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III SETTIMANA DI QUARESIMA

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Cristo risorto Medaglia miracolosa
Tempi

*Il discorso politico di Giovannino Guareschi

Versione adatta alla stampaVersione adatta alla stampadi Dario Mazzocchi,  curatore del blog Mondopiccolo

INTRODUZIONE
CAPITOLO 1 GIOVANNINO GUAESCHI: UNA BIOGRAFIA
CAPITOLO 2 IL DISCORSO POLITICO DI GIOVANNINO GUARESCHI: UNA ANALISI DEL CONTENUTO
CAPITOLO 3 IL DISCORSO POLITICO DI GIOVANNINO GUARESCHI: UNA INTERPRETAZIONE
APPENDICE
BIBLIOGRAFIA


A mio padre
«A noi uomini comuni i figli e i nipoti interessano più di ogni altra cosa. Più ancora di noi stessi, perché noi ci consideriamo il chicco di grano che si nutre dei succhi della terra per dar vita alla spiga e la nostra esistenza è in funzione della spiga.»

Giovannino Guareschi, 1967
Ringrazio mia madre e i miei fratelli che non mi hanno mai fatto mancare il loro sostegno e la loro fiducia e tutti i miei amici che mi hanno aiutato e consigliato. Un ringraziamento particolare a Carlotta e Alberto Guareschi che onorano con impegno la memoria di loro padre e al Professor Flavio Chiapponi che mi ha seguito con attenzione e pazienza, come un vero amico.


INTRODUZIONE
A distanza di quasi quarant'anni dalla morte, l'opera di Giovannino Guareschi è oggi oggetto di studio da parte di autori che appartengono a diversi campi disciplinari, e che impiegano una varietà di approcci, che ne mettono a fuoco aspetti differenti e non di rado ambivalenti. Nella maggior parte dei casi, l'attenzione si è focalizzata sulla biografia "politica" di Guareschi o, più frequentemente, sulla saga cinematografica e letteraria del "Mondo Piccolo" che ha per protagonisti il parroco don Camillo e il sindaco comunista Peppone, mentre negli ultimi tempi hanno trovato spazio anche gli studi sulla sua attività di giornalista e di intellettuale.
In questa tesi propongo un esame ravvicinato della produzione letteraria e satirica di Guareschi muovendo da un punto vista politologico, che mira cioè a delucidare gli elementi costitutivi del discorso politico guareschiano, così come emergono dall'analisi del contenuto di un campione di articoli di fondo e di vignette pubblicati sul settimanale umoristico Candido tra il 1946 e il 1954. Da questa ricognizione, traggo alcuni spunti che, attraverso la connessione con gli eventi che investono il sistema politico italiano nel periodo considerato e la comparazione con il linguaggio di alcuni leader politici, si rivelano utili per gettare luce sul significato propriamente politico delle prese di posizione, delle note e degli strali satirici di Guareschi.
Gli articoli e le vignette presi in considerazione sono il frutto di una sistematica e laboriosa selezione di tutte le pubblicazioni firmate dal nostro autore per il Candido nell'arco di tempo oggetto di analisi, svolta in parte durante lo stage universitario presso l'associazione Club dei 23 , della quale i figli del giornalista parmense sono i principali animatori e che ha per obiettivi l'approfondimento e la diffusione delle sue opere.
La ricerca non pone al centro l'attacco di Guareschi al Partito Comunista Italiano, quanto i rapporti che, attraverso la ricostruzione che è frutto della ricerca empirica, è possibile individuare tra Guareschi e la Democrazia Cristiana. Spesso e in modo troppo frettoloso, le opere che si sono proposte di indagare la i rapporti tra Guareschi e la politica italiana lo hanno presentato come un intellettuale sostenitore della Democrazia Cristiana tout court : i promotori di questa immagine fanno per lo più riferimento alla campagna elettorale del 1948 e ai ormai celeberrimi slogan e manifesti che Guareschi mise al servizio di una dura e continua propaganda anti-comunista. Interrogando la produzione guareschiana con strumenti di analisi più rigorosi, il quadro che scaturisce è in realtà più complesso e meno riducibile ad una rappresentazione lineare: in questo senso, reputo i risultati a cui la ricerca perviene interessanti.
Alla luce delle risultanze empiriche, sono infatti da respingere quelle posizioni che tendono a ritenere Guareschi un intellettuale organicamente "di destra". Per certi versi, appare molto più proficuo prendere le mosse da un inquadramento che, come hanno sostenuto altri autori, tra i quali Marcello Veneziani, colloca Guareschi nel campo del populismo - e, in tal senso, appare assolutamente congruente con questo profilo la sua richiesta di sottoporre la Costituzione repubblicana al referendum popolare. Da una analisi più complessa e incentrata proprio sul discorso politico adottato da Guareschi nell'alternarsi delle relazioni di più o meno accentuata prossimità con il partito cattolico di De Gasperi, emerge chiaramente la vena populista, innervata da quello che lui stesso avrebbe definito un "nostalgico romanticismo" per un mondo contadino che stava cedendo il passo all'Italia del boom economico degli anni Sessanta.


CAPITOLO 1:
GIOVANNINO GUARESCHI: UNA BIOGRAFIA

Giovannino Guareschi nacque il primo maggio del 1908 a Fontanelle di Roccabianca. La data ha una sua importanza perché il primo battesimo lo ricevette per mano di Giovanni Faraboli, esponente di spicco del movimento sindacalista emiliano, che lo presentò ad una folla di manifestanti radunati nella piazza sotto la casa natale del neonato sottolineando che, essendo nato il primo di maggio, egli sarebbe diventato un socialista. A distanza di anni Guareschi scriverà:

Se il 1° maggio del 1908 avesse potuto avermi tra le mani qualche capo dei nuovi rossi nei paraggi di una finestra aperta, non avrebbe esitato a buttarmi nel cortile…1

