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I due filoni dell'inchiesta sull'ex sindaco Delbono stanno oscurando gli aspetti scandalistico-sessuali
di Franco Adriano
Tratto da Italia Oggi il 6 febbraio 2010
Anche i tanti bolognesi che fin qui l'avevano buttata sul goliardico o sul boccaccesco: il sindaco, la sua amante, i viaggi paraistituzionali a spese del contribuente, il bancomat, adesso cominciano a pensare che forse c'è qualcosa di più. E non si tratta soltanto di coincidenze, come quelle inanellate dai mezzi di informazione in questi giorni, ma dei primi concreti riscontri delle indagini e di nuovi o reiterati esposti che stanno per giungere sul tavolo della procura della repubblica di Bologna. Eventi che stanno facendo evolvere il Cinziagate bolognese (dal nome dell'ex amante del sindaco Cinzia Cracchi) nel caso politico «Flavio Delbono». Certo, in tutto questo c'è un ruolo attivo del Pdl, che non solo non ha sgradito la prospettiva di un commissariamento lungo in città, anziché delle elezioni accelerate, in cui è complice anche la campagna elettorale per le regionali, in cui il Pd, Vasco Errani, cerca la riconferma. Il deputato del Pdl, Enzo Raisi, interpellato da Italia Oggi ha ribadito l'intenzione di ripresentare il suo esposto sulle consulenze della Regione. L'ufficio legale dell'Emilia Romagna, infatti, ha affidato una consulenza all'ex capo della procura Enrico Di Nicola pochi mesi dopo il pensionamento. Ma già nel 2004, quando l'ufficio dipendeva da Del Bono allora vice-presidente della Regione, aveva presentato un esposto alla magistratura bolognese sugli incarichi assegnati proprio da quel settore. Un ufficio che contava su 72 dipendenti e 15 avvocati e ciò nonostante in poco tempo aveva assegnato consulenze per oltre quattro milioni di euro. Ebbene, l'inchiesta venne condotta e archiviata dall'allora capo della Procura, ossia lo stesso Di Nicola oggi divenuto consulente dello stesso ufficio. Dunque, potrebbe arricchirsi di un nuovo capitolo il filone delle consulenze che sarebbero passate per Delbono (tramite il Cup, Centro unico di prenotazione, dove luisiede nel cda) e del per ora non chiarito rapporto con Mirko Divani, titolare del bancomat da cui prelevava mensilmente Cinzia Cracchi. E se mai dalla procura dovessero giungere nuovi segnali l'assalto politico al sistema emiliano romagnolo potrebbe farsi davvero incisivo. Tanto da poter condizionare le elezioni? Difficile, per ora, dirlo. «Cambia il procuratore e l'inchiesta rinasce», ha titolato il Giornale il 24 gennaio scorso. Un fondo firmato «la redazione» che delinea una strategia politica dopo che è arrivato un nuovo procuratore capo, Roberto Alfonso: «Un magistrato siciliano», si legge, «proveniente dall'Antimafia, estraneo alla procura di Bologna e ai suoi rapporti con i poteri locali». «Ecco spiegato perché Delbono due mesi fa poteva guardare dall'alto al basso l'inchiesta mentre oggi è finito nella polvere», è la conclusione. Immancabile l'attacco al suo predecessore, Enrico Di Nicola, che pur essendo «un magistrato stimato e capace (fu lui, tra l'altro, a catturare gli assassini di Marco Biagi e a risolvere il caso del piccolo Tommaso Onofri)», tuttavia, «i suoi colleghi non hanno mai scomodato più di tanto i poteri forti della città». E «sarebbe finita in nulla anche l'inchiesta su Delbono, la sua ex fidanzata e i loro viaggi-vacanza spesati dalla Regione». Insomma, il segnale è chiaro: per il centro-destra la musica in procura è cambiata e allora il Pdl non fa mistero di gradire (questa volta) la via giudiziaria per una soluzione politica. A questo punto si inseriscono anche i 16 viaggi di Delbono in Bulgaria fra il 2003 e il 2008. A Sofia, Delbono è comproprietario di una società immobiliare, la Bulfranz. I viaggi istituzionali che servivano anche per affari di natura pubblixca, ma anche privati erano organizzati da Divani. E, questo è il secondo filone dell'inchiesta che si affianca a quello delle consulenze. Intanto, la voglia di guardare sotto le lenzuola di Delbono e Cinzia Cracchi è passata davvero a tutti quanti.