Versione adatta alla stampaL'osservatorio di
Paolo Mosca
Tratto da Avvenire del 26 luglio 2008
«Morte a Venezia», sulle nebbiose spiagge del Lido. La scena ha ispirato scrittori e registi. Ma un conto è addormentarsi per sempre seguendo la dolcezza dei ritmi della natura, altro è morire a 16 anni di Cid (Coagulazione intravasale disseminata), per avere mandato giù una pasticca di ecstasy.
È la fine che ha fatto, tradendo la sua età, Nicole Pasetto, studentessa di Rovigo, durante un rave party, organizzato da 1500 ragazzi la notte del Redentore, ai Murazzi del Lido di Venezia. Per comprare le pillole mortali, Nicole e le amiche avevano fatto una colletta. E i pusher maledetti gliele avevano vendute col sorriso: «Noi non la chiamiamo ecstasy la pillola, ma chicca, croccola, pasta, biglia, fragolina, caramella».
Scivolando come serpenti tra i giovani che ballano senza freni al ritmo della musica techno, loro chiedono ai più eccitati: «Sei già calato?» (hai già mandato giù la pillola?), «sennò una cala viene solo 10 euro» (dove cala sta per ecstasy). E i ragazzi non resistono. Ciascuno con una sua motivazione interiore. Quella di Nicole, sta scritta nel suo blog: «Ricordate che avete una sola vita, vivetela al meglio, fate come me».
Come lei, che alle 3 della notte del Redentore s’accascia sulla sabbia. Dopo un’ora l’ambulanza, che slittando sulla spiaggia raggiunge l’asfalto, la porta all’ospedale di Dolo: dove alle 19 dell’indomani Nicole vola in cielo, dissanguata da emorragie. In un telegiornale, ho visto il signor Ermes, il padre della ragazza, intervistato spietatamente da un cronista troppo giovane per capire a fondo il dramma dell’uomo: «Mia figlia non è una drogata», continuava a ripetere, «io la conoscevo bene.
Voleva solo divertirsi, provare emozioni nuove, ma drogarsi mai». Poi la voce del padre si rompe. Scende una lacrima sul volto pallido: «Non so se riuscirò a vivere senza di lei». Spengo il televisore con rabbia, come se papà Ermes e sua figlia fossero miei parenti. Quanti di voi lettori avrete fatto come me. Rabbia perché le autorità non danno un taglio a questi rave della droga, perché rinunciano ai controlli delle bande dei pusher. E allora è 'normale' che le creature più fragili cedano, s’accascino sulla sabbia come Nicole. Vi riporto la relazione annuale fatta al Parlamento sullo stato della tossicodipendenza nel nostro Paese: nel 2007 sono state sequestrate 393 mila pasticche, contro le 134 mila del 2006. Sono dati che devono fare riflettere tutti, genitori, ma anche chi non ha figli. Perché tutti vorremmo consolare papà Ermes, dirgli che sua figlia ha trovato pace oltre le nuvole, e che da lassù gli sta chiedendo perdono. Vorrei fissare negli occhi, uno per uno, i venditori di morte della notte del Redentore sul Lido di Venezia. Per capire se siano degli insalvabili schiavi di Satana, o se alcuni di loro abbiano ancora la forza di posare lo sguardo sulla fotografia in prima pagina di Nicole che sorride con i suoi 16 anni di incoscienza. Facciamo qualcosa. Noi, cittadini semplici, per sensibilizzare le Forze dell’Ordine, il Ministro degli Interni: apriamo una caccia inesorabile ai pusher di Satana. E ai nostri figli? A loro tentiamo di spiegare che per sentirsi euforici, più forti, rapidi e lucidi, non occorre mandare giù mortali chicche, croccole o fragoline: ma riflettere, pensare alle centinaia di migliaia di ragazzi che pochi giorni fa, a Sydney, hanno pregato e cantato l’amore per la vita guidati da Benedetto XVI, Cristo di speranza sulla terra.
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