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Lucetta Scaraffia
Tratto da Avvenire del 9 ottobre 2008
Si riparla di contratti di convivenza (questa volta con il nome musicale di Do- re- mi) e la questione di fondo si ripropone ancora una volta: queste forme contrattuali di riconoscimento delle convivenze minano l’istituzione famigliare?
Contribuisce a questa riflessione un interessante saggio del giurista francese Jean- François de Montgolfier sulla rivista «Commentare» («Du Pacs au mariage et retour») che analizza le conseguenze di dieci anni di Pacs in Francia. I dibattiti accesi di dieci anni fa si sono spenti, e la nuova formula contrattuale non si è imposta come strumento polemico o alternativo, ma piuttosto come un nuovo modo di vivere la coniugalità, con una logica e dispositivi propri. Certo, non c’è dubbio che l’evoluzione del nuovo istituto tende a trasformarsi avvicinandosi al matrimonio, ma rimane ferma l’idea di un contratto che mantiene delle proprietà particolari, come la leggerezza e la facilità di scioglimento. È proprio su questo che insiste l’autore: il matrimonio invece non è un contratto, ma un’istituzione che non appartiene agli sposi.
Quindi solo un giudice può sciogliere l’unione, perché il matrimonio è istituito per difenderla, e quindi per definirne l’indisponibilità.
Per cui «il matrimonio – scrive Montgolfier – è un dispositivo di norme che resistono alla libera individualità dell’uomo moderno». Se le somiglianze, grazie agli aggiustamenti legislativi, si sono fatte sempre più numerose, le differenze riguardano soprattutto l’aspetto simbolicogiuridico: l’assenza di rituale dei Pacs, firmati in privato, l’assenza di legami fra i membri delle famiglie dei due contraenti, la negazione del diritto di adozione, e soprattutto la natura strettamente temporanea. Il matrimonio è concepito come un’unione definitiva, cioè per resistere ai tentativi di dissoluzione, mentre il Pacs è previsto a tempo, e le regole di separazione si limitano a liquidare il passato e non, come nel matrimonio, anche ipotecare il futuro. Il contratto sarà sciolto, non ne resterà niente. Anche se oggi il Pacs sembra attirato dal matrimonio, e vuole far di tutto per somigliargli, non diventerà mai un’istituzione. Esso incarna, molto più del matrimonio, gli ideali di eguaglianza e libertà nella loro accezione moderna e sta diventando un modello per il matrimonio, come dimostra la procedura abbreviata per il divorzio che si è imposta.
Al contrario del matrimonio, che è costruito sull’ordine pubblico della famiglia e l’indisponibilità della persona, il Pacs si fonda su una concezione privata della coppia. La coppia non appartiene che ai partner: la modernità del Pacs è la sua privacy, il suo restare dissimulato nella vita privata. Il matrimonio invece è un evento sociale che affida la coppia alla società, che ne consacra l’esistenza. Proprio per questo, per la loro aderenza al modello più moderno, i Pacs sono in aumento continuo nelle coppie eterosessuali, mentre i matrimoni diminuiscono.
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