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Svanito il boom Concordi gli istituti di ricerca: danno il partito, segnato dalle divisioni, fra il 6 e il 7 per cento, sotto il dato delle Europee • In Campania possibile l'accordo su De Luca De Magistris rinuncia a correre, ma chiede più collegialità. Altre accuse da Di Domenico
di Angelo Picariello
Tratto da Avvenire del 6 febbraio 2010
Il congresso di Italia dei Valori, iniziato ieri, sancisce la tregua fra Antonio Di Pietro e l’aspirante, che rinuncia ad aspirare, Luigi De Magistris. Ma le lacerazioni interne e le ombre ' americane' sul passato dell’ex pm sembrano appannare l’appeal del simbolo. Ben tre sondaggisti, interpellati dal sito Affaritaliani concordano sull’arretramento nelle intenzioni di voto del secondo partito di opposizione, che solo pochi mesi fa era accreditato di una crescita travolgente. Per Renato Mannheimer, di Ispo, l’Idv è «attorno al 7 per cento, certamente in calo rispetto alla consultazione dello scorso anno». Altrettanto sostiene Nicola Piepoli. Peggiore ancora il dato per Alessandra Ghisleri, di Euromedia Research: Idv tra il 6 e il 7 per cento. E infine Luigi Crespi, che valuta il partito di Di Pietro al 6, 2 per cento, persino in recupero nell’ultima settimana.
La bolla anti-berlusconiana sembra insomma essersi sgonfiata, e ora Di Pietro arriva a più miti consigli anche con l’alleato-competitore: «L’Idv e il Pd stanno cercando di costruire un ponte per il governo dell’oggi e del domani. Il giorno in cui tra Idv e Pd si potesse arrivare ad una fusione sarà un giorno d’arrivo molto importante», ora auspica. Pur non rinunciando all’obiettivo simbolico – ma a quanto pare lontano – del 10 per cento. «Le Regionali sono una tappa intermedia, per le prossime Politiche dobbiamo puntare ad arrivare alle due cifre», dice.
Ma intanto, per l’oggi, per le Regionali, sembra disposto a trattare anche dove fino a ieri si diceva intenzionato a dar battaglia. In Campania, ad esempio, dove c’è polemica per l’inchiesta giudiziaria per reati urbanistici che pesa sul candidato del Pd Vincenzo De Luca. Ma se si decidesse di andare da soli Di Pietro non potrebbe che lanciare il suo antagonista interno, il napoletano De Magistris, e – probabilmente – la prospettiva non l’aggrada più di tanto. Anche se lui, in realtà, sostiene il contrario. Subito dopo la conferenza stampa, Di Pietro, è infatti salito sul palco proprio per sottoporre all’assemblea (gremita la sala da 3. 600 delegati) le possibilità che ci sono in Campania: andare con un candidato dell’Idv; sostenere De Luca o sostenerlo con una serie di paletti, il primo dei quali sarebbe quello delle dimissioni in caso di condanna. «Se vogliamo andare con un candidato nostro – ha sottolineato Di Pietro – dobbiamo anche sapere con chi andiamo». A quel punto dalla platea qualcuno ha gridato «Luigi!». Di Pietro ha allora replicato: «Luigi ha già detto di voler continuare a rappresentare i 450mila elettori che l’hanno scelto in tutta Italia, l’ho votato pure io...». De Magistris insomma non sarebbe disponibile, ma se lo fosse stato, «avrei detto sì due volte, venti volte», assicura Di Pietro. E si fa ritrarre abbracciato con lui. De Magistris rinuncia alla sfida interna, ma punzecchia il leader dandogli dell’accentratore, senza dirlo: «Dobbiamo realizzare una squadra, è inutile creare dei finti dualismi, delle sfide a duello», sostiene. Cosicché l’unico candidato vero, anche se finto quanto a possibilità di successo, resta il ' lungo- crinito' Francesco Barbato.
Ma per Di Pietro arrivano nuovi veleni, e nuovi documenti, tirati fuori dall’ex sodale avvocato Mario Di Domenico, che fanno pensare a possibili finanziamenti, se non addirittura arruolamenti, da parte dei servizi americani, fin dai tempi di Manipulite. L’autore del volume fa sapere che la casa editrice Koiné ha ricevuto dall’ex pm una diffida alla pubblicazione. «Il problema non è Di Domenico, ma chi ci gioca dietro», tuona di Pietro. «Attaccano me per far passare il lodo Alfano costituzionale». E apre di nuovo al Pd: «Siccome non hanno la maggioranza necessaria in Parlamento perché c’è una alleanza tra Idv e Pd devono discreditare Mani pulite».