, Moro e La Malfa, non possiamo fare a meno di essere investiti da un pensiero tragico che ci conduce verso una nuova visione del moderatismo internazionale. Tanto più ci rendiamo conto come su tutto ciò sia necessario, come diceva Sartre, riflettere e ulteriormente scrivere: a questo bisognerà «consacrare una nuova opera!».