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di
Gianluca Barile
Tratto dal sito
PETRUS - Il quotidiano online sull'Apostolato di Benedetto XVI il 28 gennaio 2008
CITTA’ DEL VATICANO - Il rischio che l'uomo possa diventare "oggetto di manipolazioni ideologiche o abusi" e' stato denunciato ancora una volta da Benedetto XVI, per il quale il progresso scientifico deve saper "resistere alla tentazione di circoscrivere l'identita' umana entro parametri tecnici, lasciando spazio alla ricerca sul chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo".
Questo impegno il Papa lo ha chiesto in particolare ai membri della Pontificia Accademia delle Scienze e ai loro omologhi dell'Accademia di Parigi che partecipano al Convegno su "L'identita' mutevole dell’individuo" in corso in Vaticano. "Nella nostra epoca, in cui lo sviluppo delle scienze attrae e seduce per le possibilita' che offre, e' importante piu' che mai - ha spiegato il Pontefice - educare le coscienze dei nostri contemporanei, affinche' la scienza non divenga il criterio del bene".
L'uomo, e' stata la sua esortazione, "non sia oggetto di manipolazioni ideologiche, ne' di decisioni arbitrarie, ne' dell'abuso dei piu’ forti sui piu’ deboli", soprattutto, ha rilevato Benedetto XVI, di fronte ai "pericoli dei quali abbiamo conosciuto le manifestazioni nel corso della storia umana e in particolare nel XX secolo". "Pur in un'epoca di prodigioso progresso scientifico - ha ribadito il Pontefice - l'uomo resta il centro della creazione".
Secondo il Papa, se si ignora la domanda sull'essere dell'uomo e si rifiuta "la ricerca oggettiva sull'essere nella sua integralita', non si e' piu' capaci di riconoscere le fondamenta sulle quali riposa la dignita' dell'uomo: di ogni uomo, dallo stato embrionale alla morte naturale". "Ogni sviluppo scientifico - ha aggiunto il Santo Padre - deve anche essere un progresso d'amore, chiamato a mettersi al servizio dell'uomo e dell'umanita'". Dunque, "bisogna rifuggire dalla tentazione di circoscrivere totalmente l'identita' delluomo, che ha un suo mistero proprio".
"Nessuna scienza - ha scandito il Papa - puo' dire chi e' l'uomo, da dove viene e dove tende"'. "L'uomo - e' stata la sua riflessione - e' sempre oltre cio' che si vede e si percepisce attraverso l'esperienza'. L'uomo non e' frutto del caso ne' di un fascio di convergenze e determinismi e neppure d'interazioni fisico-chimiche". L'uomo e' un essere che gode di "una liberta' che nel tener conto della sua natura trascende quest'ultima e che e' segno del mistero dell'alterita' che distingue questa natura". In proposito, Benedetto XVI ha citato Pascal, per il quale "l'uomo supera infinitamente l'uomo".
"Il mistero dell'uomo. - ha ricordato il Papa - e' segnato dall'alterita': l'uomo e' creato da Dio, e' amato e fatto per amare". Sono i concetti propri del tomismo e non a caso Benedetto XVI ha indicato agli scienziati come un esempio del quale seguire le orme proprio San Tommaso d'Aquino, di cui si celebrava la memoria, nella ricerca della verita'. Una concezione che ha riflessi sul piano morale: la liberta', "propria dell'essere umano", ha proseguito il Pontefice, fa si' che gli uomini "possano orientare la propria vita verso un fine". Attraverso gli atti che compie, ha aggiunto, "l'uomo puo' dirigersi verso il bene al quale e' chiamato per l'eternita".
Per Benedetto XVI, insomma, e' "la liberta' che da' un senso all'esistenza dell'uomo: infatti, solo nell'esercizio della sua liberta' autentica, la persona realizza la propria vocazione e conferisce forma alla sua identita' profonda". Inoltre e' nell'esercizio di questa liberta' che, ha avvertito il Papa, l'uomo "esercita la propria responsabilita"'. In questo senso, "la dignita' particolare dell'essere umano e' al tempo stesso un dono di Dio" e una promessa di avvenire: una capacità specifica, posta in lui da Dio "come un sigillo" e che gli consente di "discernere cio' che e' bene". Mosso da questa capacita', "l'uomo e' chiamato a sviluppare la sua coscienza", a condurre la sua esistenza "fondandola - ha concluso Benedetto XVI - sulle leggi essenziali: la legge naturale e quella morale".
Il discorso del Papa e' arrivato a due settimane dalle contestazioni inscenate dai docenti e da un gruppo di studenti della Facolta' di Scienze e Fisica dell'Universita' 'La Sapienza' di Roma. Come e' noto, a seguito delle manifestazioni di protesta, a tutela dell'incolumità individuale e collettiva dei contestatori (il Governo non aveva garantito l'ordine pubblico), Benedetto XVI aveva deciso di soprassedere all'invito rivoltogli dal rettore Franco Guarini a partecipare all'inaugurazione dell'Anno Accademico per parlare di un tema, peraltro, che nessuna attinenza aveva con il rapporto tra Scienza e Fede: la pena di morte.
Fatto sta che il Papa, costretto a rinunciare alla visita alla Sapienza, aveva comunque fatto giungere il suo discorso all'Ateneo, chiarendo brillantemente che 'la Fede non si puo' imporre'. Da contraltare, con le parole rivolte nelle scorse ore ai partecipanti al convegno interaccademico 'L'identità mutevole dell'individuo', Benedetto XVI ha voluto ribadire che neanche la Scienza può imporre la propria mentalità e le proprie azioni all'uomo. Un intervento davvero mirato, quello del Santo Padre, che ha inevitabilmente colto ancora nel segno.
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