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*Non solo padre Brown: un grande saggista che l’Italia ha oscurato

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di Fulvio Panzeri
Tratto da Avvenire del 18 ottobre 2009

Chesterton è uno dei 'grandi' della letteratura europea, che però ha sofferto, nel nostro paese, di un curioso equivoco, quello di essere considerato alla stregua di un semplice 'giallista', con un di più rispetto alla norma, quel sottilissimo humor che lo rendeva assai diverso dai canoni consolidati del genere.

Un equivoco forse involontariamente aumentato dalla televisione e dal grande successo popolare che il suo Padre Brown aveva avuto nella stagione d’oro degli sceneggiati. E per tanto tempo Chesterton è stato associato unicamente all’immagine di quel suo prete, tanto stravagante, quanto acuto nel guardare nelle anime della gente, da riuscire a risolvere casi inquietanti.

L’editoria, quella importante, non ha fatto nulla, o semplicemente poco, per aiutare il riconoscimento completo di un grande autore come Chesterton, che ora sembra avere ritrovato una nuova fervida stagione, visto l’interesse che la piccola editoria sta dimostrando nei confronti della sua opera.

Una fortuna editoriale quella dell’autore inglese decisamente saltuaria, nel nostro Paese, forse perché la cultura laica invece di guardare ad un’integralità del pensiero di Chesterton, ha preferito restare indifferente, lasciando che l’autore si collocasse unicamente nell’area di matrice cattolica. E’ mancata la consacrazione come 'autore alto' e di conseguenza una considerazione minoritaria che ha impedito gli fosse attribuita la dimensione di 'classico'. La dice lunga, in questo senso, il fatto che non sia reperibile in libreria, né un 'Meridiano Mondadori', né un 'Classico Bompiani' (che tra l’altro pubblica l’autore nella collana economica) che riunisca le opere e le inquadri criticamente.

Forse l’ora di un riscatto è arrivata, anzi questi anni sembrano tornati favorevoli ad un ritorno d’attenzione verso il mondo chestertoniano, soprattutto da parte della piccola editoria che, ha proposto libri mai tradotti in Italia, come nel caso dei suoi articoli giornalistici (Excelsior 1881) o ripreso i suoi ritratti di santi (Lindau), ma ha anche avviato un progetto della casa editrice Morganti di riflessione critica sulla sua opera, concretizzato in una riproposta integrale attraverso nuove e più aggiornate traduzioni.

Un segnale positivo che viene confermato anche da Raffaelli editore che porta in Italia un piccolo gioiello poetico, mai tradotto in Italia, La ballata del cavallo bianco, un libro che C. S. Lewis consigliava di leggere ai suoi giovani lettori e che prende le mosse dalla Valle del Cavallo Bianco, luogo nel quale il leggendario re Alfred aveva sconfitto gli invasori danesi nel nono secolo. La figura di Re Alfred, nella sua essenza che oscilla tra la leggenda e il mito, diventa per Chesterton una sorta di ideale della perfezione, quella che riesce a riunificare la fede e la ragione, in virtù della forma della grazia, nucleo tematico che è centrale nell’opera di Chesterton. E’ un grande poema, scritto nel 1911, che ci fa scoprire un’altra 'arte' del mondo di Chesterton e che, tematicamente, mette uno di fronte all’altro due uomini che hanno una forza epica, Alfred, l’uomo che agisce in nome della vita e Guthrum, che obbedisce al senso della distruzione e si fa strumento della morte. Ed è soprattutto un libro di una impressionante attualità, in quanto travalica il contesto storico, in quanto Alfred, come scrive Chesterton, ha potuto sopravvivere al pari di Artù, Orlando e «altri giganti di quell’oscurità, perché combatterono per la difesa della civiltà cristiana contro l’annichilimento portato dai barbari». Ha ragione, Marco Antonellini, nell’introduzione al libro, tradotto con grande cura da Annalisa Teggi, quando scrive: «Ciò che maggiormente colpisce in Chesterton, che è esattamente ciò che non lo farà passare mai di moda, è il modo con cui egli si poneva di fronte agli altri. Davanti a coloro che brandivano una verità costruita da mani d’uomo, egli porgeva la Verità tutt’intera che un giorno l’aveva avvinto».




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