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Il 2009 dell'Iran finisce tra morti in piazza e le proteste dell'Occidente

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Civiltà )( BarbarieKrauthammer: "Un anno sprecato"
di Marco De Palma
Tratto da L'Occidentale il 28 dicembre 2009

Se è vero ciò che scrive il sito di opposizione Jaras, cioè che le forze di polizia iraniane avrebbero iniziato a rifiutarsi di sparare contro i manifestanti che protestano in piazza (voci incontrollate parlano di 5 morti tra i dimostranti del movimento verde e svariati feriti tra gli agenti della sicurezza), sarebbe un ulteriore conferma che il 2009 è stato l’anno della grande rivolta contro il regime clerico-fascista di Teheran, ed avrebbe potuto essere di conseguenza il momento storico più propizio per un eventuale intervento dell’America e dei Paesi occidentali. Invece lo ricorderemo come l’anno della “mano tesa” di Obama ad Ahmadinejad, del decollo nucleare di Teheran e dunque del tradimento della rivoluzione verde, come ha scritto alla fine della settimana scorsa Charles Krauthammer sul Washington Post.

Dallo scorso giugno, le piazze iraniane si sono mobilitate in una serie di continue manifestazioni per denunciare i brogli elettorali, da quella, massiccia, del 15 giugno (20 morti nei giorni successivi), alle proteste delle ultime ore. Gli studenti e i giovani si sono ribellati, il dissenso è penetrato nell’establishment, il regime ha iniziato a perseguitare anche gli oppositori politici e gli ayatollah dissenzienti – dall’ex presidente Rafsanjani al leader ormai superato Mussavi (ieri suo nipote Ali è stato ucciso durante gli scontri), fino al divieto di manifestare imposto ai funerali del defunto Montazeri – ma il presidente Obama non ha fatto granché per favorire i verdi o gli ambienti conservatori che si oppongono alla Guida suprema Khamenei. Adesso forse qualcosa cambierà, almeno a parole. L'amministrazione ha denunciato la "ingiusta soppressione di civili da parte del governo iraniano", e il portavoce del National Security Council, Mike Hammer, ha detto che "la speranza e la Storia sono dalla parte di chi persegue in modo pacifico i propri diritti universali, e tra questi ci sono gli Stati Uniti", una frase che però non aggiunge molto di più nel cuore di chi sta manifestando a Teheran.

“Abbiamo perso un anno – rileva Krauthammer – ma non è stato un anno qualsiasi. E’ stato un anno di occasioni spettacolari che sono andate sprecate”. Tanto più che la dissuasione diplomatica messa in atto per contenere il programma nucleare iraniano, attualmente, può essere riassunta dalle dichiarazioni di Ahmadinejad, “continueremo a resistere” fino a quando gli Usa non si saranno sbarazzati delle loro 8. 000 testate nucleari. Nel 2009 l’Iran ha proseguito nell'arricchimento dell'uranio e con i test missilistici, fingendo ogni volta di dialogare con l’Occidente. La Casa Bianca ha taciuto o usato parole riluttanti sia sul comportamento dei negoziatori iraniani sia sulla repressione interna del regime, e adesso - mentre la Clinton e Gates fanno la voce grossa - si preparerebbe un viaggio del vicepresidente Kerry a Teheran, per conferire legittimazione a “questi gangster”, come li chiama Krauthammer.

La strada resta quella di mettere al primo posto l’appoggio ai dissidenti, a chi manifesta e viene imprigionato. Nello stesso tempo spingere la comunità internazionale ad inasprire le sanzioni, tagliare i rifornimenti energetici di Teheran, fare pressione diplomatica sul regime. In alternativa, è logico pensare che gli attivisti dell’Onda si chiedano se Obama è con loro o contro di loro. Se aiuterà o meno il “cambio di regime”, l’unica vera speranza che resta all’Iran. Appoggiare la rivoluzione verde iraniana potrebbe innescare un movimento virtuoso destinato a riequilibrare anche gli assetti geopolitici dell’area compresa fra Afghanistan e Iraq, dal Libano a Gaza. In caso contrario prepariamoci a un 2010 “dominato dall’Iran”. Ma anche ad un possibile attacco preventivo di Israele sui siti nucleari iraniani.




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