La vita di Guareschi si intreccia inevitabilmente con le vicende politiche del secondo dopoguerra italiano. Di ritorno dai campi di prigionia in Germania come Internato Militare Italiano, venne assunto nel novembre del 1945 al nuovo settimanale edito da Rizzoli, il Candido , che ospitava alcuni firme emergenti dell'umorismo e del giornalismo satirico, quali Carletto Manzoni, Giovanni Mosca, Massimo Simili, Vittorio Metz e Walter Molino. È dalle pagine del Candido che Guareschi partecipò a suo modo ai principali eventi politici italiani sin dal 1946, l'anno del referendum costituzionale. Guareschi si dichiarò allora monarchico convinto, seppur sconfitto dopo il 2 giugno. Così scrisse nel suo fondo apparso sul numero 23 dell'8 giugno 1946, intitolato Addio Giovannino:
Io cammino in una strada costeggiata da venti milioni di crocette rosse e azzurre. Dieci milioni di crocette azzurre sulla destra, dieci milioni di crocette rosse sulla sinistra e a ogni crocetta rossa fa riscontro puntuale una crocetta azzurra. Questa è la strada dell'ambiguità, poi, ad un tratto, le crocette azzurre finiscono e continuano le crocette rosse a sinistra e qui - dopo la lunga strada ambigua - comincia la breve repubblica. E qui giunti ci dividiamo, Giovannino. Io continuo per la strada segnata dalle crocette rosse e tu vai dove ti conduce il mio cuore, Giovannino.
(…) Io debbo rimanere qui, debbo camminare per la strada della breve repubblica perché la fame dei miei figli è repubblicana e la fame dei figli è l'avvenire della Patria. (…) Io rimango qui, condannato al mio dovere di padre e di cittadino, fino al termine dei miei giorni, al lavoro obbligatorio. Ci dividiamo Giovannino: tu nel regno delle ombre, sotto la vecchia bandiera, io nella repubblica dei sopravissuti, sotto la nuova bandiera.
Per una campagna che era finita, se ne profilava un'altra pronta ad essere intrapresa da Guareschi: sempre alle elezioni per la Costituente del 1946 il PCI risultò il terzo partito dietro alla Democrazia Cristiana e al Partito Socialista Italiano2, ma Guareschi considerava da tempo la crescita del PCI come pericolosa e destabilizzante, tanto che nelle sue prese di posizione pubbliche e nel suo lavoro di giornalista non aveva certo risparmiato colpi a questa parte politica e ai suoi dirigenti, come Togliatti e Secchia Fu in questo contesto che egli cominciò a descrivere (e a disegnare) i comunisti come "trinariciuti", esseri umani mostruosi, con tre narici e non due, che avevano "versato il cervello all'ammasso del partito". I trinariciuti divennero i protagonisti di una delle più fortunate rubriche del Candido : "Contrordine compagni", vignette che ritraevano un "compagno" inviato dal PCI a correggere gli errori di stampa contenuti nelle direttive pubblicate dall'Unità e che i trinariciuti prontamente eseguivano. La satira guareschiana non fu d'altra parte esclusivamente rivolta alla sinistra, ma prese di mira anche le componenti più moderate, tra le quali la DC, che giunse ad essere rappresentata come una donna enorme e formosa, accaparratrice di sedie e insensibile alle richieste dei suoi alleati.
Si avvicinava il 1948 e con esso le elezioni per il primo parlamento repubblicano. Come ha notato Simona Colarizi3 la campagna elettorale del 1948 si aprì in un clima da resa dei conti. Da una parte, la DC, che aveva interesse a presentare il voto come una scelta tra due alternative drammatiche: consegnare il paese al comunismo sovietico o mantenerlo ancorato all'Occidente e alleato agli Stati Uniti. Dall'altra, il blocco social-comunista, che per converso asseriva che la miseria dei paesi sovietici così presente nella propaganda degli avversari era una menzogna, e che la minaccia di una aggressione russa risultava una invenzione degli americani. A far da corollario dello scontro tra i due principali attori stavano partiti minori, quali il saragattiano Unità socialista, il PLI, il PRI ed il neonato Movimento Sociale Italiano. La netta vittoria democristiana con il 48,5% dei consensi inaugurò la prima legislatura repubblicana, nella quale prese forma la coalizione "centrista", un governo quadripartito (DC-PLI-PRI-PSDI) che si pose come punto di equilibrio tra le ali estreme dello spettro partitico, di destra e di sinistra. Secondo la Colarizi, il coinvolgimento di repubblicani e socialdemocratici allontanava il pericolo di una omologazione dei cattolici alle forze della destra e costituiva un efficace puntello, utile a bilanciare le pressioni della Chiesa su De Gasperi4.
"Mondo Piccolo", la serie di racconti che avevano come protagonisti il parroco don Camillo e il sindaco comunista Peppone, personaggi resi ulteriormente noti dalla saga cinematografica, apparve per la prima volta il 23 dicembre 1946, sul numero 52 del Candido, con il titolo "Don Camillo" che verrà poi ribattezzato "Peccato confessato" nella prima raccolta del 1948. Qualche anno dopo Guareschi scrisse:
Così vi ho detto, amici miei, come sono nati il mio pretone e il mio grosso sindaco della Bassa. (…) Chi li ha creati è la Bassa. Io li ho incontrati, li ho presi sottobraccio e li ho fatti camminare su è giù per l'alfabeto5
In vista del 18 aprile 1948, Guareschi pubblicò una lunga serie di vignette, alcune delle quali sono in parte diventate icone rappresentative di quella campagna elettorale, grazie soprattutto agli slogan che le accompagnavano, come il "Nella cabina elettorale Dio ti vede e Stalin no!" oppure il "Mamma votagli contro anche per me", che sovrastava la raffigurazione di uno scheletro di un prigioniero italiano disperso in Russia che indicava la stella del Fronte Democratico Popolare. Il giornalista Guareschi, va ricordato, non si stancò nemmeno di fronte al fatto che molti intellettuali dell'epoca avessero aderito alla coalizione socialcomunista e, immediatamente dopo le elezioni, ammonì coloro che avevano votato per la DC o gli altri partiti di centro perché si impegnassero a mantenere la fiducia di quegli operai che avevano compiuto la medesima scelta. Il pericolo per Guareschi era costituito tanto dal comunismo quanto dalla pigrizia di una certa classe dirigente di fronte alle grandi problematiche dell'Italia del dopoguerra.
Riguardo al primo, nella rubrica "Giro d'Italia", nella quale passava in rassegna le ultime notizie e riportava quanto veniva scritto sui giornali e fogli dell'epoca, apparvero sin dai primissimi mesi del dopoguerra le cronache di omicidi avvenuti nel nord Italia, che avevano per vittime agrari, preti, industriali, giornalisti e sindacalisti cattolici, la cui responsabilità veniva fatta risalire ad ex partigiani di fede politica avversa, accusati di effettuare rappresaglie successive alla fine del conflitto mondiale. Il susseguirsi di quelli che Guareschi considerava veri e propri delitti politici lo indussero a definire l'Emilia Romagna il "Messico d'Italia". Da direttore del Candido, si rivolse direttamente al ministro degli Interni, Mario Scelba, perché si procedesse ad un puntuale censimento di questi fatti. La polemica divenne ancora più aspra successivamente, nel 1951, quando Guareschi accusò la stessa Democrazia Cristiana di voler insabbiare la ricerca di corpi degli assassinati temendo che potesse essere cavalcata dal Movimento Sociale Italiano, che si sarebbe così rivelato un concorrente assai temibile per la DC alle elezioni amministrative. Proprio in questa cornice prese forma la cosiddetta "operazione Sturzo"6 che prevedeva un'alleanza elettorale DC-MSI nelle elezioni comunali di Roma, previste per il 1952, così denominata perché si avvaleva della mediazione del vecchio senatore, fondatore del Partito Popolare. Il successo dell'apertura a destra nella capitale avrebbe costituito una clamorosa smentita della politica di De Gasperi che era riuscito, con grande sforzo, ad impedire il connubio cattolici - missini. Il governo utilizzò come arma di difesa la legge Scelba, ossia l'attuazione dell'articolo costituzionale che vieta la ri-costituzione del disciolto partito fascista. Il provvedimento costituiva una minaccia pesante per il Movimento Sociale, invitato a misurare i suoi passi per non abusare della tolleranza democristiana.
In occasione proprio di questa tornata elettorale, Guareschi si lamentò con De Gasperi e con l'intera dirigenza democristiana, addossando loro il peso delle sconfitte nei centri del settentrione, Emilia in particolare, avendo rifiutato il sostegno del MSI, rinunciando così alla costruzione di una maggioranza alternativa al Partito Comunista. Ovviamente anche la coalizione PCI - PSI rimase uno degli obiettivi degli articoli e delle vignette firmate da Guareschi. Durante le trattative per arrivare ad una risoluzione della questione italo - jugoslava attorno ai territori triestini e istriani, Guareschi si mostrò dubbioso e preoccupato di fronte alle mosse anglo - americane temendo che l'Italia si sarebbe trovata un'altra volta sconfitta e attaccò nello stesso tempo gli esponenti di governo e i socialcomunisti: i primi parevano troppo teneri, gli altri in balìa delle volontà di Tito e non rivolti agli interessi nazionali. Inoltre Guareschi, sempre nella rubrica "Giro d'Italia", raccontò le drammatiche vicende degli eccidi nelle foibe istriane, trascrivendo quanto leggeva dai bollettini e dai quotidiani inviatigli dai lettori di Candido .
Dall'ottobre del 1950, egli era diventato direttore unico del settimanale, dopo l'allontanamento di Giovanni Mosca da parte dell'editore e dopo essere stato assolto insieme a Carletto Manzoni - il 4 dicembre dello stesso anno - dall'accusa di aver arrecato offesa alla reputazione del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, in seguito alla pubblicazione di alcune vignette che raffiguravano bottiglie di Nebiolo prodotte nei vigneti dell'allora Presidente. Nell'ambito dello stesso processo, il Procuratore Generale della Repubblica ricorse però in appello e il 10 aprile 1951 i due imputati vennero condannati ad otto mesi di reclusione, con la sospensione condizionale della pena. Non fu l'unica volta in cui Guareschi comparì davanti ad un giudice. Infatti, dopo tre anni venne querelato da De Gasperi, a causa di due lettere pubblicate sul Candido risalenti al 1944 che riportavano la firma dell'ex Presidente del Consiglio, rifugiato politico in Vaticano durante la Seconda Guerra Mondiale. Le missive erano dirette al Generale Alexander, allora a capo delle truppe anglo - americane in Italia, e contenevano la richiesta di bombardare Roma, al fine di piegare definitivamente le sorti della guerra a favore degli alleati. Nel febbraio del 1954 venne istruito il processo e, dopo due rinvii, il 13 ed il 14 aprile ebbero luogo la seconda e la terza udienza. Il 15 aprile, Guareschi venne condannato a dodici mesi per diffamazione. Non ricorse in appello e il 26 maggio entrò nelle carceri di San Francesco a Parma. La cosa interessante da notare è che non fu mai accertato l'autenticità delle lettere pubblicate dal Candido: Guareschi finì incriminato per diffamazione senza che venisse concessa una perizia calligrafica a suo favore. Durante la reclusione, lo scrittore apprese la notizia della morte di De Gasperi avvenuta il 19 agosto 1954.
