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Lo stato sociale generoso con i padri, non con i figli

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di Edoardo Narduzzi
Tratto da Italia Oggi il 6 febbraio 2010

Il ministro Renato Brunetta meriterebbe davvero una medaglia.

Impegnato in una difficile campagna elettorale per diventare sindaco di Venezia, anziché sfuggire l'argomento tabù dei politici italiani per evitare di perdere voti e farsi troppi nemici, insiste e rilancia con la sua proposta: lo stato sociale italiano è strabico e inefficiente dà troppo ai genitori e ai nonni e poco o nulla ai giovani. Un modo certificato per compromettere il benessere futuro e condannare a sicura precarietà e non competitività le nuove generazioni. Un welfare inefficiente che spreca le scarse risorse collettive per perseguire politiche controproducenti. Meglio, per Brunetta, tagliare risorse ai padri straprotetti da ogni diritto per dare, in termini di assegni, borse di studio, buoni casa o affitto e strumenti analoghi, ai figli precari e milleuristi. Quello gettato da Brunetta è un sasso nello stagno del conflitto generazionale latente che la classe politica fa finta di non vedere e che non vuole far emergere perché politicamente troppo scomodo. Parlare di riforma delle pensioni fa perdere voti e consensi, inimica i sindacati che sopravvivono grazie a milioni di iscritti pensionati, e agita i lavoratori pubblici. Per questa ragione è un argomento che si preferisce non affrontare. Meglio fare finta di niente e lasciare la patata bollente ai futuri politici. Ma i problemi si risolvono meglio se presi per tempo e quello della insostenibilità della struttura del welfare state italiano è un problema oggettivo. La distribuzione delle risorse non è equa perché impostata in anni passati nei quali si pensava che la crescita economica avrebbe seguito traiettorie diverse e più generose per i cittadini. E siccome togliere diritti è meno facile che lasciare quelli che ancora non li hanno acquisiti senza protezione, allora si preferisce agire ai margini con qualche contentino per i precari che perdono il lavoro e acquistano la possibilità di avere un assegno di disoccupazione minimo a termine. Brunetta è evidentemente convinto che il tempo dei rinvii sia scaduto e quello delle scelte difficili arrivato e, senza troppi peli sulla lingua, denuncia dalla terza camera di Porta a Porta lo scandalo della iniquità generazionale dello stato sociale. Lo fa in campagna elettorale e questo aumenta il tasso di coraggio che gli va riconosciuto. Curiosamente per una maggioranza liberista e riformatrice le proposte del ministro dell'innovazione non riscuotono alcun seguito, mentre dovrebbero essere una parte importante dell'agenda programmatica del suo governo.




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