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di Luisa Arezzo
Tratto da cronache di Liberal del 22 gennaio 2010

Chi si aspettava una risposta secca sul caso Google-Cina, dove il clima in questi ultimi giorni si è surriscaldato grazie a un intenso scambio di accuse per la violazione di alcune caselle di posta elettronica dei dissidenti cinesi, sarà rimasto soddisfatto solo a metà.

Perché Hillary Clinton ha solo auspicato che la Cina conduca un'inchiesta «trasparente e approfondita» sui cyber attacchi di cui è stato vittima il gigante informatico. Ma non è non per questo il discorso che Hillary Clinton, segretario di Stato Usa, ha tenuto ieri al Newseum journalism di Washington è meno importante. Anzi. Hillary non ha usato mezze parole: gli Stati Uniti equipareranno un eventuale attacco informatico ai loro sistemi alla stregua di un attacco vero e proprio. Con conseguenti ripercussioni, anche a livello internazionale. Gli Stati Uniti si batteranno affinché la nuova cortina di ferro, che nel XXI secolo è virtuale, e quindi invisibile, venga abbattuta, esattamente come il Muro di Berlino.

E si opporranno a chi censura e limita la libertà d'informazione e viola la libertà personale dei cittadini entrando illegalmente in possesso di informazioni riservate. Gli Usa si impegneranno, sì. Ma Google (anche se non citata direttamente al riguardo) è avvertita: gli Stati Uniti chiederanno ai privati che lavorano e fanno affari in paesi in cui la censura è un metodo di costrizione e controllo della popolazione, di non pensare esclusivamente al proprio tornaconto, ma di adeguarsi ai principi che l'America difende. Perché il loro marchio è il simbolo della più grande democrazia del pianeta, e questo non deve esser più dimenticato. Anche a costo di abbandonare un mercato. «La sfida del Ventunesimo secolo è sotto i nostri occhi - ha detto la ex First Lady - e riguarda il libero accesso alla tecnologia». La Rete, insomma, come la livella di Totò, deve unire tutti. «Vogliamo vivere in un mondo dove c'è un solo Internet, o vogliamo vivere in un mondo dove l'informazione e la conoscenza a cui hai accesso dipendono dal Paese in cui vivi?». La risposta per l'Occidente è scontata, ma non c'è dubbio che l'annuncio della Clinton di vo ler mettere in campo nuove misure per sostenere lo sviluppo di tecnologie che consentano di aggirare la censura nei paesi che attuano politiche repressive per l'accesso a internet, rappresenta una svolta nella politica estera statunitense. «Entro il prossimo anno - ha detto la Clinton - il dipartimento di Stato promuoverà lo sviluppo di sistemi capaci di bypassare ogni forma di restrizione della rete».

Non solo la Cina, quindi, ma anche l'Iran (più volte citato dal Segretario di Stato) dove nell'ultimo anno la protesta dell'Onda verde è riuscita ad emergere proprio grazie all'utilizzo di blog e social network. L'accesso ad Internet diventa quindi una delle priorità della politica estera statunitense. Mentre blog e social forum si trasformano in un contemporaneo Samizdat di sovietica memoria. L'obiettivo è ridurre la percentuale della popolazione globale (circa il 30%) che oggi vede le proprie comunicazioni online filtrate e censurate, e che tenta in tutti i modi di far trapelare la verità. «Dalla Moldavia alla Corea del Nord, dalla Cina all'Iran, dal Vietnam alla Tunisia: gli utenti oggi non hanno accesso ad una rete libera, e questo è inaccettabile». «Quando venne introdotto il telegrafo - ha detto la Clinton, nella sua nuova veste di paladina di internet - molti governi non videro di buon occhio il suo dilagare. Molti si opposero. Ma alla fine si arresero». Per Internet non solo dovrebbe valere lo stesso principio, ma il suo uso dovrebbe essere tutelato «perché la libertà di espressione è un cardine della Carta dei diritti dell'uomo, e nel mondo evoluto del Ventunesimo secolo le Nazioni Unite dovranno far valere tale principio. E io mi impegno a che questo avvenga in un futuro prossimo, attraverso una risoluzione in sede Onu». Come dire: è opportuno riallineare i principi americani alle nuove tecnologie. Ma la Rete ha anche un lato oscuro, quello in cui si insinuano i terroristi, i pedopornografi, i pedofili, gli hacker finanziari. E contro questi verrà messo in moto un'armaggedon. La rete è come l'energia nucleare, «che può essere usata sia per dare luce a un'intera città sia per distruggerla», ha proseguito la Clinton. Contro queste forze del male virtuale gli Usa metteranno in campo un piano di azione condotto a livello governativo, indutrsiale, scientifico e di Ong. Tutti saranno chiamati a controllare. Tutti saranno chiamati ad investire, monitorare e offrire idee su come combatterli.

Non solo libertà, democrazia e guerra nel discorso della Clinton, ma anche business. La rete è un viatico formidabile per il commercio e gli affari, così come per l'istruzione. Ma il governo degli Stati Uniti resterà diffidente nei confronti di quelle nazioni che non garantiscono una vera libertà, e da oggi in poi ne trarrà le debite conclusioni. E a questo proposito anche negli Stati Uniti verranno promossi servizi online per la trasparenza e la democrazia diretta: i cittadini potranno esprimere un voto su ogni decisione del governo. Direttamemente dal proprio cellulare. Per quanto tuttavia la Clinton si sia smarcata dalle polemiche con la Cina, è inevitabile che il suo intervento venga letto anche in questa direzione. Anche perché, al di là di Google, sul tavolo della diplomazia internazionale ci sono accordi importanti da prendere con Cina e Russia sul fronte delle cyberguerre.




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