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di Anna Bono
Tratto dal sito Ragionpolitica.it il 19 gennaio 2010
La missione diplomatica in Africa del Ministro degli Affari Esteri Franco Frattini si è conclusa il 17 gennaio in Tunisia.
Molti e tutti importanti sono stati i contenuti affrontati nelle sette capitali visitate: dalla promozione degli interessi italiani alla lotta al terrorismo internazionale, al rafforzamento delle istituzioni democratiche e alla tutela dei diritti umani nel continente.
Soprattutto la visita in Uganda, quinta tappa del viaggio, ha coniugato tutti questi aspetti dell'impegno del governo italiano in Africa. Qui il Ministro Frattini ha parlato con il presidente Yoweri Museveni dell'accordo siglato a dicembre dall'Eni con la compagnia britannica Heritage Oil per l'acquisto del 50% di due blocchi petroliferi sul lago Albert, sui quali però un'altra compagnia britannica, la Tullow Oil, già proprietaria dei blocchi al 50%, ha deciso di esercitare il diritto di prelazione. La decisione in merito all'acquisizione spetta tuttavia al governo ugandese che si riunirà il 20 gennaio per discuterne.
Inoltre con il presidente Museveni e con il ministro degli esteri ugandese Sam Kutesa il Ministro italiano ha affrontato il problema della Somalia, afflitta ormai da quasi 20 anni da una guerra civile che ha ripercussioni internazionali sempre più preoccupanti. Il conflitto, infatti, non solo ha determinato una crisi umanitaria devastante compromettendo ogni possibilità di sviluppo dell'ex colonia italiana e ha consentito l'affermarsi dell'islam integralista che impone con la forza la propria interpretazione della legge coranica nelle regioni che controlla, ma minaccia la stabilità di tutto il Corno d'Africa e, per di più, ha consentito a cellule del terrorismo internazionale di insediarsi sul territorio somalo. L'Uganda, insieme al Burundi, è stato il primo paese a fornire truppe alla Amisom, la missione militare di peacekeeping inviata nel 2007 dall'Unione Africana per difendere le istituzioni politiche somale e per arginare l'avanzata dei movimenti armati antigovernativi. Il Ministro Frattini ha ribadito a Kampala, come già nei giorni precedenti in Etiopia e in Kenya, la determinazione dell'Italia a cercare una soluzione alla crisi. A tale proposito ha annunciato, tra l'altro, l'intenzione di organizzare a Roma quanto prima una nuova conferenza internazionale e quella di riaprire appena possibile una ambasciata nella capitale somala, Mogadiscio: un progetto concreto come dimostra il fatto che siano state avviate le necessarie verifiche tecniche per individuare una località adatta alla sede diplomatica.
Sempre in Uganda il Ministro Frattini ha garantito al governo tutto l'appoggio nella sua battaglia contro le mutilazioni genitali femminili, MGF, confermando la posizione in prima linea dell'Italia in difesa dei diritti umani, in particolare quelli delle donne e dei bambini: le categorie sociali ovunque più deboli sulle quali in Africa pesa anche l'eredità di istituzioni tribali quali appunto le MGF. Proprio in questi mesi il Parlamento ugandese sta discutendo un inasprimento delle sanzioni per chi le esegue e per i genitori che le infliggono alle figlie, ma deve fare i conti con una parte consistente della popolazione che difende questa istituzione e che nell'assemblea legislativa può contare sul sostegno a oltranza di un gruppo di parlamentari guidati da una donna, Agnes Suuto. Importante quindi può rivelarsi per il governo ugandese, e per gli altri governi africani che stanno tentando di sradicare le MGF, la campagna internazionale avviata nel 2009 dal Ministro Frattini: uno degli obiettivi è ottenere da parte delle Nazioni Unite una risoluzione che bandisca le MGF a livello internazionale. «Abbiamo dimostrato che l'Italia può essere protagonista in dossier che riguardano l'intera comunità internazionale» - ha spiegato il Ministro Frattini al termine della missione ponendo l'accento poi sulla nuova concezione della cooperazione allo sviluppo e delle relazioni con i paesi africani che guida il governo italiano, coinvolgendo gli interlocutori politici africani su un piano finalmente paritario. Spetta ora alle leadership africane dimostrare che si tratta della scelta giusta.