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*Biagi, l'attualità del suo pensiero

Versione adatta alla stampaVersione adatta alla stampaMarco Biagi di Francesco Riccardi
Tratto da Avvenire del 18 marzo 2009

Sette anni dopo l’assassinio di Marco Biagi, che ne è del suo pensiero? Al di là delle polemiche feroci e ingiustificate, le analisi e le intuizioni del giuslavorista bolognese restano valide?

Quanto della sua elaborazione intellettuale è ancora presente nel dibattito italiano? Se si prende quest’ultimo interrogativo come metro di analisi ci si accorge con soddisfazione che l’obiettivo forse primario della Brigate Rosse – annientare assieme all’uomo Marco soprattutto le idee 'rivoluzionarie' di Biagi in termini di ridisegno dei rapporti fra capitale e lavoro – è fallito. E non solo perché quelle stesse idee camminano sulle gambe di quanti collaborarono con lui in diversi ruoli, ma soprattutto perché il pensiero di Biagi 'pedala' da solo, mostrando ancora intera la propria attualità e trovando molti punti di contatto con proposte analoghe che animano – tanto nel centrodestra quanto nel centrosinistra – il dibattito intorno al lavoro di questi ultimi mesi. Per rendersene conto è sufficiente rileggere gli scritti di Marco Biagi e alcune indicazioni-chiave contenute nel Libro bianco elaborato nel 2001 (co-firmato da Maurizio Sacconi, assieme a Carlo Dell’Aringa, Natale Forlani, Paolo Reboani e Paolo Sestito).

LO SCIOPERO VIRTUALE
Il caso più evidente è quello delle norme appena approvate dal Consiglio dei ministri sulla regolamentazione del diritto di sciopero nel settore dei trasporti.

Le linee guida sono già tutte evidenziate appunto nel Libro bianco: «Nell’ambito della nozione di 'raffreddamento' del conflitto appare utile sperimentare l’istituto del referendum, come preventivo accertamento della volontà di tutti coloro che verrebbero chiamati a scioperare dai promotori del conflitto e come condizione quindi per la legittima proclamazione dello sciopero – si legge –. L’ indizione del referendum – almeno in forma consultiva, senza quindi coinvolgere la questione della titolarità alla proclamazione e all’esercizio dello sciopero – potrebbe essere proposta dai soggetti interessati alla promozione dello sciopero, congiuntamente o disgiuntamente.

Del pari interessante sarebbe la sperimentazione di forme di sciopero virtuale e/o solidale, prevedendo azioni di protesta che, pur comportando il sacrificio economico di ambedue le parti, non producano la sospensione o l’interruzione del pubblico servizio. L’ammontare del sacrificio/danno economico sopportato dalle parti potrebbe essere devoluto ad un fondo gestito bilateralmente dalle parti e la cui utilizzazione verrebbe da esse concordata». È interessante notare anche come il senatore del Partito democratico Pietro Ichino e l’ex ministro del Lavoro Tiziano Treu sempre del Pd, avessero in precedenza presentato un disegno di legge a riguardo. Riconoscendo esplicitamente nella premessa che «il primo a scrivere di sciopero virtuale» fosse stato «Marco Biagi in un articolo sul Sole 24 ore del 13 giugno 1997». Quell’intuizione di dodici anni fa, insomma, è ancora in campo e su di essa si esercitano entrambi gli schieramenti politici, pur con le dovute differenze.

IL MERCATO DEL LAVORO
È un po’ quel che accade pure sul tema cruciale del nostro mercato del lavoro. Come coniugare da una parte la massima inclusività con una più efficace flessibilità. E soprattutto: come evitare la divisione fra tutelati e no, fra chi è dentro la cittadella fortificata dei diritti e chi ne resta ai margini.

Marco Biagi, prima ancora di progettare la legge che porterà il suo nome (approvata dopo il suo assassinio) aveva già immaginato un nuovo 'Statuto dei lavori' che ridisegnava il sistema delle tutele attraverso una serie di «cerchi concentrici»: dai diritti fondamentali per tutti a garanzie via via crescenti a seconda della specificità e dell’età del lavoratore.

