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Tremonti, Cl e la politica della responsabilità

Versione adatta alla stampaVersione adatta alla stampaMeeting dell'amicizia 2008 di Filippo Salone
Tratto dal sito Ragionpolitica.it il 30 agosto 2008

È da tempo che Giulio Tremonti si diletta in lezioni sulla concettualizzazione della politica del XXI secolo, e ancora una volta, dal palco del Meeting di Cl, il ministro dell'Economia si è fatto apprezzare per un lucidissimo intervento a tutto campo, che ha toccato storia, economia ed etica.

Il ragionamento di Tremonti parte dalla consapevolezza del fallimento di tutte le ideologie del XX secolo, ivi compreso - ed è qui l'originalità del pensiero tremontiano - lo schema del mercatismo globalista in auge negli ultimi decenni. La sequenza «mercato unico - mondo unico - uomo unico» per Tremonti si è rivelata fallace in quanto rea di aver appiattito la realtà e quindi annichilito ogni specificità sociale e prima ancora umana. La direttrice da seguire per rapportarsi al meglio alla complessità della realtà attuale, pertanto, non è più formula ideologica, ma formula empirica. Una formula di tipo non universale, ma all'opposto di tipo particolare e quindi capace di prevedere soluzioni ad hoc tutelando un equilibrio per approssimazioni tra principi diversi e potenzialmente divergenti.

Dalle parole di Tremonti di fronte alla platea attentissima di Cl ancora una volta è facile evincere che per il ministro la bussola dell'azione dei governi non è più esclusivamente di tipo economico, ma passa necessariamente attraverso una visione e una struttura di società. E' su questo tipo di idea di società che il Tremonti di oggi converge con il Giussani di ieri e quindi incontra fatalmente il fervore e il plauso dell'universo ciellino. È la concezione della modernità a fare da cemento a questa comunanza di intenti. E c'è innanzitutto la comune consapevolezza che la ragione illuminista non fornisce più spiegazioni sufficientemente esaustive per comprendere e vivere la realtà dei nostri giorni. Così come c'è la coscienza che all'evoluzione tecnica va sempre corrisposta la liceità morale. A emergere è pertanto è una critica ragionata allo sviluppo scientifico, constatato che tale sviluppo non è tutto positivo e non è tutto lineare.

Per questo la parola, il concetto che lega la lezione di Tremonti allla ricetta proposta da Cl nello slogan «protagonisti o nessuno» è semplicemente «responsabilità». Responsabilità etica contro il relativismo e il pensiero debole. Responsabilità civile contro il velleitarismo protestatario e la deresponsabilizzazione di massa che il '68 ci ha lasciato come pesante e sgradita eredità. E quindi responsabilità della decisione, in tutti i livelli di governo, contro la cultura e la politica del blocco permanente e della democrazia universale. E ancora responsabilità del pubblico tradotta nel concetto di più autorità nella res pubblica e responsabilità delle amministrazioni nella forma del federalismo come foedus orizzontale e immediatamente prossimo ai bisogni della cittadinanza. Non più mero rapporto verticale tra individuo e Stato, ma ritorno allo spazio di intermediazione sociale nella famiglia e nella comunità. Un movimento dal basso verso l'alto che capovolge il principio di assistenza ascensionale e solidarista e che punta a smontare il vecchio welfare State in nome di una welfare Community che promuova e tuteli il principio del merito, la mobilità sociale e la relazione forte tra persona e cittadino. Un welfare, quello a cui approda la visione ciellina e in quest'ambito ben rappresentato da Tremonti, non semplicemente compassionevole ma anche e soprattutto «responsabile».

Da Rimini si scorge dunque chiaro il filo che lega la missione ciellina dentro la società e il progetto di Tremonti, e prima ancora dell'intero governo in carica, più che mai dentro la politica: un modello sociale rinnovato ed alternativo, che assume una forte e nuova caratterizzazione insieme personale e comunitaria. Il cemento è l'adozione in tutti i centri nevralgici del corpo sociale del principio di responsabilità e di tale fondamento la politica economica virtuosa e la forma amministrativa federalista ne sono logici corollari. Da un lato, infatti, gli effetti degli sgravi e delle riduzioni fiscali, oltre a rilanciare l'economia, vengono pensati per destinare servizi sociali finalmente diffusi ed efficienti; dall'altro anche il federalismo, coniugato con ampie dosi di sussidiarietà orizzontale, pone l'obiettivo ambizioso di riqualificare le amministrazioni e i territori periferici e vara al tempo stesso il nuovo modo di integrare Stato e cittadinanza all'insegna dell'impegno civile. Della serie «protagonisti o nessuno».




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