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Accordo fra lo Sinn Fein e gli unionisti Londra cede i poteri su polizia e giudici • Più autonomia a Belfast dal 12 aprile • Il premier Robinson: «Segno che non si torna ai tempi oscuri»
di Andrea Varacalli
Tratto da Avvenire del 6 febbraio 2010
Ci sono volute centotrenta ore no-stop di negoziazioni per trovare un accordo sulla devolution nordirlandese in materia di giustizia e polizia. L’ultimo tassello di un puzzle politico sul processo di pace lungo dodici anni da comporre è stato finalmente trovato. E ieri a Hillsborough Castle dopo una maratona di dieci giorni e dieci notti i protestanti del Partito democratico unionista (Dup) e i cattolici repubblicani dello Sinn Fein hanno trovato un’intesa che ha portato alla firma che documento che fa un altro passo verso la “devolution”. Così dal prossimo 12 aprile Londra consentirà all’Ulster di legiferare autonomamente sui poteri della polizia e sull’amministrazione della giustizia.
Come al solito, il “diavolo” si nasconde nei dettagli. Nelle trenta pagine del documento sottoscritto dai due maggiori partiti del parlamento di Stormont, Sinn Fein e Dup hanno accettato di consultare i rappresentanti delle comunità il 9 marzo prima di poter accedere alla fase finale di aprile.
Sono proprio gli unionisti del primo ministro Peter Robinson a dover risolvere per tempo la partita con i cugini dell’Ulster Unionist Party e i loro nuovi alleati, i conservatori inglesi di David Cameron e gli ammutinati del Traditional Unionist Voice di Jim Allister. Dovranno soprattutto convicere l’Orange Order, presbiteriani e metodisti a ingoiare un accordo che non prevede lo scioglimento della commissione parate né l’autorizzazione delle kermesse orangiste nelle aree cattoliche. Tuttavia l’intesa scongiura proprio il rischio di una crisi per il governo di coalizione al potere dal 2007, minacciata dai repubblicani nel caso di ulteriori rinvii.
È senza dubbio una straordinaria vittoria strategica di Gerry Adams. Il capo dello Sinn Fein è riuscito a inserire nel documento anche il nodo legislativo sulla lingua gaelica che aveva fatto vacillare il governo misto nel 2009. «Abbiamo chiuso un capitolo di lunghi anni di violenza e ne apriamo un altro di reciproco rispetto per l’Irlanda del Nord» ha detto Il premier britannico Gordon Brown accompagnato dalla sua sua controparte irlandese, Brian Cowen, entrambi volati a Belfast nelle prime ore del mattino per cementare le trattative. Lo stesso Brown ha sottolineato che l’accordo «assicura il futuro e una pace duratura» nell’Ulster e ha annunciato uno stanziamento supplementare di 800 milioni di sterline (920 milioni di euro) per coprire i costi del passaggio di poteri.
In casa unionista non mancano invece le critiche. «Si sono sciolti come uomini di neve» ha detto Allister, mentre il vice ministro dello Sinn Fein, Martin McGuinness – che rifiuta ancora di stringere pubblicamente la mano a Peter Robinson – ricorda che questo è un passo avanti «perché io credo nell’unificazione irlandese». Assenti l’Ulster Unionist Party, il partito di Reg Empey e del Nobel per la pace, David Trimble. La grande riscossa di questo partito decimato alle urne dagli unionisti del reverendo Ian Paisley, non si fermerà qui e annuncia la battaglia fiancheggiato dai conservatori inglesi in vista delle generali di maggio.
«Siamo molto soddisfatti di questa iniziativa americana – ha detto Gerry Adams riferendosi all’intenzione Usa di lanciare un piano di investimento nelle sei contee nordirlandesi – affronteremo meglio le problematiche socioeconomiche delle nostre comunita». Il segretario di Stato americano Hillary Clinton intanto ha dato il benvenuto all’accordo: «È stato fatto un passo avanti importante verso una pace completa e duratura», ha detto entusiasta la Clinton».