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Alpenvorland, quando ogni arbitrio era permesso

Versione adatta alla stampaVersione adatta alla stampacopertina di Vincenzo Calì

Tratto dal sito Corriere del Trentino del 18 dicembre 2005

Se si vuole avere un'idea precisa del "nuovo ordine" che il nazismo voleva imporre all'Europa conviene munirsi di una lente di ingrandimento e andare ad esaminare una realtà particolare, come fa Lorenzo Baratter con il suo ultimo bel lavoro. Dagli avvenimenti che si susseguirono nel microcosmo dolomitico fra l'8 settembre del 1943 e i primi del maggio del 1945 trova conferma quella definizione del nazionalsocialismo come "caos organizzato" che già agli inizi degli anni quaranta del secolo scorso dava lo studioso della scuola di Francoforte Franz Neumann: "un non-stato, che ha soffocato i diritti e la dignità dell'uomo", incarnazione di Behemoth, il mostro biblico signore del deserto.

Per diciotto mesi, nella zona di operazioni militari delle Prealpi, denominata Alpenvorland dai nazisti (le attuali provincie di Trento, Bolzano, Belluno) è un confliggere continuo di poteri all'interno della linea di comando nazista, tra la Wehrmacht, la Gestapo e il Gauleiter Franz Hofer, e fra questa e l'alleato fascista repubblicano, che velleitariamente rivendica ancora una sovranità italiana sulle tre provincie ormai di fatto annesse al Grande Reich germanico. Ogni arbitrio in quel contesto era di fatto permesso; sulla base di un'ampia bibliografia e di ricerche dirette sul campo Baratter documenta le conseguenze che tutto ciò ebbe sulla popolazione civile, prima vittima di ogni guerra e di quella guerra in particolare che, in quei mesi, venendo ormai percepita come irrimediabilmente perduta dalla Germania, veniva da questa rabbiosamente condotta senza alcun riguardo alla convenzione di Ginevra, procedendo all'arruolamento forzato di giovani in età di leva nei territori occupati, come nel caso del Corpo di Sicurezza Trentino (CST) e comminando condanne a morte attraverso il tribunale speciale nazista di Bolzano.

Ampiamente documentato nel libro è anche il tributo di sangue pagato dai sudtirolesi che non vollero giurare fedeltà al Führer: i militi del battaglione "Brixen", per non avere giurato, furono mandati negli ultimi mesi di guerra al massacro sul fronte orientale. Nel libro l'autore torna sull'episodio di via Rasella, da lui già ampiamente trattato in passato, in cui trovarono la morte 33 soldati di una compagnia del battaglione "Bozen" e sulla rappresaglia che ne seguì con l'eccidio delle Fosse Ardeatine, nel lodevole intento di riportare alla memoria collettiva le storie individuali anche di quelle vittime dell'azione partigiana.

Lorenzo Baratter
Le Dolomiti del Terzo Reich
Mursia – 2005 – pp.376 – euro 24,00





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