I rapporti tra i due, negli ultimi anni, non furono certamente cordiali. Il 1953 si era rivelato per lo statista trentino un anno assai difficile. Nelle elezioni per il rinnovo del Parlamento, la DC e i suoi alleati non riuscirono per una manciata di voti a superare il 50% dei consensi, al fine di ottenere il premio di maggioranza previsto dalla nuova legge elettorale, oggetto di una infiammata contestazione da parte delle opposizioni di destra e di sinistra. Tra i partiti di governo la tensione culminò con la creazione di movimenti autonomi di matrice liberale, repubblicana e socialdemocratica, il cui consenso alle urne, per quanto irrisorio considerato in sé - Unità Popolare , la lista capeggiata da Ferruccio Parri e Piero Calamandrei ottenne lo 0,7%, mentre l' Alleanza Democratica Nazionale , di cui era animatore il liberale Corbino, si assicurò lo 0,5% dei voti, presentandosi solo al Senato - si rivelarono tuttavia fondamentali, giacché la dispersione manifestata dall'elettorato anticomunista fu sufficiente ad impedire l'attribuzione del premio di maggioranza ai al cartello elettorale egemonizzato dal partito cattolico. Erano gli effetti di quel che De Gasperi aveva denunciato: "per la prima volta si fa evidente nel sistema politico italiano la difficoltà di comporre il pluralismo delle forze politiche in un esecutivo stabile"7. Guareschi non approvò mai l'idea degasperiana di una svolta a sinistra della Democrazia Cristiana e la polemica si inasprì dopo le dichiarazioni rese dall'ex Presidente del Consiglio, che il 17 dicembre 1953 definì l'esecutivo presieduto dal democristiano Pella un "governo amico"- segnalando così una certa distanza della classe dirigente della DC dal governo che pure si presentava alle Camere per ottenere la fiducia come un monocolore democristiano.
In seguito, per l'appunto, i due si scontrarono nell'aula del Tribunale di Milano nella vicenda, come ha avuto modo di definirla Guareschi, del "Ta - pum del Cecchino", intendendo per "Cecchino di Castelgandolfo" l'allora segretario generale della DC Alcide De Gasperi.
Il 17 maggio 1957 scrisse Guareschi sul Candido:
Non voglio rivangare le vecchie storie che sono diventate polvere di tribunale e di galera: Dio sa come effettivamente sono andate le cose e questo mi tranquillizza in pieno. Né voglio rivedere posizioni che non possono essere mutate in quanto assunte per solo suggerimento della coscienza. Voglio soltanto rendere omaggio alla verità e riconoscere che, al confronto dei campioni politici d'oggi, De Gasperi era un gigante.
Gli anni successivi riservarono a Guareschi altre soddisfazioni, ma anche delusioni e problemi di salute. Proprio nel 1957, il 10 novembre, lasciò la direzione del Candido, continuando a collaborarvi con articoli e vignette. Il 27 settembre dello stesso anno aprì un piccolo caffè alle Roncole Verdi, realizzando una delle sue passioni. Solo nel 1964 ampliò la sua nuova attività aggiungendo al caffè un ristorante. Con l'umorismo che lo aveva sempre contraddistinto Guareschi continuò a raccontare le vicende del Mondo Piccolo e dei suoi protagonisti. Infatti, a Cademario, sulle sponde del Ticino, dove oramai dal 1956 trascorreva autunno ed inverno, scrisse "Il compagno don Camillo", che uscirà in volume nel 1963.
Alla fine degli anni Cinquanta, l'agonia del centrismo si era fatta evidente. Sulla DC incombeva la responsabilità, quale partito di maggioranza relativa e guida del governo, di uscire dalla crisi, ponendosi alla ricerca di una formula coalizionale diversa, che godesse di una solida maggioranza parlamentare. In questa cornice, nel 1960 maturò la decisione del Presidente della Repubblica Gronchi di affidare la formazione del nuovo governo a Tambroni, appoggiato esternamente dal PDIUM (Partito di Unità Monarchica) e MSI, contro il quale si mobilitarono PCI e PSI. In particolare, ebbero luogo grandi manifestazioni di piazza dopo che il Presidente del Consiglio consentì al MSI di tenere il proprio congresso a Genova, città medaglia d'oro della resistenza. L'antifascismo genovese scese per le strade con una determinazione tale da tramutarsi quasi in rivolta; da qui il moto di protesta si diffuse per tutta l'Italia come una vera e propria ondata antigovernativa. Alla fine degli scontri si contarono una decina di morti8. Dalla contestazione popolare si passò ad un duro scontro parlamentare, che possiamo definire determinante per la definitiva svolta verso il centro-sinistra, ovvero verso l'attrazione del PSI nell'orbita governativa. Tambroni fu costretto a rassegnare le dimissioni. A questo punto, le condizioni per una collaborazione sempre più stretta tra cattolici e socialisti furono definite con la costituzione nel 1962 del governo Fanfani, verso il quale il Partito Socialista di Pietro Nenni pronunciò un voto di astensione, differenziandosi per la prima volta dal PCI togliattiano, che invece si oppose. Si ponevano così le basi per la marcia verso il centrosinistra "organico", che prenderà forma definitiva nella legislatura successiva, con il primo governo Moro (1963).
I primi anni del nuovo decennio forse furono per Giovannino Guareschi i più difficili da quando era tornato dalla prigionia in Germania. Infatti il 2 ottobre 1961 Rizzoli decise di chiudere il Candido e la notizia giunse improvvisa anche per il giornalista parmense da una nota pubblicata a piè di pagina sotto il suo consueto editoriale. Al colpo subito per la cessazione delle pubblicazioni del settimanale del quale era stato direttore e ai problemi di salute, lascito degli anni di internato militare e ulteriormente peggiorati dopo la prigionia a Parma, seguì il primo infarto nel giugno del 1962. Continuò comunque a collaborare con Il Borghese di Mario Tedeschi, La Notte dell'amico Nino Nutrizio e il Giornale di Bergamo diretto da Alessandro Minardi. Nel gennaio 1963 si trasferì a Roma dove vi rimase fino a fine marzo, per scrivere il soggetto, la sceneggiatura, i dialoghi e curare la regia della seconda parte del film ad episodi La rabbia , la cui prima parte era invece diretta da Pier Paolo Pasolini:
Il fatto che io abbia accettato di comporre la seconda parte di un film della cui prima parte è autore PPPasolini non significa che anche io abbia aperto a sinistra. Come non significa che PPP abbia aperto a destra. L'apertura di PPP è rimasta quella che era.9
Da anni passava l'estate a Cervia e in villeggiatura, nel 1966, scrisse il testo per il libro pubblicitario La calda estate del Pestifero . Protagonista è Gigino, detto appunto il "Pestifero" per via del suo carattere ribelle e per niente indole all'obbedienza, che apparve nei cartoni realizzati da Guareschi per la pubblicità dei gelati Tanara di Parma, trasmessa nel contenitore «Carosello». Sin dalle prime pagine si poté notare come Giovannino Guareschi si sentisse a disagio in una nuova realtà italiana quale quella del boom economico e questo suo sentimento lo rese noto raccontando in poche righe la vita del Pestifero:
La madre ed il padre di Gigino lavoravano dalla parte opposta della città: partivano da casa la mattina presto e tornavano la sera. Gigino viveva, quindi, abbandonato a sé e, quando la scuola non lo teneva occupato, la sua casa era la strada.
Detto questo si capisce benissimo la ragione che aveva indotto Gigino e i suoi soci a riunirsi in ghenga. Ed è poi la stessa ragione che spinge tanti ragazzi a formare quei gruppi che, se spesso rimangono tali, molte volte, purtroppo, si trasformano in piccole bande di teppistelli.
E' il progresso meccanico che richiama nelle città sempre maggiori masse dalla campagna e costringe la città ad allargarsi mostruosamente, divorando case coloniche, prati, boschi, frutteti, vigneti, come fa la lava quando esce dal cratere del vulcano.10
Sempre a Cervia, in un caldo mattino d'estate, il 22 luglio 1968, Guareschi venne colpito dal secondo infarto e morì all'età di 60 anni. L'Unità scrisse che era morto lo scrittore che non era mai nato. Ma la descrizione più sincera di quanto accadde nel giorno del funerale celebrato alle Roncole è di Baldassare Molossi, storico direttore della Gazzetta di Parma , in un articolo apparso su quelle colonne il 25 luglio, intitolato "Italia meschina"
«L'Italia meschina e vile, l'Italia provvisoria, come lo stesso Guareschi con amara intuizione la definì nel 1947, ci ha fornito ieri l'esatta misura del limite estremo della sua insensibilità morale e della sua pochezza spirituale.
«Giovannino Guareschi è lo scrittore italiano più letto nel mondo con traduzioni in tutte le lingue e cifre di tiratura da capogiro. Ma l'Italia ufficiale lo ha ignorato. Molti dei nostri attuali governanti devono pur qualcosa a Guareschi e alla sua strenua battaglia del 1948 se oggi siedono ancora su poltrone ministeriali, ma nessuno di essi si è mosso. Nessuno di essi si è fatto vivo (...). Anche Giovannino Guareschi ormai riposa al cimitero dei galantuomini. È un luogo poco affollato. L'abbiamo capito ieri, mentre ci contavamo tra di noi vecchi amici degli anni di gioventù e qualche giornalista, sulle dita delle due mani.»
È interessante ricordare che tra quegli amici, nascosto dietro un albero, c'era pure Enzo Ferrari che aveva avuto modo di conoscere le opere di Guareschi grazie a suo figlio Dino, morto qualche anno prima e per il cui lutto indossava gli occhiali scuri che lo hanno di certo contraddistinto.


