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*Ma chi è Dio per un credente cristiano o musulmano?

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Civiltà )( Barbariedi Antonello Cannarozzo
Tratto da Rai Vaticano - il blog il 18 gennaio 2010

Alcune chiese cattoliche sono state prese d’assalto da fedeli musulmani in Malaysia, nel distretto della capitale, Kuala Lumpur, nella prima prima settimana di gennaio.

Poco tempo fa avevamo scritto dell’indifferenza che circonda le persecuzioni contro i cristiani nel mondo, come se uccidere, perseguitare, offendere una persona che crede nel Vangelo fosse la cosa più naturale: non dimentichiamo che solo pochi giorni fa sono stati massacrati in Egitto sette copti e alcune decine di loro sono rimasti feriti per odio religioso, ma la notizia dalla Malaysia ci ha colpito per la singolarità della argomento che ha innescato la violenza.

Tutto è nato dall’uso della parola di Allah nei testi cristiani per indicare Dio. Per comprendere la questione occorre, però, tornare al 1995, quando la diocesi della capitale malaysiana pubblica un articolo sul proprio giornale multilingue, The Herald - anche un’edizione nel dialetto dei Bahasa Malay - traducendo il concetto di Dio nell’unica parola comprensibile per questa popolazione, ossia con il termine Allah, già usato da tempo nella versione locale della Bibbia.

Per quasi undici anni non ci sono problemi. Poi, nel 2006, il governo costituito dal Fronte Nazionale, una coalizione guidata dal partito maggioritario nel Paese ed espressione della comunità Malay, di religione musulmana, decide di interrompere le pubblicazioni cristiane nella loro lingua che utilizzano il termine “Allah” per indicare Dio.

Per l’Islam, almeno tale è la giustificazione, questa traduzione del nome è un offesa gravissima perché stravolge la sostanza del nome di Dio. Per ogni musulmano, infatti, con il nome di Allah si intende “Dio Uno e Unico”, Lã ilâha ill’Allah, “Non c’è alcun Dio all’infuori di Dio” che è anche una delle professioni di fede, mentre per i cristiani, soprattutto cattolici, Dio è certamente Uno, ma distinto nelle tre Persone della Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo. Solo immaginare che il nome Allah possa avere un altro significato che non sia quello dell’unicità è una vera bestemmia per l’Islam.

Effettivamente non è una distinzione di poco conto sul piano spirituale, ma se per i musulmani non è solamente un problema linguistico, bensì anche di contenuti, d’altra parte i cristiani non possono inventare un vocabolo avulso dalla cultura locale per definire Dio. Purtroppo, quella che era cominciata come una semplice questione linguistica, è diventata una “battaglia ideologica” che ormai dura da quindici anni con alterne vicende: prima il permesso delle autorità di poter utilizzare questo vocabolo, poi marcia indietro sotto la pressione dei fondamentalisti, infine la sentenza della Corte Suprema a favore dei cattolici, subito impugnata dal Governo, ed ora si aspetta un altro pronunciamento della Corte.

Intanto, nel Paese si stanno diffondendo le solite accuse ai cristiani attraverso i media locali, definiti i “nuovi crociati” con l’ unico scopo di offendere l’Islam e i suoi fedeli. Non entriamo in questa polemica perché la riteniamo sterile, però ci permettiamo di rivolgere agli amici musulmani una piccola riflessione, sull’ iniziativa avviata dai frati francescani di Padova: pubblicare, nello spirito di un vero dialogo e non di crociata, il libro dell’imam Yahya Pallavicini dal titolo “Il Misericordioso, Allah e i suoi profeti”. L’iniziativa dei francescani è nata dalla generosità di far conoscere la spiritualità islamica e contribuire così a combattere la paura verso il diverso o da chi è lontano dalla nostra cultura o dalla nostra fede.

Crediamo, senza infingimenti, che questa opera di vera pace sia un messaggio valido per tutte le religioni perché è questa, lo rivendichiamo, è la vera essenza del cristianesimo: “Amare e mai odiare”, neanche i nemici, specialmente nel nome di Dio.

Basta ricordare chi è tra gli amici e chi tra i nemici [Miradouro]




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