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*Usa, risveglio dopo 19 anni Un mistero per la scienza

Versione adatta alla stampaVersione adatta alla stampaIl caso Terry Wallis, dal 1984 paralizzato e in stato vegetativo, poi in coma minimo: ha parlato nel 2003 • Il neurologo Giacino: «Diagnosi affrettate, prevale il nichilismo» • Giovani in stato vegetativo che tornano a parlare, diagnosi che sembrano chiudere ogni spiraglio improvvisamente smentite: ecco perché si può sperare • L'americano Terry Wallis ebbe un terribile incidente stradale nel luglio 1984, aveva 20 anni. Nel 2003 si è risvegliato e ha chiamato la madre • La medicina non sa spiegarci gli stati di incoscienza umana né sa come guarirli • Ma almeno tre casi raccontati Oltreoceano provano che c'è vita
di Paolo Lambruschi
Tratto da Avvenire del 23 luglio 2008

Risvegli miracolosi, nuova sfi­da per la ricerca scientifica. Negli Usa alcuni medici stanno lavorando per offrire spe­ranze anche a chi è in stato vegeta­tivo, ribaltando il concetto di irre­versibilità che spesso sigilla tali vi­cende. Per le attuali conoscenze, do­po due anni è raro risvegliarsi. Tut­tavia alcune storie di pazienti in sta­to vegetativo, la diagnosi di Eluana, confermano che è possibile.

Il caso più famoso al mondo è quel­lo di Terry Wallis, 44 anni, meccani­co di Ozark, Arkansas, che ebbe un terribile incidente stradale il 13 luglio del 1984. Si risvegliò l’11 giugno del 2003. Un miracolo che ha fatto il gi­ro del globo, raccontato anche da un documentario televisivo, «L’uomo che ha dormito per 19 anni» tra­smesso da diverse stazioni. Non in I­talia. Al momento dell’incidente Terry aveva appena compiuto 20 an­ni, era sposato e aveva una figlia di sei mesi. Arrivò in ospedale in coma. Lentamente le sue condizioni mi­gliorarono, dopo più di un anno gli venne diagnosticata la paralisi degli arti e lo stato vegetativo permanen­te. Respirava autonomamente e do­veva essere nutrito artificialmente. I medici non gli davano speranze. Wallis venne trasferito in una centro vicino a casa, dove i genitori hanno continuato a prendersi cura di lui. Niente fisioterapia, troppo costosa, ma ogni giorno per 18 anni lo han­no lavato, girato per evitargli le pia­ghe, gli hanno parlato e fatto ascol­tare musica. La madre Angilee non ha ascoltato chi le suggeriva di stac­care il sondino dell’alimentazione. Sentiva che il figlio era vivo. Nel 2002 l’equipe del Jfk Center per i traumi cranici del New Jersey, che speri­menta nuove terapie, aveva esami­nato con tecniche più raffinate il suo cervello. Una scala messa a punto dal professor Joe Giacino lo aveva classificato in «coma minimo», gra­dino superiore allo stato vegetativo. Era in grado di rispondere ad alcu­ne sollecitazioni. L’anno dopo, a sor­presa, Terry si svegliò e pronunciò la prima parola: «Mamma». Il caso re­sta inspiegabile. Secondo Giacino, al momento dell’incidente la medicina non aveva infatti le conoscenze sufficienti per classificarlo adeguata­mente. Impossibile quindi rico­struire l’evoluzione cerebrale che lo ha portato a uscire dallo stato vege­tativo, passando al coma minimo per poi risvegliarsi. Forse il processo era iniziato dieci anni prima, quando i neuroni dei lobi cerebrali avevano ricostituito i circuiti lesionati. Terry sa contare e parla. Non ha riacqui­stato la capacità di memorizzare, è rimasto al 1984. Per lui il presidente è Reagan e Bruce Springsteen canta «Born in the Usa».

È stato Joe Giacino, ad aprile, a un convegno internazionale a Lisbona, a riflettere sulla lezione impartita al­la scienza dal caso Wallis. Il lumina­re, la cui equipe sta sperimentando nuove terapie per questi pazienti, ha dichiarato al celebre programma te­levisivo «Good morning America» sulla rete Abc che gli stati vegetativi vengono diagnosticati troppo in fret­ta, magari su pressione delle com­pagnie assicurative. I malati rara­mente vengono visitati da neurolo­gi dopo la diagnosi e, al sito del di­partimento federale della Sanità, l’anno scorso, ha aggiunto: «Una vi­sione nichilista nella medicina paf­ferma che, quando il cervello è gra­vemente danneggiato, non c’è nulla da fare. Le ricerche dimostrano il contrario, bisogna approfondire».

Sul New York Times del 28 marzo 2003, la sua equipe aveva racconta­to la vicenda di un’altra paziente, a­nonima per volontà dei parenti e in stato vegetativo da 25 anni, la quale periodicamente parlava senza ri­prendere coscienza. I macchinari le avevano rilevato l’energia cerebrale di una persona in anestesia.

Viene infine dal Colorado il terzo, in­spiegabile, caso raccontato dal neu­rologo Randall Bjork alla «Gazette» di Colorado Springs l’8 marzo 2007. U­na donna di 50 anni, Christa Lily Smith, la cui diagnosi è «stato vege­tativo » periodicamente si risveglia. Piombata in coma nel 2000 per un attacco cardiaco, è migliorata fino a venire alimentata artificialmente. Si è svegliata finora cinque volte, al­trettante è tornata in stato vegetati­vo. Segnali che confermano come la scintilla della vita riesca a resistere anche in frontiere ignote. E che, se non si ha una visione nichilista, ten­gono accesa la speranza.


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