CAPITOLO 2
IL DISCORSO POLITICO DI GIOVANNINO GUARESCHI:
UNA ANALISI DEL CONTENUTO

Abbiamo notato come alcune vicende personali di Guareschi siano legate a quelle politiche e ciò dipende fortemente dalla sua attività di giornalista dal momento che i suoi articoli e le sue vignette costituiscono i mezzi attraverso i quali raccontò gli avvenimenti della sua opera. In questo capitolo comincia l'analisi empirica del suo discorso politico che ha per obiettivo quello di coglierne le sfumature i tratti salienti che lo caratterizzano.

1. Ipotesi e metodologia della ricerca
Al fine di definire i contorni del discorso politico guareschiano ho scelto di trattare un campione di articoli e vignette che fosse rappresentativo della produzione nel periodo 1946-1954. Ho così selezionato dalla raccolta dei numeri del Candido11 quegli articoli e quelle produzioni grafiche che ruotano attorno al rapporto tra il giornalista parmense e la Democrazia Cristiana. In particolare, queste si possono rintracciare in connessione ad alcuni snodi cruciali per la storia politica del nostro paese: le elezioni della Assemblea Costituente incaricata di redigere la Carta Costituzionale dell'Italia repubblicana; le elezioni del 1948, che si svolsero in un clima dominato dallo scontro ideologico tra democristiani e socialcomunisti; il dibattito circa la riforma della legge elettorale 1952-1953, nel quale si confrontano le posizioni favorevoli ad una revisione in senso maggioritario della legge - democristiani in primis - e quelle invece recisamente contrarie, incarnate soprattutto da socialcomunisti e missini, che arrivano a definire "legge truffa" quella approvata dalla maggioranza centrista; le consultazioni del 1953, che segnano il ridimensionamento elettorale della Democrazia Cristiana e il mancato raggiungimento, da parte della coalizione centrista, del consenso sufficiente a far scattare il premio di maggioranza previsto per l'alleanza elettorale risultata vincente; l'approvazione della legge Scelba in attuazione delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione, che vietano la ricostituzione del disciolto partito fascista.
Ho così circoscritto un campione composto da 15 articoli e da 26 vignette12. Muovendo poi dagli studi di Harold Lasswell sugli slogan e sulla propaganda politica, ho poi applicato a questo campione un metodo di analisi del contenuto semplificato, ma rigoroso, che prevede però regole e scansioni rigorose13. In primo luogo, per quanto riguarda i fondi e gli articoli così individuati, ho proceduto alla loro scomposizione in unità grammaticali minime (frasi), formate da soggetto, verbo e predicato. Per quanto invece concerne le vignette, ho cercato di precisare, allo stesso modo, le unità minime di significato veicolate dai segni grafici e dalle frasi contenute nei disegni. In secondo luogo, per entrambi i tipi di reperti ho tentato di individuare quali sono le entità collettive, il "noi politico" con il quale Guareschi si identifica, insieme agli oggetti che invece rimandano ai "bersagli" della satira o dei corsivi guareschiani, ovvero alle collettività verso le quali Guareschi esprime rifiuto, distacco o contrapposizione. Ciascuno di questi reperti contiene infatti una carica valutativa, positiva o negativa, che va tenuta presente nell'analisi: ciascuno veicola, in altre parole, dei simboli , e questi sono gli oggetti della nostra indagine14.
La ricerca è dunque finalizzata a cogliere la struttura simbolica guareschiana, ovvero a rintracciarne gli assi portanti, gli elementi costitutivi tanto del polo positivo quanto di quello negativo del discorso. Infine, grazie a questa metodologia, ho provveduto a classificare i simboli in categorie omogenee costruite induttivamente, il cui esame comparato e in prospettiva diacronica può forse dirci qualcosa dei fattori che plasmano la satira di Guareschi.
In tal senso, è possibile distinguere essenzialmente quattro classi di simboli, che compongono la griglia di analisi utilizzata. La prima categoria è quella che potremmo definire dei "partiti e capi partitici". Vengono archiviati in questa classe tutti i reperti simbolici che hanno per oggetto i partiti politici (la Democrazia Cristiana, il Partito Comunista, gli altri attori organizzati) e la loro leadership : in special modo, De Gasperi, Pella e Scelba. È interessante osservare un dato che emerge dalla indagine, ovvero che allorché l'attenzione di Guareschi ricade più volte sul PCI, ciò è interpretabile come una conseguenza diretta delle polemiche innescate contro la DC, vista come troppo divisa al suo interno e attenta più alle lotte di potere e di successione interne che non al compito di governare il paese. E valorizza invece uomini e programmi della DC quando invece egli ha l'impressione che il profilo governativo prenda il sopravvento. A questo riguardo, si possono citare alcuni esempi significativi:
fu Lei [De Gasperi] ad ordinare ai democristiani in extremis di votare per la repubblica15;
come tanti anni fa abbiamo sostenuto De Gasperi, oggi sosteniamo Pella16
…i vecchi e famosi tromboni della DC17
Una seconda voce raccoglie invece tutte le invocazioni che si riferiscono alla comunità nazionale, all'Italia. In particolare, nella categoria "nazione" ritroviamo simboli che si riferiscono in modo esplicito alla comunità dei cittadini che diventano opinione pubblica e di cui Guareschi si fa portavoce, sia nel caso di polemiche contro i partiti e i loro leader, sia nel caso di sostegno per i protagonisti della scena politica. Più precisamente, allora, la "nazione" nel discorso guareschiano non solo indica l'Italia come stato, ma anche come insieme di individui che in quell'identificazione esprimono i loro interessi e richiamano all'impegno i rappresentanti partitici: lo scrittore ricorre ad espressioni quali:
…poveri del nord e poveri del meridione18
Questo da onesti italiani abbiamo chiesto per due anni19
Vi sono poi altre due classi simboliche: da una parte, quella nella quale ricadono i simboli di società; dall'altra, quella che raccoglie gli enunciati connessi alle istituzioni. Per quanto riguarda la seconda, qui ritroviamo i frammenti narrativi che hanno per oggetto l'articolazione strutturale del regime politico italiano:
…lo stemma caduto… bandiera dei giorni lieti e tristi20
…la breve repubblica…l'ambigua Italia dei vivi21
Per quanto invece attiene alla categoria dei simboli di società, sono da ricondurvi le invocazioni che hanno per oggetto i mezzi di comunicazione, giornali di partito in particolare, che rientrano nel discorso guareschiano quali fonti di alcune informazioni o perché, per l'appunto, sono legati alle polemiche che in primis interessano i protagonisti della politica e solo successivamente gli apparati che li sostengono. Di nuovo alcuni stralci:
Piccoli, direttore del Popolo Trentino… Democrazia, settimanale della DC… incredibile documento di ingratitudine e faziosità22

Una volta specificate le categorie che danno forma alla griglia, è possibile precisare l'ipotesi che, in senso generale, guida la mia indagine. In particolare, l'ipotesi è che sia possibile interpretare l'evoluzione della produzione guareschiana dal 1946 al 1954 attraverso l'analisi sistematica di un campione rappresentativo della stessa, secondo la metodologia di una semplificata analisi del contenuto; e che le ragioni dei mutamenti osservati nella struttura simbolica siano da ricercare, come accade per il linguaggio politico tout court , nella sfera extrasimbolica ossia, in quel che accade nel sistema politico italiano nel periodo considerato. Ma vediamo meglio come si articola il disegno della ricerca e i risultati ai quali è possibile approdare.

2. I risultati generali dell'analisi
Cominciando dal trattamento degli articoli di fondo che rientrano nel campione oggetto di studio, l'applicazione del metodo di indagine sopra specificato ha prodotto la distribuzione generale che possiamo osservare esposta nella tabella 1:

Tabella 1. La distribuzione generale degli enunciati degli articoli.
CATEGORIE N %
Partiti e capi partitici 156 76,8%
Nazione 28 13,7%
Istituzioni 12 5,9%
Società 7 3,4%
TOTALE 203 100%

Già queste cifre ci permettono di tracciare alcune schematiche considerazioni. Primo: il discorso guareschiano appare imperniato essenzialmente sulla simbolizzazione dei partiti e dei capi politici. Ciò non è sorprendente: dopo tutto, già dalla biografia del nostro autore emergeva con forza l'immagine di un intellettuale che interviene nella vita politica italiana ed è evidente che l'analisi rispecchi questo orientamento. Quel che colpisce è piuttosto la misura , la consistenza assolutamente predominante di tale orientamento: oltre il 75% dei simboli ricade in questa categoria. Secondo: una attenzione non irrilevante riceve anche la comunità nazionale, anche se largamente minoritaria. Infine, le ultime due categorie, "società" ed "istituzioni", rivestono uno spazio pressoché residuale nelle mappe simboliche guareschiane. Sotto questo profilo, occorre notare che, per esempio, i reperti simbolici riferiti alle "istituzioni" sono concentrati in un unico articolo, Addio Giovannino , pubblicato sul Candido all'indomani dell'esito referendario del 2 giugno 1946, e che dunque ci dice quanto il tema, al di là della occasione specifica, sia poco frequentato dal discorso politico di Guareschi23.
Si pone dunque la questione di ricavare dai dati un quadro più dettagliato, giacché le informazioni finora dedotte non ci consentono di tracciarne una interpretazione. La via è quella dell'approfondimento dell'analisi. Tuttavia, un primo passo per verificare la plausibilità delle osservazioni generali a cui siamo pervenuti è quello di allargare lo sguardo alla restante parte del campione, spostando il fuoco sui reperti desumibili dall'esame ravvicinato delle vignette satiriche di Guareschi, che sono sintetizzati nella tabella 2:

Tabella 2. La distribuzione generale dei simboli delle vignette.
CATEGORIE N %
Partiti e capi partitici 44 78,5%
Nazione 10 17,8%
Società 2 3,5%
TOTALE 56 100%

La mappa simbolica non esibisce sostanziali differenze con quella già osservata nel caso degli enunciati tratti dagli articoli. Anche in questo caso, infatti, si ha la predominanza dei simboli riferiti a partiti e capi partitici (quasi l'80% delle rilevazioni finiscono in questa classe), mentre aumenta leggermente l'attenzione per la caratterizzazione della nazione (quasi il 18%). L'unica specificità pare essere la completa assenza della categoria "istituzioni"- per le ragioni che ho cercato di esplicitare supra24. Le ragioni di una spiccata omogeneità rispetto alla distribuzione rilevata a livello di enunciati sta anche nei criteri di presentazioni di articoli e vignette, che spesso comparivano abbinati nelle pubblicazioni di Candido : ad un fondo o ad un corsivo faceva da accompagnamento una rappresentazione grafica che rendeva ancora più incisivo il tema trattato.
Per quanto riguarda le classi di simboli, possiamo notare che la categoria "nazione" raccoglie le rappresentazioni grafiche che hanno per oggetto l'Italia o l'opinione pubblica, sotto le spoglie di una figura femminile dai caratteri gentili, mentre sotto la voce "partiti e capi partitici" ho raggruppato le caricature dei diversi protagonisti della politica italiana, valorizzati positivamente o negativamente, in base alla inclinazione della penna di Guareschi. Infine sottola voce "società" rientrano poche raffigurazioni (2) che hanno per oggetto gli organi di stampa dei partiti.25

