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La condanna per «sovversione dello Stato». La comunità internazionale: liberatelo subito
di Daniele Zappalà
Tratto da Avvenire del 27 dicembre 2009
Ora dopo ora, non cessa la nuova ondata di biasimo internazionale riversatasi sulla Cina dopo la condanna a 11 anni di prigione del dissidente Liu Xiaobo, 53 anni, celebre firmatario del manifesto di protesta noto come 'Charta 08'. Scrittore ed ex professore universitario già incarcerato dopo le repressioni del 1989, Xiaobo era comparso in aula mercoledì scorso per «sovversione del potere dello Stato» e il verdetto di condanna, legato proprio all’impegno del dissidente per promuovere la “Charta 08”, è poi giunto venerdì, nel giorno di Natale.
Le reazioni della comunità internazionale non si sono fatte atten- dere, a cominciare da quelle americane. Un segretario dell’ambasciata statunitense in Cina, Gregory May, si è espresso subito dopo il verdetto all’esterno del tribunale di Pechino, per rinnovare al governo cinese la richiesta di Washington di «liberare immediatamente» Liu. Il diplomatico ha ricordato per primo che «perseguitare degli individui perché hanno espresso in modo pacifico il loro punto di vista politico è in contraddizione con le norme riconosciute a livello internazionale dei diritti umani». Poco dopo, un comunicato diramato a Washington ha aggiunto che Liu «ha operato pacificamente per la concretizzazione di un processo democratico in Cina».
Agli sgoccioli della propria presidenza di turno europea, anche Stoccolma ha lanciato una stoccata, a nome di tutta l’Unione europea, nei confronti di una condanna che «suscita inquietudini sul rispetto della libertà d’espressione e del diritto a un processo equo in Cina». Lo stesso comunicato biasima il «carattere sproporzionato» della condanna. Fra i membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, la Francia ha invece voluto ricordare «alle autorità cinesi i loro impegni nel quadro del dialogo con l’Unione europea sui diritti dell’uomo». Ben più energica è parsa la reazione tedesca di Angela Merkel, «costernata» dalla condanna.
A esprimersi a nome delle Nazione Unite è stata soprattutto Navi Pillay, l’Alto commissario ai diritti umani, denunciando un «esito spiacevole» che mette in ombra i «recenti impegni della Cina per proteggere e promuovere i diritti dell’uomo».
Molte voci hanno giudicato per nulla casuale il fatto che la condanna sia giunta nel giorno di Natale. Una circostanza talora interpretata come un tentativo cinese di ’sbarazzarsi’ di una voce particolarmente scomoda sotto l’ombra dei clamori festivi di fine anno.