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Vittadini: il nostro respiro sempre più mondiale • «Meno gossip. Quest'anno abbiamo privilegiato i contenuti, riunendo intorno a un tavolo persone anche di diversa estrazione culturale Esperienze forti. Una scelta che ha fatto bene a tutti»
di
Paolo Viana
Tratto da Avvenire del 31 agosto 2008Il popolo del Meeting è ' differente' e non solo perché è sempre più internazionale. E insieme al Meeting in questi anni è cambiata Comunione e Liberazione: lo spiega Giorgio Vittadini, presidente della fondazione per la sussidiarietà. Citando Paolo VI.
Vittadini, il bilancio finale è un must del Meeting anche perché serve ai giornali per ' quotare' Comunione e Liberazione. Quest’anno a Rimini c’era più politica, più economia o più Chiesa?
C’era più popolo. Ho visto più popolo che veniva al Meeting per incontrare quelli che per i giornali sono ' nessuno'. Non per Avvenire, certo, che ci ha seguito con attenzione e che ha capito che quegli uomini e quelle donne, con le loro storie, sono invece i veri protagonisti della nostra società. Gente che ha sconfitto la malattia, la solitudine, la prigionia, e l’ha fatto ponendosi personalmente le domande che stanno veramente a cuore ad ogni uomo. Mi sembra che il patrimonio del Meeting sia questa entità etnica sui generis, come diceva Paolo VI, fatta di uomini e donne differenti perché dimostrano che si può stare al mondo oggi senza separare ragione ed esperienza, fede e vita, interesse e desiderio, mentre il mondo vorrebbe insegnare loro il contrario. Questa eccezionalità fa incontrare a Rimini persone di fedi diverse, di regioni diverse, di esperienze diverse.
Un Meeting più internazionale significa un movimento più internazionale?
È così. Comunione e Liberazione sta raggiungendo la maturità. Il carisma di Giussani non è un fenomeno che si dispiega solo intorno al Berchet, dov’è nato. Il ciellino non è solo italiano, da tempo. Il ciellino è kazako, è brasiliano, è ugandese…
… e spagnolo come Carron, o tedesco come Scholz. Nessun senso di ' impoverimento' in un movimento che per decenni ha parlato brianzolo?
Ma no. Qui non si parla di un partito o di un’azienda, ma di carisma. Comunione e Liberazione non è mai stata brianzola, e neanche italiana, e quindi non può neanche essere esportata, semplicemente perché è ' loro', cioè degli spagnoli e dei tedeschi, dei kazaki come degli italiani, originalmente, come tutti i grandi carismi ecclesiali. Come il carisma francescano, come quello gesuita. Un Sem Terra non deve inculturarsi italiano per vivere la nostra esperienza. Piuttosto, questa ' internazionalizzazione' è stimolata dalla consapevolezza che immergendoci profondamente nelle Chiese particolari riscopriamo l’universalità del carisma.
Un’immersione sempre più profonda, a giudicare dall’affetto che il popolo del Meeting tributa ai vescovi e ai cardinali che vengono a Rimini. Come descrive questo sentimento?
Senza un rapporto con la gerarchia non possiamo vivere un rapporto con Dio, prima o poi arriveremmo a perderci. La mia esperienza non può essere cristiana e universale senza questo rapporto, rischierebbe il soggettivismo, mentre il rapporto con la gerarchia la rende vera: come un padre, un vescovo non è mai estraneo alla formazione dell’esperienza di una persona. Il cardinale Bagnasco ha ricevuto molti applausi dal Meeting, perché per noi è un padre. Anche monsignor Pezzi ( l’arcivescovo di Mosca che proviene dalla fraternità di San Carlo Borromeo; ndr) è stato molto applaudito e lui è un fratello maggiore che è diventato padre. Siamo abituati ad avere dei fratelli maggiori che diventano dei padri e ai quali obbediamo.
In questo Meeting c’è stata meno politica del solito?
C’è stato meno gossip. Abbiamo privilegiato i contenuti, riunendo intorno a un tavolo destra e sinistra per discutere di federalismo fiscale e riforma della scuola, lavoro e giustizia, infrastrutture e carceri… le pare poco? Questa scelta ha fatto bene anche ai nostri ospiti: sono venuti qui per cercare qualcosa che li trasformasse e sono usciti colpiti dalle esperienze di Vicky o i ragazzi della mostra ' Vigilando redimere'. Gente come Modiano, Passera, Profumo, Conti vengono ogni anno per farsi colpire dalla ' stranezza' cristiana. Sono laici veri, capaci di porsi delle domande. Uno come Cominelli non ha trovato la fede eppure non cessa di osservarci senza pregiudizi. C’è poi chi, come Tremonti, ci colpisce perché fa qualcosa per l’Italia nella direzione del bene comune. Non solo è il padre del cinque per mille, ma sostiene le cose che pensiamo: la sua critica al mercatismo e allo statalismo e la difesa dell’economia sociale di mercato è anche la nostra linea, come dimostra il modello lombardo.
Cosa dà il Meeting a chi lo visita?
Non crediamo che tutto il buono sia al Meeting e che fuori ci sia solo secolarismo e relativismo, ma riteniamo che il nostro esempio e ancor più quello dei ' protagonisti' sia contagioso. Mi rendo conto che può sembrare una goccia nel mare, ma Giussani, nel 1968, a chi lo prendeva in giro perché perdeva tempo con noi mentre la rivoluzione prometteva di cambiare il mondo, rispondeva che ciò che cambia il mondo è ciò che cambia il cuore dell’uomo. Noi cerchiamo di cambiare il nostro cuore, insieme agli altri, dialogando, confrontandoci, offrendo il nostro incontro con Cristo.
Quest’apertura vale anche nei confronti degli altri movimenti cattolici?
Chiunque viva l’esperienza cristiana come un criterio di giudizio giunge a questo approdo, che porta ad aprirsi, non a chiudersi, e i primi destinatari di questo modo di essere sono i fratelli nella fede. Quest’anno al Meeting c’erano Oliviero delle Acli e Costalli dell’Mcl, Marino delle cooperative.
Ergo, non vi si può più accusare di ' integralismo'?
Premesso che l’accusa di integralismo derivava dal nostro semplice credere che Cristo c’entri con tutto, ne abbiamo fatta di strada. Con la fine della Dc il mondo cattolico ha recuperato la responsabilità comune verso un’unità che non era più garantita dalla politica. E noi abbiamo incontrato nuovi amici. Per me, ad esempio, l’incontro con Camadini è stato importante. Parlare di Paolo VI, portare al Meeting la mostra su Tovini è stato come riallacciarci alle nostre radici comuni.
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