Ora, quale quadro emerge dall'esame congiunto delle due distribuzioni? Provo a tracciare un commento all'ingrosso. I pilastri portanti del discorso guareschiano paiono essere, in entrambi i casi, due: da una parte, in proporzione assolutamente dominante, le invocazioni che hanno per oggetto i protagonisti della lotta politica in Italia (partiti e leadership di partito); dall'altra parte, i riferimenti che rappresentano la comunità nazionale. L'andamento del discorso sembra quindi strutturarsi secondo un impianto dualistico. A ben vedere, infatti, il flusso simbolico si indirizza in primo luogo sui comportamenti della classe politica, a cui fa da contraltare, in seconda battuta, la rappresentazione della comunità nazionale. In effetti, un rapido sguardo d'insieme ai reperti simbolici estratti dal campione sembra avvalorare questa considerazione. Per un verso, Guareschi nei suoi articoli e nelle sue vignette esprime i suoi orientamenti positivi o negativi particolare verso la Democrazia Cristiana e i suoi leader, quali De Gasperi, Pella e Scelba. Il che si ricollega al ruolo di commentatore politico del direttore del Candido il quale interviene nel dibattito che contraddistingue le vicende politiche degli anni 1946 - 1954. I riferimenti alla nazione sono interpretabili invece come altrettante affermazioni lealtà e di tutela degli interessi del popolo italiano - del quale fanno parte i lettori -, che non di rado, nella lettura guareschiana, appaiono contrapposti all'interesse dei partiti, in particolare della DC, specie dopo l'affossamento interno del governo monocolore di Pella (1954), ad opera dello stesso partito di maggioranza relativa.
La nostra ricognizione empirica ci restituisce dunque una articolazione del discorso guareschiano che vede i significati addensarsi attorno attorno a queste due categorie .Guareschi, in qualche grado per avvertire i partiti di governo, si avvale di enunciati ricollegabili alla "nazione", nei quali esprime le preoccupazioni di quella parte di italiani che nel 1948 votarono per la Democrazia Cristiana attribuendole quel ruolo di blocco anticomunista che con il tempo, stando a Guareschi e ai suoi editoriali, sembra aver smarrito per concentrarsi sulle sole questioni interne. Il richiamo è ancora più forte nelle vignette, occasione in cui con graffiante ironia tramuterà in caricature la sua vis polemica anti degasperiana dei primi anni '50. Ma cosa intendeva Guareschi per nazione? O meglio, in che modo si può parlare di concezione nazionale, comunitaria e nel contempo individuale analizzando il pensiero dell'autore parmense?
Marco Ferrazzoli, nella sua trattazione critica dell'opera di Guareschi, tratta diffusamente della piattaforma etica dalla quale prende le mosse il nostro autore, aiutandoci così a identificare con maggiore precisione, entro l'assiologia guareschiana, gli oggetti di orientamento positivi e negativi:
Guareschi è contro intellettuali, comunisti, clericali, egoisti, voltagabbana, vigliacchi, sfaticati, permissivismo, modernismo, progressismo, razionalismo, partitocrazia, corruzione, lottizzazione, clientelismo, materialismo, consumismo, globalizzazione, divisione del mondo in blocchi, omologazione, lassismo, maleducazione, disimpegno, razzismo…26
A ben vedere, questo elenco designa anche quegli elementi che secondo Guareschi sono esclusi dalla - o addirittura, assumono le vesti di nemici della - nazione. Che non è affatto un concetto astratto, ma altamente sentimentalizzato. Insomma, nessun sofismo o intellettualismo, per Guareschi ciò che maggiormente conta è il pragmatismo ed un sentimento che accomuni il carattere individuale ("L'uomo è ciò che produce" avrà modo di appuntare su un quaderno personale nel 1953) e quello solidale, dando forma all'abbinamento tra solidarismo sociale e conservatorismo. Tutto questo insieme di pensieri e ragionamenti si materializza negli enunciati che riconducono alla categoria "nazione", baluardo di atteggiamenti positivi e genuini. Il sentimento nazionale è contro la partitocrazia. Non è un caso che gli enunciati di tale sfera facciano da contraltare alle lotte per il potere innescate dai partiti che finiscono per consumarsi in vendette intestine e in un regime parlamentare che agisce indipendentemente dal consenso dei suoi elettori. Per Ferrazzoli lo strano binomio solidarismo - conservatorismo nasce dall'educazione etica e civica che Guareschi ha ricevuto dai genitori e dalla lettura dei testi deamicisiani "Primo Maggio" e "Cuore". Nel 1951 scrisse che i suoi principi base erano tre e tre erano rimasti: difesa dell'idea cristiana, lotta contro ogni dittatura, difesa dei valori spirituali della Patria27. Presumibilmente questi tre ingredienti condizionarono la sua polemica, l'ennesima, nei confronti della corrente di sinistra della Democrazia Cristiana, espressione partitica del pensiero di Dossetti e che è documentata da una foto che ritrae il giornalista a pranzo con De Gasperi in quel di Cortemaggiore (PC) in occasione dell'inaugurazione della raffineria nella provincia emiliana, con quest'ultimo che titubante ascoltava i consigli di Guareschi che lo diffidava dall'apertura verso i partiti di sinistra.
Soffermandoci ancora un attimo sull'idea di nazione guareschiana. Dopo averne definito i tratti, sempre Ferrazzoli ci permette di capire quale ruolo vada attribuito allo Stato: in un percorso logico che parte dall'indicazione degli elementi che Guareschi giudicava dannosi per l'interesse della comunità italiana, ecco che alla nazione è affidato il ruolo di mediazione tra la libertà individuale e il dovere solidale. Questo impegno così gravante e necessario è affidato allo Stato dal momento che dalla madre, maestra elementare, "Guareschi acquisì un fortissimo senso civico e delle istituzioni e il principio che i doveri di chi svolge una funzione pubblica non cessano mai"28.
Il polo dal quale scaturisce il discorso polemico di Guareschi e al cui interno comunque non si esaurisce, è quello della categoria "partiti e capi partitici". Abbiamo già notato come in questa categoria ricada quasi l'80% degli enunciati, ora proviamo a relazionare questi valori alla luce di quanto introdotto sul pensiero di Giovannino Guareschi.
In questa connessione (nazione - partitici e capi partitici) si può individuare il nucleo centrale del discorso politico guareschiano: il giornalista parmense, nella sua attività di polemista, non perde occasione di criticare alcune figure di spicco del maggior partito moderato accusandole di aver perso di vista il valore del voto del 18 aprile 1948, con il quale quasi il 50% degli italiani aveva confermato la propria fiducia nella DC. Tale elemento trova forma nelle strutture di alcuni articoli in cui ad un enunciato di denuncia ne corrisponde immediato uno di sostegno. Nella maggior parte dei casi si tratta di prese di posizione con polarità negativa contro il partito e le sue diverse correnti controbilanciate da enunciati di stima e sostengo a favore di leader quali De Gasperi prima e Pella poi o relativi alle posizioni dell'opinione pubblica, che compare anche raffigurata nei panni dell'Italia in alcune vignette dello stesso autore; si incontrano così argomentazioni con le quali Guareschi tende a distinguere due soggetti in modo tale che risulti appieno il plauso per l'attività svolta dal leader e la condanna per le manovre di quelli che chiaramente definisce "politicanti"29. Ad esempio, sempre nell'articolo "In grigio come un borghese qualunque", Guareschi prima scrive di avere grande rispetto verso De Gasperi, ma che nel contempo il partito da lui guidato "non gode di particolare simpatia presso di noi" . Poche righe sotto, ecco che al "noi siamo uomini liberi e poi siamo il signore tal dei tali" contrappone, riferendosi sempre a De Gasperi, la frase "il sospetto orribile è che anche Lei sia un qualunque signore in grigio che l'Italia ha preso in prestito dal secolo dei sorpassati". In un passaggio delle fianchette30 apparse sul Candido del 30 maggio 1948 troviamo un'altra contrapposizione: "molti democristiani non hanno capito il significato del 18 aprile. De Gasperi invece lo ha capito". E ancora: "De Gasperi aveva le idee chiare, ma la DC non è De Gasperi"31.
Se poi spostiamo nuovamente il fuoco sulle vignette, i dati confermano quanto affermato riguardo agli enunciati tratti dagli articoli: i due poli attorno ai quali si distribuiscono i valori sono "nazione" e "partiti e capi partitici". Si nota nuovamente come la maggior parte dei valori, positivi e negativi, si ricolleghino alla seconda categoria con una percentuale di gran lunga superiore a quella relativa alla "nazione". Ciò trova giustificazione nel fatto che ci troviamo di fronte a realizzazioni grafiche quali sono le vignette che necessariamente devono apparire nei confronti del lettore dirette e a loro modo sobrie, prive di qualsiasi fronzolo. A riguardo va ricordato che le vignette trattate svolgevano un ruolo fondamentale nella nuova impaginazione del Candido che in quegli anni passò al formato di tabloid: la prima pagina era occupata dalla intestazione e per il resto dalla sola vignetta satirica, adibita al ruolo di copertina del numero settimanale. Si rendeva necessario quindi per Guareschi identificare il tema che poi sarebbe stato al centro dell'editoriale pubblicato in seconda pagina e, dal momento che i dati ottenuti dagli articoli ci confermano una maggiore concentrazione anche in quel caso attorno alla categoria partitica, ecco che allo stesso modo le vignette ricalcano le scelte degli articoli. Lo stesso accadeva poi nelle pagine interne, intervallate da lunghi servizi, rubriche e raffigurazioni a tutto campo.
D'altra parte, i simboli o i valori ricollegabili alla categoria "nazione" compaiono talvolta accanto alle caricature del politico o del partito di turno, incarnati in figure femminili rappresentanti l'Italia come nazione o opinione pubblica. Più precisamente, in questo ultimo caso, Guareschi si preoccupa di rendere chiaro il ruolo svolto dalla donna raffigurata inserendo una sorta di didascalia all'interno dell'immagine. Ritorna così il dualismo già riscontrato nell'analisi degli articoli: ad un valore negativo quale può essere la DC o uno dei suoi leader fa da contrapposizione un valore positivo tramite l'Italia o gli italiani. Soffermandoci però ancora un attimo sul ruolo "femminile" nelle vignette guareschiane, ecco che a pagina 7 del Candido numero 23, anno IX, uscito il 7 giugno 1953, compare l'immedesimazione del partito monarchico, sostenuto dall'autore parmense nella tornata elettorale di quell'anno, nelle vesti della Vecchia Italia, quella che Guareschi salutò nel fondo "Addio Giovannino" all'indomani della vittoria repubblicana nel referendum costituzionale. La figura ha i tratti tipici utilizzati per identificare l'Italia come nazione, accompagnata però in questo caso dalla croce sabauda sul petto.

