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La condanna dei padri assenti

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di Lorenzo Mondo
Tratto da La Stampa del 7 febbraio 2010

Ha fatto sensazione una sentenza del tribunale civile di Milano che ha condannato alcuni genitori per le colpe dei figli.

Sono cinque adolescenti che hanno violentato ripetutamente, tra il 2001 e il 2003, una ragazza dodicenne. In sede penale, due di loro sono stati sottoposti a un periodo di prova che ha estinto il processo. Gli altri sono stati condannati a pene, per quanto sospese, tra i due e i tre anni (ed è un brutto segnale, di mancato o tenue ravvedimento). Ora, in sede civile, è stato imposto ai genitori un risarcimento complessivo di 450. 000 euro per i danni fisici e psichici subiti dalla vittima. Il giudice li accusa di non avere impartito ai figli «l’educazione dei sentimenti e delle emozioni che consente di entrare in relazione non solo corporea con l’altro». In parole povere, di non averli cresciuti nel rispetto del prossimo, della sua libertà e dignità, con l’aggravante di avere infierito su una persona che era ancora bambina.

Si sono difesi allegando l’osservanza, da parte dei figli, dell’orario di rientro a casa, i buoni risultati scolastici e perfino la loro educazione ai valori cristiani (chissà come interpretati) «propri della «cultura occidentale». Ma resta inspiegata la loro distrazione, il non avere avvertito i turpi comportamenti dei loro rampolli che si sono ripetuti per anni.

Non sono genitori assimilabili a quelli dei due fratelli romeni che hanno assassinato a Torino un connazionale per una sigaretta o un cellulare negato. Un delitto senza attenuanti, che è tuttavia avvenuto in un contesto di sradicamento, di disagevoli condizioni di vita, di un primitivismo che suole affidare al coltello le sue ragioni. Difficilmente un giudice potrà chiedergli conto di un carente impegno formativo. Ma a Milano si tratta di famiglie «normali», che abitano nel centro e dispongono presumibilmente di risorse finanziarie e adeguati strumenti pedagogici.

Per questo sembra difficile assolverli, anche tenendo conto degli influssi negativi esercitati - tra sesso e violenza - dall’incultura dominante. Che educazione è, se proprio a questo non sa offrire qualche riparo? La sentenza di Milano costituisce, credo, un precedente e sarà variamente discussa. Ma assume un valore che travalica il caso specifico: è una denuncia severa dei padri (e madri) assenti che crescono generazioni di deboli e falliti.




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