Era il 1997 (si veda l’articolo sotto) e Marco Biagi era il consulente giuridico del ministro Treu nel primo governo di Romano Prodi: Rifondazione comunista alzò le barricate e il progetto rimase sulla carta. Ancora nel Libro bianco, poi, si legge: «... il processo di riallineamento o rimodulazione delle tutele caratteristiche del lavoro subordinato riguarderà anche il profilo della stabilità dell’occupazione. A tal proposito si potrebbero ipotizzare per alcune categorie di lavoratori e/o per determinate tipologie contrattuali, meccanismi di tipo risarcitorio ovvero garanzie crescenti a seconda dell’anzianità di servizio continuativo del lavoratore». E ancora: «Occorre incentivare convenientemente il ricorso al contratto di lavoro a tempo indeterminato, così da incrementarne l’uso, evitando, nel contempo, che si diffondano forme di flessibilità in entrata per aggirare i vincoli o comunque le tutele predisposte per la flessibilità in uscita». Anche se Marco Biagi non pensava a un’unica tipologia contrattuale quanto piuttosto a tutele indipendenti dal tipo di contratto, sono molti i punti in comune con le ultime proposte emerse nel dibattito. Come il «nuovo contratto per tutti» immaginato da Tito Boeri e Piero Garibaldi, che prevede 3 anni iniziali nei quali il lavoratore dipendente a tempo indeterminato può essere licenziato dietro risarcimento monetario, mentre la protezione dell’articolo 18 scatterebbe solo successivamente. E soprattutto come il progetto di «contratto unico», firmato ancora da Pietro Ichino, nel quale si ipotizza, dopo 6 mesi di prova, la tutela dell’articolo 18 solo per i licenziamenti discriminatori, mentre per quelli dovuti a cause economiche scatterebbero indennità monetarie crescenti a seconda dell’età del lavoratore, accompagnate da congrue assicurazioni contro la disoccupazione, basate anche sul concorso degli enti bilaterali.

AMMORTIZZATORI PER TUTTI
E così si arriva a un altro tema caldo del momento, già ampiamente indicato da Biagi. «La seconda esigenza comporta il passaggio da una molteplicità di strumenti ad un regime assicurativo di protezione dal rischio di disoccupazione unitario per tutti i lavoratori dipendenti (ed assimilati) che abbiano, senza colpa e non per propria iniziativa, perduto un posto di lavoro e che ne stiano attivamente cercando un altro – si legge sempre nel Libro bianco –. Coerentemente con l’approccio generale (...) nulla vieta che ad un regime unico che fornisca una protezione ragionevole ma contenuta si sovrappongano, per autonoma decisione degli interessati e senza alcun onere per la finanza pubblica, schemi a carattere mutualistico-settoriale (...) tramite gli enti bilaterali». Si delinea insomma proprio quella riforma degli ammortizzatori sociali realizzata solo in minima parte negli scorsi anni e che oggi è l’opposizione in particolare a rivendicare, mentre la maggioranza sostiene la necessità di procedere per ora alla semplice estensione degli strumenti esistenti. Biagi aveva già segnalato però anche altre esigenze, in parte sancite sulla carta ma non sempre realizzate nella prassi. A cominciare dal fatto che «il disegno di prestazioni e contribuzioni sottolinei la natura assicurativa degli ammortizzatori.

Queste ultime debbono essere strettamente connesse con le prime, il cui importo non deve esser tale da disincentivare la ricerca di lavoro, dovendosi prevedere precisi limiti al ricorso continuato o ripetuto nel tempo alle prestazioni (...) – è scritto nel Libro bianco –. L’erogazione di qualunque forma di 'ammortizzatore sociale' dovrà preventivamente basarsi su un’intesa con il percettore affinché questi ricerchi attivamente un’occupazione secondo un percorso anche di natura formativa e che eventualmente potrà vedere il coinvolgimento di operatori ed intermediari privati, da concordare preventivamente con i servizi pubblici per l’impiego». Si tratta di esigenze e obiettivi recepiti anche nel Protocollo sul Welfare, firmato dal governo Prodi con i sindacati, nel quale si indica lo strumento del «patto di servizio» come condizione per ricevere i sussidi.

Necessità ribadita e precisata meglio, infine, anche negli ultimi provvedimenti assunti dal governo Berlusconi.

Sette anni dopo, il pensiero di Marco Biagi è più che mai vivo e offre ancora indirizzi operativi assai concreti.

Regolazione dello sciopero, ammortizzatori sociali e mercato del lavoro: le ricette contenute nel suo Libro bianco animano ancora il dibattito




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