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Roma. “La Santa Sede guarda con aspettativa all’incontro in via di definizione che nel prossimo anno vedrà insieme e in dialogo Benedetto XVI e i rappresentanti dei 138 leader musulmani, fra i quali nel corso degli ultimi mesi è intercorso uno scambio epistolare”.
Tratto da

del 29 dicembre 2007
Così il notiziario della Radio Vaticana di ieri ha confermato che si stanno stringendo i tempi per un incontro che il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, non esita a definire “storico”.
Il porporato francese, che dal primo settembre presiede al dicastero vaticano che si occupa dei rapporti con l’islam, ha raccontato ieri all’emittente pontificia gli ultimi sviluppi del dialogo innestato dalla Lettera aperta ai leader cristiani, “Una parola comune tra Noi e Voi”, firmata da 138 dotti e leaders islamici e resa nota l’11 ottobre. “Il 19 novembre scorso – racconta Tauran – il cardinale Bertone ha risposto a nome del Santo Padre alla Lettera aperta firmata da 138 leader musulmani, con una lettera indirizzata al principe Ghazi di Giordania, indicando che la Santa Sede era disposta a ricevere una delegazione ristretta di quei firmatari, con la possibilità di scambi di vedute e di riunioni con istituzioni specializzate come il PISAI, il Pontificio Istituto per gli Studi Arabi e d’Islamistica, e l’Università Gregoriana, sul contenuto di tale Lettera aperta. Il Papa ha risposto che era anche disposto a ricevere in udienza i partecipanti. Questa è stata la prima tappa”. “Poi – ha proseguito Tauran – il 12 dicembre scorso, il medesimo principe Ghazi ha risposto al cardinale Bertone, dicendo che accettava la proposta della Santa Sede e che nel mese di febbraio-marzo verrebbero a Roma tre rappresentanti dei firmatari per preparare questo incontro in un certo senso storico”.
La lettera del cardinale segretario di stato Tarcisio Bertone è stata resa pubblica dalla Santa Sede il 29 novembre, mentre la risposta del principe giordano non è stata ancora pubblicata per intero anche se un’ampia sintesi della missiva è stata diffusa dal notiziario della Radio Vaticana di giovedì. Dopo aver manifestato il fatto di essere “rincuorati dalla recente visita in Vaticano” del re saudita Abdullah, avvenuta il 6 novembre, il principe giordano ha scritto al cardinal Bertone che i 138 sono “molto disponibili a incontrare” Benedetto XVI a Roma. Il principe si sofferma poi sulle due dimensioni del dialogo: intrinseca, che si riferisce alle anime dei firmatari, ed estrinseca, che si riferisce alla società. Il dialogo, si ribadisce nella lettera, è “per definizione tra persone con punti di vista differenti, non tra persone con lo stesso punto di vista”. “Il nostro motivo per dialogare – prosegue la risposta – è essenzialmente voler cercare la buona volontà e la giustizia per praticare quello che noi musulmani chiamiamo rahmah” e che i cristiani hanno il “piacere di chiamare caritas”. Il principe giordano afferma poi che “un accordo teologico completo tra cristiani e musulmani non sia inerentemente possibile per definizione”. Tuttavia, si conferma la volontà di “mantenere ferma” l’attitudine comune e la “cooperazione basata su quello in cui siamo d’accordo” per “l’interesse del bene comune e per il bene del mondo intero”.
Ieri il cardinale Tauran ha anche spiegato quali saranno le linee guida dei colloqui previsti: “Penso che saranno tre i temi principali – ha detto il porporato – Primo, il rispetto effettivo della dignità della persona umana, dei suoi diritti, in primo luogo il diritto alla libertà di coscienza e di religione. Poi, la necessità per il dialogo religioso di avere una conoscenza obiettiva della religione dell’altro. Quindi, come il cardinale Bertone scriveva nella sua lettera, la formazione dei giovani al rispetto reciproco e alla tolleranza”. Da queste parole, come anche da una intervista rilasciata sempre da Tauran lo scorso 30 novembre ad Avvenire, traspare chiaramente il desiderio della Santa Sede affinché si possa cominciare a trovare un linguaggio comune anche nel campo della libertà religiosa.
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