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Pdl: no alla legge sulle coppie di fatto

Versione adatta alla stampaVersione adatta alla stampaSollevazione della coalizione contro l’annuncio di Rotondi e Brunetta • Giovanardi: «Le urgenze sono altre, far fronte al calo della natalità» • Lupi: «Iniziativa che rischia di aprire una discussione inutile» • Saltamarini (An): «La nostra priorità sono gli interventi per le famiglie»
di Roberto I. Zanini
Tratto da Avvenire del 9 settembre 2008

«Abbiamo vinto le elezioni con un programma chiaro, che non prevede interventi in te­ma di coppie di fatto». Ieri nel Pdl si è assi­stito a una vera sollevazione contro l’an­nuncio di Gianfranco Rotondi e Renato Bru­netta di essere al lavoro per preparare una proposta di legge sulle unioni di fatto. Nu­merosi esponenti cattolici hanno secca­mente ribadito che non c’è posto in questa legislatura per una legge sulle coppie di fat­to. Mentre il Forum delle famiglie esprime­va tutto il suo sconcerto per «un’iniziativa che suscita perplessità e che riapre un capi­tolo sul quale perfino i più accesi sostenito­ri sembravano aver soprasseduto».

Non c’è posto e non c’è il tempo perché, per dirla col sottosegretario con delega alla fa­miglia Carlo Giovanardi, «le urgenze sono altre. Per il programma la famiglia è la co­munità naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna. Verso questa realtà devono essere indirizzate tutte le politiche che ri­guardano gli interventi necessari per far fronte al preoccupante calo della natalità e all’invecchiamento della popolazione».

Quella di Brunetta e Rotondi «è un’iniziati­va minoritaria che non rientra nelle priorità del Paese e rischia di aprire una discussione inutile della quale non c’è alcun bisogno», ha affermato Maurizio Lupi, vicepresidente del Pdl alla Camera. «I nostri elettori non capi­rebbero », hanno sottolineato Isabella Ber­tolini e il vicecapogruppo del Pdl al Senato Laura Bianconi. Per Barbara Saltamarini di An, «la nostra priorità sono gli interventi per le famiglie». Il vicecapogruppo alla camera Italo Bocchino ha aggiunto che «in Parla­mento non c’è una maggioranza per appro­vare una cosa del genere». Molto severi i giudizi nell’Udc. «Vista l’op­posizione nel Pdl – ha detto Maurizio Ron­coni – l’argomento è chiuso, ma rimane lo sgarbo dell’annuncio il giorno dopo il mo­nito del Papa ai politici cattolici, presente Berlusconi». Severo, sempre fra i centristi, anche Luca Volontè: «Prendiamo atto che nessun ministro ha preso le distanze da Bru­netta e Rotondi». A tagliar corto con le pole­miche e con i due ministri ci pensa il capo­gruppo del Pdl al Senato Maurizio Gaspar­ri: «La proposta sui 'dico' di Rotondi non ha futuro. È noto, infatti, anche al ministro per l’Attuazione del programma che la stes­sa non è in programma. Chi meglio di lui può confermarlo?».

Brunetta l’ha chiamata «una riflessione cul­turale ». Rotondi ha precisato che sarà «a co­sto zero per lo Stato». Entrambi hanno ripe­tuto in salse diverse che «l’iniziativa non coinvolge il governo... Stiamo lavorando a una proposta di legge da presentare alle Ca­mere in qualità di parlamentari, non come membri del governo». L’idea sarebbe, per dirla con Brunetta, di eleborare «una sorta di codice dei diritti e doveri di reciprocità per le convivenze che non abbia nulla a che fare con la famiglia e con il sesso. L’unica u­nione degna di questo nome è la famiglia, fatta da un uomo e una donna e sancita dal­la nostra Costituzione». Rassicurazione e­spressa anche da Rotondi, per il quale non si vuole realizzare «una sorta di famiglia di­versa da quella che sta nella natura, in Dio e nella Costituzione».

Parole che certo non potevano disinnesca­re l’ordigno che si voleva far esplodere. Mol­te perplessità sono state suscitate proprio dal fatto che Rotondi sia ministro per l’At­tuazione del programma. E la sottolineatu­ra che si tratta di un’iniziativa autonoma e non del governo è stata in qualche modo contraddetta dall’auspicio: «Sarebbe bello che dopo tante chiacchiere nella scorsa le­gislatura, il centrodestra in Parlamento po­tesse dare qualcosa di più in termini di di­ritto a quei mondi che l’hanno chiesto alla sinistra ricevendone fin qui come risposta solo una strumentalizzazione elettorale».

Alla fine, se si esclude qualche parlamenta­re del Pd e di Idv, le uniche a inneggiare a Bru­netta e Rotondi sono state le associazioni di gay, lesbiche e transessuali che, insieme ai Radicali e Pdci, si sono dette pronte a colla­borare alla stesura del testo.


Secondo noi
Coerenza cercasi

Non poteva scegliere coincidenza più felice il ministro Gianfranco Rotondi per annunciare la sua «personale» iniziativa sulle unioni civili. Proprio mentre il Papa richiamava all’impegno «una nuova generazione di laici cristiani», indicando nella sfera della famiglia classica il caposaldo della nostra civiltà, il segretario di un mini-partito che si fregia del titolo di «cristiano» andava – beninteso a titolo personale – in tutt’altra direzione. Così, mentre i soliti opinionisti già si interrogavano in tv sul messaggio – rivolto ai singoli? O a nuovi partiti? – Rotondi rivelava di non aver colto l’esigenza di sempre: quella della coerenza rispetto ai valori. Con buona pace delle famiglie italiane, ancora in attesa di concreti segnali di attuazione del programma di governo.




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