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di Giuseppe Tassi
Tratto da Colpi di tacco - il blog di Giuseppe Tassi il 12 novembre 2009
Lo Zecchino d'oro senza Mago Zurlì è come dire miss Italia senza Enzo Mirigliani o il Rischiatutto senza il compianto Mike Bongiorno.
Nell'Italia televisiva ricca di vegliardi intramontabili e povera di idee, Cino Tortorella (il vero nome di Mago Zurlì) calza a pennello. Fino al 1972 ha calcato le scene dell'Antoniano di Bologna con i capelli intrisi di polvere d'argento, la calzamaglia nera e il fare suadente. Era l'amico dei bambini, il primo confidente dei cantanti in erba, nonchè l'inventore della manifestazione che ha fatto divertire e sognare intere generazioni, trasformando l'Antoniano di Bologna in un marchio televisivo da rivendere nel mondo. In anni più recenti 'Mago' Tortorella ha deciso di vestire abiti borghesi, di apparire con le rughe e i capelli bianchi, segni indubitabili dell'età che avanza.
Ma alla sua creatura è rimasto attaccato come il mollusco allo scoglio, non ha mollato di un centimetro, rivendicando il brevetto, l'idea meravigliosa che ancor oggi è viva e vegeta. Neppure un infarto lo fermò prima dell'edizione 2007. Tortorella si riprese e si presentò regolamente al suo posto sul palco del cinquantenario.
Oggi fra gli squittii di Veronica Maya e Paolo Conticini, prresentatori confermati per l'edizione numero 52, la sua presenza è diventata ingombrante, in Rai glielo hanno fatto capire e lui non ha gradito. A 77 anni (è nato il 27 giugno 1932) rivendica il diritto ad apparire ancora, a restare vicino alla sua creatura e si è inalberato quando nessuno ha fatto il suo nome alla vetrina ufficiale del programma.
Dietro, purtroppo, c'è una storia figlia dei nostri tempi. Mago Zurlì ha capito di essere sopportato a malapena, ha visto la Rai accaparrarsi trasmissioni da lui ideate e prodotte dall'Antoniano (come ''La Festa della mamma'') e così ha denunciato i frati bolognesi, colpevoli di essersi fatti scippare quelle produzioni che potrebbero tenere in vita decorosamente il polo televisivo bolognese, oggi a rischio di soppressione.
Insomma una brutta storia figlia dei nostri tempi, segnati dal veleno dei rapporti umani e dalle ombre lunghe della crisi. Il Mago dello Zecchino si sente rottamato e il direttore dell'Antoniano, frate Alessandro Caspoli, non può far altro che seguire le indicazioni dei suoi legali. Ma pare che sia in corso un'azione diplomatica per ricucire il rapporto con Tortorella. L'ex Mago non chiede una lira per prestare il suo contributo e la sua presenza istituzionale. E se il can can giudiziario aiuterà l'Antoniano a sopravvivere alla crisi, la pace sarà firmata con una canzonetta.