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L'Islam pretende di disporre del nome di Dio

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Civiltà )( Barbariedi Carlo Panella
Tratto da Libero del 9 gennaio 2010
Tramite il blog di Carlo Panella

L’attacco con bottiglie molotov a tre chiese della Malaysia, prologo di una manifestazione di musulmani contro i cristiani, spiega al mondo le ragioni dei tre assassini musulmani che hanno falciato a colpi di mitra nove cristiani che uscivano dalla messa di Natale nell’ alto Egitto (ieri arrestati).

Spiega che le persecuzioni dei cristiani in tutto il mondo islamico non hanno radici nel fondamentalismo, nel terrorismo, ma proprio nell’Islam “moderato”. I musulmani della Malaysia infatti bruciano chiese cattoliche e protestanti per difendere la fatwà emessa da una delle istituzioni considerata tra le più moderate di tutto il mondo islamico: l’alto consiglio nazionale delle fatawas (decreti religiosi islamici) della Malaysia che nel maggio 2008 ha sentenziato che la parola Allah può essere utilizzata dai soli musulmani. Con eccellente sintesi monsignor Robert Sarah vice direttore della Propaganda Fide, ha collegato in un tutt’unico i fatti egiziani e della Malaysia e ha spiegato: “Il fatto che venga proibito ai cristiani di pronunciare il nome di Dio è come considerarli pagani e quindi da convertire all’Islam. Io credo che ci sia veramente la volontà di annientarli, la volontà di ignorarli, di rifiutare che i cristiani hanno una fede in Dio”. Giudizio confermato dalle parole di monsignor Youhannes Zakaria vescovo copto cattolico di Luxor, nell’alto Egitto: “ Questo attacco nel giorno del Natale ortodosso non è avvenuto a caso: vi è un disegno evidente di trasformare i giorni di festa cristiani in giorni del dolore, è il tentativo di promuovere Islam politico”. Dunque, le centinaia –sì, centinaia, anche se i media non ne parlano- di cristiani ammazzati da musulmani negli ultimi anni dalla Malaysia alla Nigeria non sono vittime solo degli estremisti, ma di una concezione egemonica dell’Islam che questi estremisti condividono con i “moderati”. “Moderati”, infatti non li condannano, non li isolano, spesso li spalleggiano (come palesemente avviene in Egitto e Nigeria). Il nodo più profondo di questo odio anticristiano dei musulmani non ha nulla a che fare con le cretinate che i media progressisti spargono a piene mani circa l’identificazione dei cristiani con gli americani “crociati” alla George W, Bush. Il nodo è tutto religioso e dogmatico e interno all’Islam da sempre e risiede nella certezza –confortata da un Hadith di al Bukhari- che l’uomo “nasce musulmano”, che l’Islam è la sua religione “naturale” e che poi diventa cristiano o ebreo unicamente per l’opera di stravolgimento della vera fede operata dalla famiglia. Questo è il nodo terribile di cui mai si parla nel dialogo interreligioso postconciliare tra cristiani e islamici. Questo, ben più che la non reciprocità del culto, è il baricentro di tutta la violenza ideologica –e materiale- dell’Islam contemporaneo, incluso quello moderato (tranne esili frange, quale l’italiano Coreis). Per questo in tutti i paesi musulmani –tranne la Turchia- è proibito (spesso, pena la morte) tentare di convincere un musulmano a cambiare fede o a diventar ateo, perché questa è considerata dal 99% dei musulmani una “azione contro la natura”. L’Islam ha condannato sé stesso alla fine della propria civiltà, a mancare il raccordo con la modernità, già 800 anni fa, quando rifiutò Averroè e quindi rifiutò il raccordo tra fede e ragione (nodo individuato come focale da Benedetto XVI° a Ratisbona). Da allora si è insterilito (per 4 secoli, dal ‘500 in poi ha condannato a morte chi stampasse o possedesse un libro!), si è rifugiato in una dogmatica priva di senso, ha ridotto sino quasi allo zero la sua produzione culturale. Ma ora l’Islam, della Malaysia, tra i più moderati al mondo, si pretende “padrone” del nome di Dio in arabo, pretende di poterne vietare l’uso ai cristiani, pretende di poter loro dettare le regole, tollerando solo che essi pratichino la loro fede per via ereditaria, senza poterla propagare. Rifiuta, insomma, la libertà di fede e quindi la libertà di pensiero. Questa è la radice vera del terrorismo islamico.




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