Addentrandoci ulteriormente nelle analisi dei dati raccolti e delle vignette, e ricollegandoci ancora una volta a quel dualismo che contraddistingue il discorso politico del Guareschi giornalista, ci sono raffigurazioni nelle quali i protagonisti sono esclusivamente capi partitici, solitamente due o tre, ciascuno con un valore opposto a quello dell'altro personaggio. Infatti, con l'insediamento del nuovo governo Pella e con la vicende interne alla Democrazia Cristiana che seguirono, Guareschi disegna caricature di De Gasperi e Scelba affibbiandogli tratti scontrosi e minacciosi nel caso del primo o una bassa statura al secondo tanto che Scelba, per apparire più alto rispetto al dignitoso Pella, deve salire sulle spalle dello statista trentino. Oppure sempre De Gasperi offre una stretta di mano a Pella che rimane titubante di fronte alle tenaglia che prende il posto del braccio del leader democristiano che in quell'occasione definì "amico" il nuovo governo. O ancora, spostando il fuoco sul ruolo della nazione, nella vignetta "Il sempre pronto"32, pubblicata a ridosso delle dimissioni di Pella, De Gasperi fa la figura di una pantofola mal ridotta e la donna - Italia lo ammonisce: "Grazie, onorevole De Gasperi, ma non mi serve più: con delle vecchie ciabatte si fa poca strada".

Dopo aver identificato la struttura generale del discorso guareschiano ed averne identificato gli assi portanti, ho fatto esplicito riferimento ad alcuni esempi estratti qua e là dal campione, raccolti quasi a volo d'uccello, che sembrano avvalorare la nostra lettura circa la disposizione fondamentale dei significati all'interno dell'edificio discorsivo costruito da Guareschi. Per verificare la veridicità di questa rappresentazione, dobbiamo però sottoporre il campione ad un trattamento meno impressionistico. Si tratta, in altre parole, di "mettere in movimento" i dati, passando da una rappresentazione statica dei risultati ad una dinamica. Ciò può essere effettuato anzitutto esaminando come si distribuisce la carica valoriale (positiva o negativa) associata ai simboli rilevati; e, in secondo luogo, proiettando le risultanze della nostra indagine lungo l'asse temporale.

3. Le valorizzazioni nel discorso politico di Guareschi: gli articoli di fondo
L'analisi si concentra a questo punto sulla distribuzione temporale degli enunciati positivi e negativi estratti dagli articoli comparsi sul Candido . A monte, è possibile individuare uno schema di ancoraggio sistematicamente riprodotto da Guareschi: da una parte, i meri fatti dell'agone politico e partitico; dall'altra, la sua opinione che cambia di volta in volta di fronte ad una Democrazia Cristiana che, a suo modo di vedere, opera sulla base del voto espresso dalla maggioranza degli italiani o solamente per risolvere conflitti interni, sottostimando, in questo modo, la minaccia comunista e i valori della tradizione conservatrice nella quale può essere facilmente inserita la visione dell'autore. Ma diamo uno sguardo ai risultati, sintetizzati nella tabella 3:

Tabella 3. La distribuzione degli enunciati positivi e negativi nel corso degli anni.
ENUNCIATI POSITIVI E NEGATIVI
CATEGORIE+%-%
1946
Istituzioni675%675%
Partiti e capi partitici 225%225%
Totale8100%8100%
1947
Partiti e capi partici650%1494%
Nazione 650%16%
Totale12100%15100%
1948
Partiti e capi partitici 225%1270,6%
Nazione 675%211,7%
317,7%
Totale8100%17100%
1951
Partiti e capi partitici 375%2284,6%
Nazione 425%415,4%
Totale7100%26100%
1953
Partiti e capi partitici 867%18100%
Nazione 433%
Totale12100%18100%
1954
Partiti e capi partitici 6100%8100%
Totale6100%8100%
1954 - Nuovo governo Scelba
Partiti e capi partitici 640%40100%
Nazione 960%
Totale15100%40100%

Nel numero del 1° maggio 1949, Guareschi scrisse:
In Italia non esistono eccezioni: se un giornale non fa della politica, se si ostina a dire quello che dicono i suoi redattori e non quello che conviene far credere che essi pensino, si troverà alla fine solo contro tutti.
La frase può rappresentare un manuale con il quale proseguire nella trattazione. Leggendo gli articoli selezionati che costituiscono le fonti dei nostri dati, Guareschi non può essere totalmente affrancato alla politica democristiana, tanto è vero che nel 1946 votò per la monarchia al contrario della DC che, per bocca di De Gasperi, sostenne la repubblica. A maggior ragione, notando la quantità di enunciati negativi rivolti ai leader di quel gruppo partitico è evidente come il rapporto sia particolarmente critico, ma nello stesso tempo non negò il suo sostegno alla stessa DC o meglio, al suo leader nel momento in cui questo si fa garante dei valori e dei sentimenti che contraddistinguono la figura di Guareschi. A tal proposito, ad esempio, nelle fianchette del Candido del 30 maggio 1948, De Gasperi costituisce una opzione di valore positiva contrapposta al resto della Democrazia Cristiana. Nell'occasione Guareschi invita il nuovo presidente del Consiglio a "lasciare in guardaroba" lo stemma del suo partito di appartenenza per l'apertura della prima legislatura repubblicana, dal momento che molti elettori non democristiani avevano optato comunque per la DC di fronte alla paura di un consolidamento del Fronte Democratico Popolare. Alle parole di Guareschi replica "Democrazia", settimanale cattolico, con un documento che lo stesso Guareschi definisce "di ingratitudine e faziosità", concludendo che "preoccupa una notevole quantità di democristiani" che la pensi allo stesso modo. Contrariamente, per De Gasperi riserva frasi di apprezzamento e sostegno perché "De Gasperi non la pensa come i democristiani", con il risultato di "rassicurare una enorme quantità di altra gente". Ciò non toglie che in altre occasioni, specialmente dopo le elezioni amministrative del 1951 quando Guareschi accusò la DC di aver perso città importanti quali Bologna e Parma per aver rifiutato l'appoggio del Movimento Sociale Italiano, il rapporto tra i due possa essere letto invece alla luce di una opzione di valore negativa. Infatti il numero degli enunciati negativi sale da 12 a 22, mentre rispetto al 1948 troviamo un solo enunciato di valore positivo nella categoria "partiti e capi partitici". A partire dal 1951 i valori negativi tendono ad aumentare o ad attestarsi sulle cifre dell'anno precedente, mentre per registrare un sensibile incremento di quelli positivi bisogna attendere l'insediamento del nuovo esecutivo non più presieduto da De Gasperi. Nel momento in cui quest'ultimo di fatto si pone come antitesi al governo di Pella, rendendosi colpevole per Guareschi del suo affossamento, il giornalista delle Roncole immagina un "cielo senza sole, ma pieno di De Gasperi" e "di pezzi grossi della DC che dicono che Pella è bravo, ma il suo è un governo provvisorio"33. Il ruolo positivo dell'ex capo del governo passa a Pella, che sempre nello stesso articolo viene indicato "come se fosse l'uomo nuovo". Guareschi esprime ottimismo e fiducia, riprendendo anche alcuni valori caratteristici della sua visione politica e sociale:
Siamo miracolosamente giovani e perciò abbiamo fede in Dio e nella vita. Non è ottimismo, è qualcosa di più serio.
La struttura del pezzo, che poi risulta tratto in comune con la maggior parte degli altri passati in rassegna, si articola in modo che ad una introduzione dal valore positivo faccia riscontro un corpo centrale dove Guareschi ripercorre la storia degli ultimi mandati degasperiani sottolineando la rottura fra il "governo provvisorio" del primo e quello "definitivo" di Pella. Le opzioni di valore nei confronti della DC fino alla fine degli anni '40 hanno un comune denominatore positivo che si identifica dunque nella figura di De Gasperi. Nonostante i numeri della tabella ci indichino cifre maggiori nella categoria "partititi e capi partitici" nella colonna degli enunciati negativi, il peso "qualitativo" degli enunciati positivi nella stessa categoria è altresì maggiore perché rivolti al leader della Democrazia Cristiana artefice fino a quel momento di una politica rivolta agli interessi della "nazione" che in termini di presenza eguaglia se non supera la categoria partitica con polarità positiva. D'altra parte non si può negare il significato di numerosi enunciati dal valore totalmente opposto, che segnalano il timore accompagnato dalla critica di Guareschi per i comportamenti e le finalità politiche della base del partito cristiano. La lettura della distribuzione dà gli stessi risultati anche nel momento in cui cambiano i protagonisti e al "vecchio" De Gasperi si sostituisce il "nuovo" Pella, "messo in crisi freddamente, deliberatamente, vilmente dagli invasati e arruffoni della politica"34. Oltre al termine con il quale sono indicati i fautori della crisi di governo, "invasati e arruffoni della politica", il fatto che dopo l'insediamento del governo Scelba, spalleggiato da De Gasperi, il numero di enunciati negativi contro i partiti e i loro capi raggiunga la cifra più alta che si possa riscontrare (ben 40) è una ennesima constatazione del comportamento di Guareschi che varia caso per caso lungo una ipotetica linea dell'interesse per la comunità e l'Italia.

