- Home
- Miradouro.it
- Ambiti
- Sezioni
- Argomenti
- Serie di articoli
- Contenuti speciali
- Links

Sfiancata la burocrazia: oggi l'attivista Feng potrà lasciare lo scalo di Tokyo nel quale vive da 90 giorni
Tratto da Avvenire del 3 febbraio 2010
Tokyo. Come Davide contro Golia, l’attivista Feng Zhenghu è riuscito a sfiancare la burocrazia cinese che, su ordine di Pechino, da tre mesi gli impediva di rientrare a Shanghai. Domani Feng potrà lasciare l’aeroporto di Tokyo, nel quale vive da quasi 90 giorni, e preparare il viaggio che lo riporterà in Cina.
Zhenghu, un economista 55enne finito nel mirino delle autorità della Repubblica Popolare fin quando si schierò al fianco dei giovani di piazza Tienanmen, nello scalo internazionale di Narita era diventato una celebrità. Pur avendo il visto giapponese, si era rifiutato di lasciare l’aerostazione temendo di finire nel limbo degli esuli cinesi.
«Ogni giorno – racconta Zhenghu – ho inviato alle autorità del mio Paese la richiesta di ingresso, ed ogni giorno la domanda veniva respinta».
Quando la sua storia è diventata un caso internazionale, creando qualche tensione nei rapporti Tokyo-Pechino, il Dipartimento dell’immigrazione cinese ha trovato una soluzione di compromesso. Alcuni diplomatici hanno incontrato il dissidente spiegandogli che “nulla osta” al suo rientro in patria. In questo modo Pechino ha evitato un umiliante dietrofront ufficiale, chiedendo a Feng di smobilitare il piccolo accampamento anticinese nell’area “arrivi internazionali” dello scalo nipponico. Alcune settimane fa Zhenghu aveva espresso il desiderio di rientrare a casa per il capodanno cinese, il 14 febbraio. Farà in tempo a celebrare l’anno della Tigre, non a caso secondo gli antichi cinesi simbolo di coraggio. (N. S. )