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***Pascutti: «Bologna, un amore che vale cento scudetti»

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I 100 anni degli emiliani visti dalla bandiera dell’ultimo scudetto: «Bulgarelli e Haller veri fuoriclasse. Bernardini, intellettuale in panchina Il doping del ’64? Un brutto scherzo...»
di Massimiliano Castellani
Tratto da Avvenire del 2 ottobre 2009

Se il Villani, il trombettiere storico del Dall’Ara, oggi scendesse un attimo a festeggiare i cento anni del Bologna, non potendo omaggiare Giacomo Bulgarelli che è volato lassù a fargli compagnia, si alzerebbe in pie­di e squillante griderebbe: «Onorevo­le Ezio Pascutti, salute!». Il Bologna fa 100 anni (è nato il 3 ottobre 1909), lui, l’Ezio, ultima vera bandiera, ne ha 72. Per tutta la gente della “Dotta”, è sem­plicemente

l’alasinistra. La testina d’o­ro che ha inventato il gol a tuffo d’an­gelo. «E il più bello - ricorda -, l’ho fat­to al mio Tarcisio. A Burgnich: in un Bologna-Inter 3-2 del 1966». Razza “furlana” Pascutti, proprio come il Bur­gnich: «Lui di Ruda, io di Morteglia­no». Il calcio per l’Ezio, ultimo di una fami­glia di tre maschi, era una voglia mat­ta da ragazzino, poi si è trasformato in riscatto. «È stato un modo per arriva­re dove non hanno potuto i miei due poveri fratelli. L’Enea era forte quanto me, doveva finire all’Inter, poi invece lo prese il Chieti, ma si fece male e ab­bandonò il calcio. Per campare, come tanti del mio paese, emigrò in Canada. Quando tornò era malato, è morto a 38 anni. L’Enea mi ha dato il consiglio più prezioso: “Ezio - mi disse -, impa­ra a giocare con il piede mancino, per­ché da noi d’ala sinistra c’è rimasta Carapellese...». Così il piccolo Ezio co­minciò ad esercitarsi con il sinistro con stop e tiro sul muro di casa.

Un giorno, mentre metteva in pratica la lezione di Enea, i tedeschi fecero ir­ruzione e arrestarono l’altro fratello, Paride. «Lo deportarono in un campo di concentramento in Germania. Quando tornò non era più lui. Lassù i nazisti l’avevano riempito di botte. Si rinchiuse nella sua stanza, si mise a let­to e in poco tempo si lasciò morire...». La Guerra era finita, ma non nel cuo­re di mamma Ermelinda, la bidella di Mortegliano. In mezzo al petto ha por­tato conficcate, fino all’ultimo giorno, due croci di legno, con i nomi dei figli, che sembravano uscite dalla falegna­meria di papà Attilio. Un dolore inar­restabile che almeno in parte l’Ezio ha provato a rendere più lieve sfondando con il calcio e dando l’anima per la ma­glia rossoblù: dal 1954 al ’69 (trecento partite e 130 gol). «Ho avuto due gran­di amori, il Bologna e mia moglie E­manuela, che mi ha dato nostra figlia Alessia: il prossimo marzo festeggia­mo le nozze d’oro». La metà degli an­ni di questo Bologna, con il quale con­quistò lo storico scudetto del ’64, quel­lo dello spareggio dell’Olimpico con­tro l’Inter e delle accuse infamanti di doping. «Quella storia fu un brutto scherzo, qualcuno aveva manomesso le nostre provette a Coverciano. Non si è mai saputo con certezza chi fosse sta­to. Si è sempre sospettato di Gipo Via­ni, forse c’era rimasto male quando an­dammo a San Siro e battemmo il suo Milan staccandolo dalla lotta per lo scudetto. Io a Viani devo pure molto, mi fece debuttare in serie A e poi in Na­zionale, ma chissà...».

Quel Bologna del ’64 tornò a far tre­mare il mondo, grazie alla splendida regia di Bulgarelli e i gol preziosi del’a­lasinistra. «Quella squadra aveva due fuoriclasse, il mio “fratello” Giacomino Bulgarelli e il “tedesco” Haller. Ma so­prattutto c’era un allenatore fantasti­co come Bernardini, un intellettuale prestato al pallone. Non ci diceva mai niente prima della partita, poi si en­trava negli spogliatoi e le maglie erano lì pronte e la formazione bella e fatta per andare a vincere... Nessun mugu­gno chi stava fuori, massimo rispetto per i compagni e per gli avversari, mi­ca come adesso che ’stì ragazzi sem­bra che li mandano in guerra alla do­menica...

». Eppure nonostante il massimo rispet­to per gli avversari oltre che per i gol a tuffo d’angelo, Pascutti per tutta la vi­ta è stato marchiato come “attaccabri­ghe”. Colpa di una partita con la Na­zionale, un ottobre molto rosso del ’63: l’amichevole più politica che calcisti­ca con tanto di delegazione del Pci at­terrata a Mosca con gli azzurri, per as­sistere a un Urss-Italia in cui Pascutti si fece espellere. «Un terzinaccio, Du­binsky, mi aveva colpito ripetutamen­te e io a un certo punto mi girai e gli die­di una spinta... Espulso. I giorni se­guenti, fu un linciaggio vergognoso che poi è continuato negli anni. Zazzaro­ni tempo fa si permise di dire in tv: “Se per lo sputo al danese Totti doveva es­sere squalificato, allora Pascutti quel­la volta in Russia doveva finire in gale­ra... ”.

La storia vera è un’altra e quella rico­nosce Pascutti come l’alasinistrache ha ancora la lealtà e la grinta di quan­do scendeva in campo con la maglia numero “11”. «Sono nove anni che combatto contro la leucemia, ma la fa­miglia, la passione per il calcio e per questa squadra, mi fanno sentire vivo. E poi c’è questa mia città, Bologna, che mi vuole bene. La gente che incontro per strada, me lo ricorda ogni giorno e l’amore delle persone vale quanto cen­to scudetti».

Oggi al Dall'Ara: sfilata di tutte le vecchie glorie

I grandi campioni del passato e del presente, da Roberto Baggio a Roberto Mancini, i più noti cantanti della città, da Lucio Dalla a Gianni Morandi fino a Luca Carboni, i tifosi della “curva Bulgarelli”, le autorità e i cittadini. Saranno loro i protagonisti delle oltre 8 ore di festa che oggi andranno in scena dalle 15.30 fino a mezzanotte allo stadio Dall’Ara di Bologna, per festeggiare i 100 anni del Bologna Football Club. Domani mattina infine nella Cattedrale di San Pietro, il cardinale Carlo Caffarra celebrerà una Messa commemorativa per il centenario del club emiliano.




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