4. Le valorizzazioni nel discorso politico di Guareschi: le vignette
Analogamente a quanto abbiamo fatto per gli articoli di fondo, è necessario procedere anche per quanto attiene alle vignette ad una disaggregazione dei risultati che ci consenta di cogliere le dinamiche di costruzione e di sviluppo delle mappe simboliche sottostanti lungo la dimensione temporale. Nella tabella 4 sono esposte le risultanze empiriche di questa operazione:

Tabella 4. La distribuzione dei simboli positivi e negativi nel corso degli anni.
CATEGORIA + % - %
1953
Partiti e capi partitici 4 36,4% 21 91,0%
Nazione 7 63,6% 2 8,0%
Totale 11 100% 23 100%
1953
Partiti e capi partitici 8 72,7% 11 100%
Nazione 3 27,3%
Totale 11 100% 11 100%

Come nel caso degli articoli, la distribuzione temporale ci consente di confrontare i dati tenendo conto delle vicende politiche di qualche importanza nella produzione guareschiana. In questo caso, ma già lo si è potuto intendere da queste righe introduttive, il 1954 indica un momento saliente nell'attività di giornalista di Guareschi, con la forte ed aspra battaglia politica con la Democrazia Cristiana e De Gasperi.
Si nota immediatamente che la percentuale più alta dei valori è da attribuire alla categoria "partiti e capi partitici", con una maggiore distribuzione nella parte destra della tabella che raggruppa quelli negativi. La chiave di lettura dei dati risulta essere la stessa fatta valere per gli articoli. Il biennio 1953-54 è poi caratterizzato dalla campagna elettorale per le elezioni parlamentari, dal fallimento della "legge truffa" e dall'abbandono del governo di De Gasperi a favore di Pella prima e di Scelba poi. Così tra i partiti che assumono valori positivi sono facilmente ricollegabili le vignette che hanno per protagonista il partito monarchico, incarnato nella stessa figura femminile rappresentante la nazione con l'aggiunta della croce sabauda sul petto. Se in occasione della campagna del 1948 non si era apertamente collocato a fianco di un partito moderato quali potevano essere il PLI o la DC, a cinque anni di distanza ed in seguito alle polemiche portate avanti nel frattempo dalle colonne del settimanale umoristico, la presa di posizione di Guareschi è netta: "Non disperdete i voti: dateli a me!" è l'invito dell'Italia monarchica35. La stessa immagine, priva del simbolo politico, torna nel momento in cui Guareschi esprime il sentimento dell'opinione pubblica contro la Democrazia Cristiana colpevole per il giornalista di aver promosso una legge elettorale che garantirebbe più voti del previsto al Partito Comunista.
La prima pagina del Candido del 21 giungo 1953 ospita la vignetta dal titolo "Bocciata all'esame di aritmetica" nella quale una maestra, l'Italia, riprende severamente l'alunno, la Democrazia Cristiana che sulla lavagna ha scritto "Addizione: comunisti 8.160.000 + anni di demagogia cristiana 5 = comunisti 9.562.000". Il commento della maestra è: "Adesso, quando lo saprà lo zio d'America che fa tanti sacrifici per mantenerti gli studi!". E' interessante notare come "democrazia" venga sostituita da "demagogia", a testimonianza di un rapporto tra il partito di governo e Guareschi particolarmente freddo e conflittuale. Questa nuova polemica si aggiunge nuovamente a quella del 1951. Nell'occasione Guareschi aveva accusato la DC di aver perso alcuni centri amministrativi strategici rifiutando il sostegno di monarchici e missini e promuovendo per mano dell'allora ministro degli Interni Scelba misure restrittive verso i movimenti di destra passate alla storia come "legge polivalente". Tornando al 1953, due settimane prima, a pagina 16 del Candido numero 23 del 7 giugno la DC non è l'alunno indisciplinato che non sa risolvere nel modo corretto il problema di matematica, ma un "donnone" che a colpi di martello prova a rompere una colonna con lo stemma sabaudo: "Nel giugno 1946 abbatté la Monarchia, nel giugno 1953 la vuole distruggere". La soddisfazione più grande per Guareschi sembra arrivare una settimana dopo, nel numero del Candido che commenta i risultati delle elezioni: sempre la prima pagina ospita la vignetta d'apertura con una bilancia e due pesi: 50% dittatura - 50% democrazia. Quest'ultimo è più pesante del primo e sempre l'evocazione femminile della monarchia afferma serena: "Monarchico hai visto? Il tuo voto non è andato disperso ma ha avuto il suo giusto peso".
Raramente sarà poi possibile trovare raffigurazioni che esprimano valori positivi verso la Democrazia Cristiana. La decisione guareschiana di promuovere così fortemente il partito monarchico risiede da una parte nel fatto che in occasione del referendum istituzionale avesse votato per la monarchia, dall'altra trova giustificazione nell'accentuarsi del suo tratto populista caratterizzato dalla forte denuncia contro i vertici della DC, De Gasperi in primis. La storpiatura del termine "democrazia" in "demagogia cristiana" si propone come denuncia del comportamento di un partito che, secondo Guareschi, nell'ultimo periodo aveva dimenticato il valore del voto conferitogli dalla maggioranza degli italiani cinque anni prima, quando votarono la Democrazia Cristiana a discapito di partiti dai quali si sentivano maggiormente rappresentati, ma per timore del Fronte Popolare avevano deciso di sostenere De Gasperi per assicurargli una larga vittoria. A ciò si aggiunge la nuova legge elettorale che, sempre secondo Guareschi, andava a discapito di partiti come il PLI, il PRI, il PSDI e quelli di destra quali PNM e MSI, a favore invece di una parte direttamente della Democrazia Cristiana che puntava al premio di maggioranza, dall'altra indirettamente del PCI, rafforzando il bipolarismo tra i due gruppi parlamentari. Ecco come si può spiegare, ad esempio, la vignetta che ripropone la "donnona" ornata dello scudo crociato in cima alla testa che apre tre gabbie per uccelli che identificano i partiti liberale, repubblicano e socialdemocratico ridotti a pelle ed ossa, invitandoli a "volare per l'azzurro cielo della democrazia…"36.
Il rapporto Guareschi - Democrazia Cristiana non si rasserenò di certo nel 1954, come confermano i dati della tabella. D'altra parte si nota che il totale dei valori positivi (11) è pari al totale di quelli negativi, a testimonianza di una dicotomia che caratterizza le vignette osservate. In questo periodo sono ancora più forti i tratti del discorso politico che ha contraddistinto l'opera guareschiana, grazie soprattutto all'effetto dei disegni. Quelli presi in considerazione facevano da sfondo agli editoriali nei quali il giornalista da una parte esprimeva stima e fiducia in Giuseppe Pella e per contro accusava Alcide De Gasperi e Mario Scelba di manovrare alle spalle dell'economista vercellese Distinto e sicuro di sé Pella, malvagio e smanioso di protagonismo De Gasperi, i due sono al centro della maggior parte delle vignette, al punto che quegli otto valori positivi della categoria "partiti e capi partitici" sono totalmente attribuibili all'allora Presidente del Consiglio, mentre gli undici negativi al binomio De Gasperi - Scelba, contraddistinto dall'accezione negativa.
Come ricordato nelle pagine precedenti, Pella era "il sole nuovo", il capo di governo che incarnava quei valori e sentimenti che appartenevano all'animo e al pensiero di Guareschi. Nel contempo era pure l'uomo nuovo, come se già l'Italia di allora, otto anni dopo la Liberazione, fosse vecchia e adagiata su se stessa, mentre Pella, che durante il suo breve mandato si era impegnato energicamente perché Trieste tornasse italiana, era colui che avrebbe potuto dare una nuova dimensione attiva e competitiva alla nazione.
Questa chiave di lettura ci facilita la traduzione di altri disegni, alcuni già introdotti come nel caso del "De Gasperi - vecchia ciabatta" che si offre nuovamente come salvatore della Patria, altri invece non ancora considerati, ma dello stesso impatto iconografico: ad esempio la vignetta intitolata "Lo si vede"37, con due uomini comuni che confabulano tra di loro: "Pella è caduto perché non aveva alle spalle la DC?", domanda il primo. "No, è caduto proprio perché l'aveva!", ribatte il secondo mentre lo sventurato protagonista passa in primo piano con un coltello nella schiena.


