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Forti dubbi sull'attendibilità dei rapporti della Commissione Ipcc
di Alessandra Nucci
Tratto da Italia Oggi il 6 febbraio 2010

Nel silenzio della stampa italiana, la credibilità della Commissione Onu sul cambiamento climatico Ipcc sta subendo un notevole ridimensionamento. Alla smentita dell'esistenza di un rischio imminente di scioglimento dei ghiacciai nell'Himalaya, negli ultimi giorni altre correzioni hanno gettato dubbi sull'attendibilità dei rapporti dell'ente sull'origine e sugli effetti del riscaldamento globale. La cronaca degli ultimi due mesi merita un riepilogo. Il vertice sul clima di Copenhagen doveva essere la consacrazione definitiva della teoria del riscaldamento del pianeta per colpa dell'uomo. Pochi giorni prima è successo l'impensabile: la divulgazione della corrispondenza email fra scienziati che si accordavano su come truccare i dati per addomesticarli alla teoria e delegittimare le critiche. Attoniti, i vertici dell'Ipcc hanno aperto un'inchiesta, ma a Copenhagen hanno ripreso come se nulla fosse, riuscendo a monopolizzare l'attenzione dei media. A riflettori spenti però si è saputo che al vertice era stata consegnata al capo dell'Ipcc Rajendra Pachauri e alle delegazioni nazionali una lettera aperta in cui si chiedeva conto del conflitto di interessi fra la sua carica e la miriade di consulenze da lui ricoperte legate alla teoria del riscaldamento globale. Così si è riacceso l'interesse dei giornali ed è diventato di pubblico dominio lo svarione sullo scioglimento dei ghiacciai dell'Himalaya, che l'Ipcc aveva dato per imminente mentre invece se ne riparlerà fra tre secoli. A seguire sono arrivate notizie sull'utilizzo da parte dell'Ipcc di articoli di gruppi di pressione e le accuse di superficialità perfino contro il famoso Rapporto Stern sull'economia dei cambiamenti climatici, con discrepanze tra dati che ridimensionano notevolmente le previsioni negative. In mezzo a tutto questo il governo britannico è parso vacillare quando John Beddington, capo consigliere scientifico del governo inglese, ha dichiarato che l'impatto del riscaldamento globale era stato esagerato da alcuni scienziati e ha chiesto maggiore onestà e disponibilità all'autocritica. Ancora pochi giorni, però e scendeva in campo il ministro per il clima Ed Miliband, che dichiarava guerra alle sirene che negano la necessità di tagliare le emissioni di Co2. Miliband ha definito queste voci pericolosissime, perché «potrebbero minare l'appoggio dei cittadini a misure impopolari», come l'aumento delle bollette e delle pale eoliche: un candido riferimento agli inevitabili effetti economici e tecnologici delle misure bocciate a Copenhagen, ma che l'Ue e gli Usa di Obama paiono decisi a riportare sul tappeto in novembre a Città del Messico.


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