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*Le Dolomiti del Terzo Reich

Versione adatta alla stampaVersione adatta alla stampacopertina Lorenzo Baratter
Le Dolomiti del Terzo Reich
Mursia – 2005 – pp.376 – euro 24,00

Diciotto pagine di note (purtroppo non a piè pagina) e sei di bibliografia danno il metro della documentazione di questo libro che, opera del ricercatore storico Lorenzo Baratter, traccia la storia delle attuali provincie di Trento, Bolzano e Belluno dall’inizio del secolo scorso fino al termine della Seconda guerra mondiale.

Intitolato "Le Dolomiti del Terzo Reich", è appunto di quest’ultimo periodo che Baratter approfondisce le vicende dei suoi conterranei. Dopo alcuni capitoli nei quali traccia il quadro storico e altri che descrivono il meccanismo fascista per eliminare l’identità tedesca e costruirne una italiana, il resto del volume descrive gli eventi dalla caduta del fascismo e la discesa in Italia dei soldati tedeschi in “soccorso” a Mussolini, quando il destino della regione cambia radicalmente, divenendo Zona di Operazioni sotto il comando di gerarchi nazisti, governanti dall’Austria.

Storia non tanto di un territorio ma del suo popolo, non si può non comprendere lo stato d’animo di persone sballottate da una cittadinanza all’altra, quando le dicerie dipingono entrambe le opzioni (per l’Italia o per la Germania) come scelte dolorose, senza ritorno e forse senza avvenire. Come se non bastasse anche “stando fermi” è il confine che si sposta, con l’arrivo dei tedeschi si diventa automaticamente, ovviamente, cittadini, o per meglio dire sudditi, del Terzo Reich. In un momento (siamo nel 1943) in cui c’è estremo bisogno di soldati, e l’arruolamento forzoso è tale per cui scappare vuol dire far patire i propri familiari in propria vece, sapendo che una volta scoperti si è certamente passati per le armi.

Saggio dal tono giornalistico, seppur estremamente documentato, riesce a raffigurare con precisione alcuni aspetti finora poco conosciuti della popolazione del Sud Tirolo, come la profonda fede cattolica che fa di alcuni di essi veri e propri martiri. Oppure l’estraneità all’ideologia del Terzo Reich, al punto di far considerare i soldati sudtirolesi chiaramente inferiori dagli ufficiali germanici che li comandano. Senza dimenticarne la caparbietà: esemplare è il caso di un intero reggimento di duemila uomini, il Brixen, che rifiutando di giurare fedeltà al Terzo Reich e a Hitler si condanna a diventare “carne da cannone” sul fronte orientale, contro l’Armata Rossa.

Approfondito è anche il capitolo sull’attentato di via Rasella, da cui si originò la strage delle Fosse Ardeatine, a Roma. Nella pochezza della storiografia ufficiale su questo argomento, la competenza e le ricerche di Baratter hanno modo di mostrare chiaramente chi erano le millantate SS uccise dai partigiani il 23 marzo 1944. Dopo aver letto questo capitolo, frasi come “Il reggimento Bozen, come tutte le SS composto da volontari vincolati dal giuramento a Hitler….” (http://www.romacivica.net/anpiroma/resistenza/resistenza3.htm) mettono sotto una luce diversa sia le vittime dell’attentato che la storiografia italiana, quella che ci ha accompagnato dal dopoguerra fino ad oggi. Diventa più difficile, se non impossibile, dipingere dei semplici riservisti, volontari coatti, generalmente arruolati forzatamente, considerati meglio dai cittadini romani che dai propri ufficiali, come appartenenti alle spietate SS. Senza dimenticare il fatto che, contrariamente a quello che era l’uso dell’esercito tedesco, nessuno del Bozen partecipò alle ritorsioni (i rastrellamenti e la strage vera e propria), per propria volontà, o per meglio dire per la propria Fede.







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