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Frati minimi, avidita' massima?

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di Francesco Colafemmina
Tratto dal blog Fides et Forma il 28 gennaio 2010

Dovrebbe preoccupare tutti la drammatica situazione dell'Istituto Superiore Centrale per il Restauro, autentico orgoglio di questa Nazione, la cui meritoria fondazione nel 1939, grazie al comune impegno di Giuseppe Bottai e di Giulio Carlo Argan, ha consentito di salvare innumerevoli opere d'arte e di ridare lustro a patrimoni artistici e culturali minacciati dal tempo.

Oggi l'ISCR rischia di interrompere bruscamente la sua attività per colpa di un contenzioso con i Frati Minimi di San Francesco di Paola. Sono loro infatti i proprietari di una parte essenziale del complesso nel quale ha sede l'Istituto. E sono loro ad aver avviato nel 2001 un contenzioso con il Ministero per i Beni Culturali relativamente ai canoni di locazione dell'immobile sede dell'ISCR.

Dopo una estenuante mediazione governativa, con l'offerta di ben € 250.000/anno per 3 anni in attesa di una nuova sistemazione dell'ISCR, gli irresponsabili fraticelli hanno detto no! Ed hanno fatto partire l'ingiunzione di sfratto esecutivo nei confronti dell'ISCR.

Questa irresponsabilità è motivata - a quanto pare - dall'avidità e dall'attivismo economico dei frati i quali nonostante si dicano "poveri" intendono in realtà installare un hotel in quell'immobile fino ad oggi e per 70 anni usato quale sede di una delle più valide istituzioni italiane per il recupero e la salvaguardia del patrimonio artistico.

Si fermeranno così i lavori sui Bronzi di Riace, sulle tele del Caravaggio, sulle opere salvate dal terremoto dell'Aquila. Inoltre non si saprà dove andare a riporre le migliaia di fotografie, i documenti d'archivio sull'attività dell'Istituto durante il periodo bellico e postbellico etc. etc.

Insomma: la situazione è disastrosa! I dipendenti dell'ISCR hanno scritto così un appello al Presidente Napolitano, affinchè intervenga per scongiurare il peggio.

L'appello però andrebbe rivolto al Signore, perchè converta i cuori avidi dei fraticelli, i quali avrebbero potuto soprassedere per 3 anni beccandosi la bellezza di € 250.000 l'anno, invece di ricorrere alla forza pubblica! E' inutile negarlo: c'è una parte della Chiesa che odia le opere d'arte, odia l'arte cattolica, e non riesce nemmeno a capire il valore del grande lavoro che anche per la Chiesa cattolica l'Istituto Superiore Centrale per il Restauro compie!

Ma c'è da dire che i Frati Minimi sembrerebbero essere ipocriti come pochi. Nella loro regola si legge infatti:

"24. Inoltre, militando i suddetti Chierici e Laici nella povertà evangelica, non dovranno toccare affatto, denaro nè portarlo scientemente con sè. Che se venissero loro sottratte in tutto o in parte le elemosine temporanee, annuali o perpetue comunque lasciate a quest'Ordine, non le rivendicheranno per via giudiziaria nè per altra via. Infine, su deliberazione del Correttore e del Capitolo. locale e secondo la possibilità di ciascun convento, si provvederà con carità sia alle riparazioni della chiesa che al dovuto sostentamento dei religiosi. "

Dunque è evidente che la regola approvata nel 1506 da papa Giulio II esprime chiaramente un modello da seguire e addirittura sottolinea che i frati non possono neppure ricorrere per via giudiziaria alla rivendicazione del proprio patrimonio.

Nel caso dell'ISCR invece non solo hanno rifiutato un lauto canone di locazione annuale offerto dal Ministero per i Beni Culturali, ma a quanto pare - stando ad un articolo del Corriere del 27 Gennaio, ad un altro del Velino e ad uno del Manifesto - nei loro progetti ci sarebbe la trasformazione dei locali in Hotel. Bravi, bravi i fraticelli di San Francesco da Paola: saranno anche "Minimi", ma la loro avidità sembrerebbe "massima"!


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