- Home
- Miradouro.it
- Ambiti
- Sezioni
- Argomenti
- Serie di articoli
- Contenuti speciali
- Links

L’ingresso nel Pd di Englaro sulla linea di Marino
di Domenico Delle Foglie
Tratto da Avvenire dell'1 agosto 2009
Sino all’ultimo istante abbiamo sperato che non accadesse.
Soprattutto noi che, pur non condividendone alcuna scelta, su queste colonne – checché si sia scritto e detto – non abbiamo mai rivolto una parola aspra nei confronti di Beppino Englaro, consci come eravamo che il papà della povera Eluana avesse già sofferto tanto e che non dovessero essere le nostre parole e i nostri giudizi a procurargli un sovrappiù di dolore.
Ma vederlo ora scendere in campo da politico, e dichiarare la sua adesione al Pd, la scelta a favore del senatore Ignazio Marino nella corsa alla segreteria del Partito democratico e l’intenzione di correre per la segreteria regionale dello stesso partito in Friuli, ci autorizza a dire qualcosa. La scelta politica, infatti, chiude il cerchio del suo impegno pubblico di questi anni in modo eloquente, e getta su di esso una luce cruda. Certo, Englaro non ha seguito da subito la strada già battuta da Maria Antonietta Farina Coscioni che ha accettato una candidatura politica che l’ha catapultata nell’aula della Camera, nel Pd in quota radicale. Né vanta una delega in un Municipio come Mina Welby. Però si fa fatica a dimenticare la sua solenne promessa di non fare politica, di non candidarsi.
«Non lo farei mai – dichiarava al Corriere della Sera il 21 febbraio scorso, a pochi giorni dalla morte di Eluana – neppure se tornasse il grande partito socialista».
Englaro ha invece rotto gli indugi e si è schierato con Marino nella battaglia congressuale del Pd, attribuendo alla propria posizione una cifra precisa: combattere all’interno del Partito democratico in nome di una certa idea di laicità declinandola, a partire dal fine vita, nel segno dell’autodeterminazione assoluta.
Una bella grana per il Pd che si ritrova a dover fare i conti con una corrente interna superlaicista. Basti pensare che a fianco di Marino ed Englaro corre anche l’avvocato milanese Vittorio Angiolini (candidato alla segreteria lombarda del Pd) che ha avuto un ruolo cruciale nella tormentata vicenda giudiziaria di Eluana.
Se si indaga nell’orizzonte culturale della cordata Marino-Englaro, si scopre allora come costoro intendano la laicità e come declinino i diritti civili. È stato lo stesso senatore e medico a inscrivere fra i diritti civili anche quel «diritto di morire» che non trova alcuno spazio nella Costituzione italiana, per non parlare della sua radicale inconciliabilità con il deposito secolare dell’antropologia che ha permeato l’Italia e l’intera civiltà occidentale.
È bene ricordare, infatti, che con la scelta effettuata da Englaro padre di sospendere l’idratazione e l’alimentazione ad Eluana, di fatto sì è realizzata una forma di eutanasia passiva, che tale rimane a dispetto di ogni decreto autorizzativo. Se questo è l’orizzonte della laicità – francamente anti-umano – nel quale intende muoversi Englaro politico, certamente si sarà già messo in conto che nei confronti di tale linea emergerà una forte opposizione sociale e culturale. E questo avverrà, anche nello stesso Pd, visto che proprio sul fronte antropologico in quel complesso partito sono ancora aperti un faticoso laboratorio e un cruciale dibattito.
Sicuramente non lo aiuterà la definizione di 'eroe civile' che Ignazio Marino gli ha attribuito pubblicamente. La scelta di porre termine alla vita di Eluana è ancora oggi per tanti – un popolo intero – un abisso di disumanità. E dunque la decisione di proporla come un modello politico è, a dir poco, un azzardo. La «discesa in campo» di Englaro ha, insomma, i caratteri di una vera e propria distorsione politica, orientata a rafforzare il partito italiano dell’eutanasia e destinata, perciò, a produrre ulteriori lacerazioni. Ma a chi giova scavare sempre nuovi fossati con il Paese reale su un tema sensibile come quello della fine della vita?