Versione adatta alla stampa
di
Giovanni Mulazzani
Tratto da Avvenire - Bologna 7 di domenica 31 agosto 2008
Al Meeting di Rimini è stato presentato l’ultimo libro di Fiorenzo Facchini, professore emerito di Antropologia all’Università degli Studi di Bologna - Alma Mater Studiorum, dal titolo «
Le sfide dell’evoluzione. In armonia tra scienza e fede», edito da Jaca Book. Ne parliamo con l’autore.
A quasi centocinquant’anni dalla pubblicazione de «L’origine della specie» di Darwin, quali sfide culturali ed educative pone oggi la teoria dell’evoluzionismo alla società contemporanea? Premetto che è possibile sostenere la teoria dell’evoluzione senza essere darwinisti. Detto questo, la teoria dell’evoluzione in quanto tale, si fonda sulla capacità della natura di trasformarsi, e quindi esprime una visione dinamica dell’universo che fa acquistare un carattere storico alla vita sulla terra e a tutti gli eventi che hanno ne hanno determinato le diverse condizioni di sviluppo. Questa visione dinamica della realtà collide con una visione statica, che per molto tempo si è voluto ricavare dalla Bibbia, inquadrando la creazione all’interno di una cornice non evolutiva. Per questo, quando sono emerse la teoria sull’evoluzione e la spiegazione data dal darwinismo, è parso che questo contrastasse una visione religiosa della realtà fondata sulla creazione.
Il dibattito culturale per molto tempo si è concentrato sulla controversa ed enigmatica dicotomia tra le ragioni dell’evoluzionismo e quelle del creazionismo, qual è la sua posizione in merito? Non apprezzo la semplificazione che spesso viene fatta utilizzando i termini di evoluzionismo e creazionismo, in quanto ritengo che vi sia stata tanto una evoluzione quanto una creazione, due concetti che non vedo in antitesi tra di loro, ma che vedo in un ottica di accordo perché pur essendo diversi, si sviluppano nell’ambito di piani complementari che non possono ignorarsi perchè riguardano due aspetti della medesima realtà.
Alla luce delle nuove scoperte e ricerche che hanno evidenziato la complessità e spesso il carattere non pienamente soddisfacente della teoria di Darwin, è possibile un’intesa tra la scienza e la fede? Le domande sulle origini inerenti il «come» ed il «quando» spettano alla scienza, mentre quelle invece relative al significato primo e ultimo delle cose attengono alla materia propria della fede. A questo proposito, vorrei rammentare un’affermazione pronunciata dal Papa, Benedetto XVI, il quale parlando ai sacerdoti, nell’ambito del suo soggiorno estivo a Bressanone, ha affermato che la teoria evolutiva coglie la verità, ma ne vede soltanto la metà. Alla scienza è preclusa quella parte di verità inerente il significato delle cose, accessibile solamente attraverso altre forme di conoscenza, come la filosofia e la fede. Quindi in ultima analisi vedo un’armonia tra le verità della fede, e quelle della scienza, perché non bisogna ricavare dalla scienza quella che essa non può dire, perché esorbita dai suoi orizzonti e non si può fare dire parimenti alla fede, ciò che essa non vuole dire in quanto estranea alla sua competenza, come i problemi di ordine scientifico.
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