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**De Nigris: ascoltiamo le famiglie dei pazienti vegetativi

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Casa dei risvegli • Il fondatore: «Eluana un anno dopo è viva più che mai»
di Stefano Andrini
Tratto da Avvenire del 6 febbraio 2010

«A un anno dalla scomparsa dobbiamo ancora ringraziare Eluana, più che mai viva tra noi».

Lo afferma in una nota Fulvio De Nigris, direttore del Centro studi per la Ricerca sul coma e fondatore della Casa dei risvegli «Luca de Nigris», attiva dal marzo 2005, che rappresenta il nodo di una rete per gravi cerebrolesioni acquisite e che a Bologna assiste circa 200 persone l’anno. De Nigris sarà ospite oggi a Udine (Sala san Paolino d’Aquileia alle 18) insieme a Eugenia Roccella, Gaetano Quagliariello, Emanuela Baio, Alessandro Bergonzoni e Mario Melazzini di un incontro condotto dai giornalisti di Avvenire Pino Ciociola e Lucia Bellaspiga. «Dobbiamo ricordare Eluana – aggiunge De Nigris – per la sua drammatica esperienza di vita e ringraziarla per aver alzato il velo su una condizione, lo stato vegetativo, ai più sconosciuto, una vita gravemente cerebrolesa che viene vissuta dalle famiglie che ne sono colpite (come di chi la vive direttamente) in maniera lacerante, combattiva e disperante, spesso in abbandono e solitudine». Se Eluana ci ha insegnato qualcosa «è proprio il nostro dovere di essere vicini alle famiglie, accompagnarle in un percorso di vita differente, in uno stile di vita che da molte di loro viene rivendicato per una titolarità di cittadinanza attiva, per un ruolo sociale che contempli i propri cari e il proprio vissuto. Noi dobbiamo cercare di mettere insieme tutto questo, per dare risposte sempre più efficaci, comprensive e integrate tra questa minoranza di persone che vivono nel disagio e nella disabilità (parliamo di 2500/3000 persone in Italia, anche se non esiste un dato epidemiologico certo) e la società abile che a grandi passi deve affrontare priorità che tengano conto in egual misura dei nostri diritti e delle nostre libertà». De Nigris chiede sia ascoltato «il grido di aiuto che proviene dai molti che vivono queste situazioni. Se spesso nei media è il gesto disperante o l’urlo più forte ed eclatante che viene raccolto, dobbiamo sempre più occuparci di quelle migliaia di famiglie che sono dignitosamente in silenzio aspettando che il loro messaggio arrivi: al sistema sanitario, ai centri di riabilitazione, al mondo della ricerca, alle associazioni che le rappresentano, ai politici che tanto possono fare per interpretare i molteplici bisogni che richiedono». Se una persona non morirà mai fin quando qualcuno si ricorderà di lei, conclude De Nigris, «Eluana è oggi più che mai viva tra noi», simbolo «di un lacerante conflitto che l’ingiustizia della vita sempre più pone davanti ai nostri occhi».




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