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Con la pubblicazione dei decreti di attuazione della riforma voluta dal ministro Gelmini • L'anarchia-fancazzista, che altrove è durata 3 anni, in Italia ha segnato due generazioni
di Massimo Tosti
Tratto da Italia Oggi il 7 gennaio 2010
Da oggi in poi – a buttarla in polemica – soltanto i parlamentari potranno impunemente continuare ad essere fannulloni. Gli impiegati pubblici sono stati dissuasi dell'assenteismo dal ministro Renato Brunetta. Agli studenti liceali ci pensa Mariastella Gelmini con i decreti di attuazione della riforma delle secondarie superiori (a mettere in riga i fratelli minori delle medie inferiori aveva provveduto la Moratti qualche anno fa). Qualche piagnisteo da parte degli interessati (e soprattutto dei genitori, impegnati a difendere i diritti civili dei figli più che a preoccuparsi della loro educazione), molti consensi da parte dei professori, stufi dell'anarchia in vigore da qualche decina di anni.
Vale la pena di ricordare che tutto ebbe inizio nel mitico (e nefasto) Sessantotto, quando le regole furono smantellate dalla «fantasia al potere». L'immaginazione c'entrava poco o nulla: a vincere fu il disordine, accompagnato dal desiderio di non fare i conti con il senso di responsabilità. Le vecchie generazioni (pre-sessantottine) qualche volta marinavano la scuola, per concedersi una passeggiata fuori orario o per evitare il compito in classe o il rischio di un'interrogazione. Ma si trattava di peccati veniali, perché la frequenza delle assenze ingiustificate (ovvero giustificate con una firma falsa: era escluso, allora, che padri e madri si rendessero complici dei figli) era molto ridotta. Non esistevano ancora le okkupazioni che proprio nella doppia “k” rivelavano la cattiva coscienza dei protagonisti. Il pretesto era – sempre e comunque – la lotta per rendere più efficiente la scuola: il risultato era – sempre e comunque – un grande carnevale, con grotteschi corsi alternativi che non riuscivano a nascondere l'obiettivo vero che era quello di prendersi una più o meno lunga vacanza fuori stagione, più trasgressiva delle vecchie gite scolastiche.
Con gli insegnanti cacciati dalla scuola, e quindi liberi da ogni controllo (ma con la compiacenza dei genitori, convertiti dal Sessantotto e dalle sue parole d'ordine).
Ora si cambia musica. Chi sommerà più di un quarto di assenze sul totale delle giornate e delle ore previste nel calendario scolastico, sarà bocciato. Come chi prenderà cinque in condotta. Nel computo delle assenze figureranno anche i giorni di occupazione (con la doppia “c”, tanto per capire che il vento è cambiato).
Qualcuno storce la bocca, sostenendo che i problemi della nostra scuola – inadeguata nei programmi, con i professori mal pagati e quindi disincentivati (o ignoranti: perché è chiaro che le basse retribuzioni allontanano dalla professione le menti migliori), con una didattica ferma alle regole della riforma Gentile – sono ben altri. Tutto vero, ma riaffermare il valore della disciplina degli studenti è un messaggio importante, che può aiutare a risolvere gli altri problemi, non a nasconderli.
È del tutto evidente che la presenza non garantisce l'attenzione alle lezioni, né lo studio. Ma è una premessa indispensabile. Lo stesso ragionamento vale anche per i dipendenti pubblici che si sentono perseguitati da Brunetta. Si può rispettare l'orario, e nascondere la settimana enigmistica sotto una pratica urgente. Ma è indiscutibile che chi timbra il cartellino e poi va a fare shopping nei dintorni non produce, anche se non fa i cruciverba. Lo stesso vale per la scuola.
Un umorista inglese scrisse una volta: «Il lavoro mi piace, mi affascina. Potrei starmene seduto per ore a guardarlo». Lo stesso vale per lo studio. I fannulloni si trovano dappertutto, e in tutte le età. Scovarli non è sempre agevole. Ma quando non timbrano il cartellino è doveroso colpirli.