CAPITOLO 3
IL DISCORSO POLITICO DI GIOVANNINO GUARESCHI:
UNA INTERPRETAZIONE

Dalla nostra analisi precedente, risulta ormai evidente che la struttura del discorso politico gaureschiano, quale scaturisce dagli articoli e dalle vignette è caratterizzato da un andamento dualistico, che oppone il riconoscimento positivo fondato sui valori che identificano la nazione ai simboli che identificano, con poche eccezioni, la classe politica, in particolare di governo e interna alla DC. Contestualizzando questo risultato con il periodo storico preso in considerazione, è forse possibile a questo punto precisare i tratti di un discorso che è riconducibile, almeno in prima approssimazione, al campo del populismo politico.
L'alternarsi di enunciati di sostegno o di critica, il susseguirsi di vignette con i connotati dei protagonisti che cambiano in base al loro agire politico e la continua difesa dei valori che costituiscono il concetto di nazione guareschiana (anche indirettamente nel caso in cui focalizza la sua attenzione esclusivamente sulla polemica con il partito e il suo leader di turno) ci danno il senso del populismo di Guareschi. Proprio come il suo, il discorso populista è un discorso anzitutto di denuncia - di qui l'assoluta preponderanza di enunciati negativi e vignette polemiche -, anche se non trascura la costruzione di un polo positivo (opposto a quello negativo), che non di rado viene ricondotto alla nazione, alla comunità nazionale intesa in senso organico38.
Di certo il populismo di Giovannino Guareschi non combacia con il populismo di matrice cattolica ispirato anche da Dossetti, vittima di alcune vignette apparse sul Candido, delineato da Marco Tullio-Altan39, secondo il quale la Democrazia Cristiana partiva da una condizione di netto vantaggio rispetto alle altre compagini politiche: disponeva infatti di una fitta rete di organizzazioni e associazioni culturali ispirate al cattolicesimo e il supporto del partito cattolico derivava da De Gasperi che si era ricollegato al filone del pensiero cattolico - liberale italiano dell'Ottocento e attraverso di esso a Tocqueville:
L'ideologia cattolica gli si offriva come uno strumento politico di inestimabile valore, ma costituiva allo stesso tempo una seria minaccia alla realizzazione del contenuto democratico del suo programma originale. (…) I censori più severi egli li ebbe forse nella sinistra cristiana, che giudicarono la DC di De Gasperi un netto passo indietro di tipo conservatore, in rapporto al PPI di don Sturzo40
Le radici di questo fenomeno risiedono, secondo questo autore, nella credenza profondamente sentita in un mondo di valori che spesso ostacolava una realistica interpretazione della realtà complessa e contraddittoria. A tal proposito:
L'approfondimento dei gravi limiti dell'assetto capitalistico e la violenta polemica anti liberale portavano ad un 'progressismo' cattolico spesso venato da tendenze populiste e materiato da una critica ancora sostanzialmente romantica del capitalismo41
Tale posizione, secondo Tullio-Altan, non era certamente in linea con l'impostazione degasperiana, di scontro o di confronto ideologico serrato con il blocco comunista. Parallelamente a queste vicende intrapartitiche, si accompagna il lavoro di vignettista di Guareschi. Durante la campagna per le elezioni del 1948 pubblicò alcuni lavori sul Candido che con il tempo sono diventati manifesti delle campagna elettorali dell'epoca, assicurando il proprio sostegno all'area moderata capeggiata dalla Democrazia Cristiana, verso il cui leader De Gasperi aveva speso parole di stima e dal valore chiaramente positivo. A distanza di anni, di fronte all'accentuarsi degli scontri totalmente interni al partito tra le correnti di sinistra e di destra, e sempre in merito all'affossamento del governo Pella, quando ormai per Guareschi era risultato chiaro che la DC tenesse in maggior considerazione i propri interessi piuttosto che quelli della nazione, ecco che la prima pagina del Candido pubblica la vignetta "Autolesionismo" che ritrae la DC sotto le spoglie di un "donnone" impegnata a segare con il braccio sinistro quello destro, intendendo la volontà della corrente di sinistra democristiana di eliminare quella di destra42.
Un altro spunto ci viene fornito dalle elezioni parlamentari del 1953 che videro il successo del Partito Nazionale Monarchico in grado di superare lo scoglio di un milione di voti attestandosi al 6,9% dei consensi alla Camera con 40 deputati e al 7,1% al Senato con 16 senatori. Nell'occasione Guareschi si era nettamente schierato a favore del partito che raggruppava i nostalgici di fede monarchica, soprattutto in seguito alla battaglia (l'ennesima) contro la nuova legge elettorale denominata anche "legge truffa" e "legge trippa"43 e che non garantì alla Democrazia Cristiana ed ai partiti alleati il premio di maggioranza per una manciata di voti.
Questo successo ha in un certo senso il sapore della riconferma sulla base di quanto era avvenuto negli anni precedenti con il consolidamento di una nuova figura politica, quella di Achille Lauro, l'armatore sindaco di Napoli fino al 1958, quando la sua giunta si trovò sotto inchiesta per gravi irregolarità amministrative che, come ci ricorda Marco Tarchi nel suo libro "L'Italia populista" (Bologna, Il Mulino, 2000), consistevano nell'aver permesso la somministrazione gratuita di medicinali ai poveri in uno spaccio municipale e in erogazioni assistenziali secondo criteri arbitrali. Come per Guareschi abbiamo parlato di solidarismo sociale e conservatorismo, allo stesso modo Tarchi indica in Lauro una miscela di paternalismo e populismo che "privilegia la personalizzazione e un rapporto diretto con la plebe fatto di promesse di emancipazione e di elargizioni"44. In effetti l'unico elemento che accomuna Guareschi e Lauro è la fede monarchica, mentre le differenze sono molteplici. Anzitutto, Guareschi, pur occupandosi di politica e trattandola non solo come giornalista, ma anche nei racconti che hanno regalato la saga di don Camillo e Peppone, non scese mai in campo, limitandosi quindi al ruolo di commentatore. Lauro, al contrario, si lanciò in questa nuova sfida partendo dalla posizione di imprenditore e costruendo il messaggio politico attorno alla sua persona, arricchendo il suo modo di fare con caratteri tipici del populismo quali il desiderio di rivalsa nei confronti del governo centrale, gli slogan antistatalisti e il disinteresse verso le istituzioni. Il "Comandante", così soprannominato a Napoli, mirava a sfidare i tempi e gli ostacoli burocratici accompagnando il tutto con un "meridionalismo" che faceva leva sulla promessa di conquistare il Nord per vendicare i torti subiti. Non potremmo dire lo stesso di Guareschi che aveva ereditato dalla madre un forte senso per le istituzioni avendo modo di raccontare le sue vicissitudini di maestra elementare in attesa della pensione che arrivò, ironia della sorte, dopo la sua morte. Per trovare un punto in comune tra i due, occorrerebbe identificare una posizione partitica per Guareschi, il che non è un compito facile. Marco Ferrazzoli ricorda la scena che vide protagonisti il giornalista e il critico cinematografico Pietro Bianchi che, nei primi anni del dopoguerra, gli confermò come l'Italia stesse per virare a sinistra ed allora Guareschi rispose che sarebbe andato a destra. Non solo, Guareschi fu direttore di Candido, ma scrisse anche per il Borghese di Longanesi e per la Notte di Nutrizio, quindi era uomo di destra, ma senza partito.
Anche in questo la saga guareschiana riproduce fedelmente la realtà politica italiana del dopoguerra, dove l'unica destra dichiarata, quella missina, svolge soprattutto un ruolo di conservazione della memoria, di rivendicazione delle ragioni dei vinti. In tale quadro Guareschi non ha una "sua" destra: non è fascista e dunque rispetta le ragione degli "ex" di quella parte ma senza sposarle; non è democristiano perché non vuole commistioni tra altare e urna elettorale; è - questo sì - monarchico, ma la fedeltà al re non è per lui sufficiente alla definizione di un'area politica.45
D'altra parte a Guareschi sono state attribuite molte etichette. Venne ritenuto l'artefice, il preveggente del compromesso storico, un reazionario, un fascista e, dopo le accuse contro la DC, non furono pochi i cattolici che lo ritennero un comunista. Immancabilmente finì per passare per qualunquista. Certamente tra lui e Giannini i tratti in comune erano maggiori rispetto a quelli con Lauro. Entrambi diressero un giornale, il primo fu sceneggiatore mentre l'altro un commediografo, furono due protagonisti del mondo della satira e dell'umorismo del primo dopoguerra.. Ma notevoli erano pure le differenze, che vanno ben al di là del fatto che anche Giannini visse in prima persona un'esperienza politica con il Fronte dell'Uomo Qualunque mentre, come abbiamo già detto, Guareschi non fece lo stesso. Per sottolineare queste differenze occorre ancora fare riferimento a Marco Tarchi e a Marco Ferrazzoli.
Tarchi presenta il pensiero di Giannini, la sua ideologia antipartitica e antisistema. Per Giannini la Folla (e non il popolo, che il commediografo considera una espressione negativa compresa fra i vocaboli "imbroglioni") è il bene, al contrario i Capi della classe dirigente sono il male. Da una parte gli uomini qualunque che lavorano e producono, dall'altra i sistemi dei partiti, strumenti della tirannide dei politici di professione. La via giusta sta nel mezzo: perché la Folla possa autogovernarsi e liberarsi dai parassiti plutocratici è necessario un governo di tecnici e di amministratori neutrali e competenti della cosa pubblica. E' lo stesso Tarchi a ricordare che la semplificazione estrema della politica accompagnata da una offerta di soluzioni facili e pronte costituiscono il perno della struttura argomentativa del neopopulismo degli ultimi anni '40.
Il progresso scientifico consente di liberarsi non solo dei Capi, ma anche di un'altra categoria di esseri umani assai pericolosa, gli Eroi: carisma e doti straordinarie non fanno al caso della Folla, che è ricca di buon senso e deve finalmente imparare ad applicarlo46.
Dunque Giannini intravedeva nelle nuove conquiste tecnologiche lo strumento indispensabile alla Folla per accedere all'autogoverno, senza alcun bisogno della mediazione di Eroi, ma solo di un "buon ragioniere" che la organizzasse. In questo elogio del progresso si concretizza la filosofia sociale del qualunquismo che si rivolge a diverse classi sociali, ai lavoratori di ogni livello e grado, "dal direttore di banca all'impiegatuccio, al manovale".
Da questa analisi traspare evidentemente una concezione della vita politica e sociale senza partiti e altre organizzazioni partecipanti alla lotta per il potere. Il qualunquismo si pone come obiettivo la creazione di un popolo che non abbia più bisogno di essere retto e che viva tranquillamente come pretende la gente comune. Un programma che bene si adatta tutto sommato al famoso emblema dell'Uomo Qualunque: il cittadino schiacciato dalla pressa dello Stato e che vede vanificare tutte le sue fatiche.
Giovannino Guareschi, a questo punto, non può essere assimilato al qualunquismo di Giannini. Non solo perché come abbiamo avuto modo di dire più volte aveva quel rispetto per lo Stato nelle sue istituzioni e i suoi funzionari che gli derivava dall'esperienza materna, ma anche perché la sua visione antipartitica non era così intransigente. Per quanto fosse e sia tuttora difficile, se non inutile, dargli un ruolo, una collocazione nell'agorà politica di ieri e di oggi, l'analisi che è stata fatta sul suo rapporto con la Democrazia Cristiana ed i suoi vertici dimostra che Guareschi, nel mantenersi libero e indipendente, non rinnegò mai il suo sostegno ad un De Gasperi o ad un altro esponente di spicco della DC quando questo si comportava ed agiva politicamente nell'interesse collettivo e non personale. Come dimostrò fiducia e riconoscimento verso il primo De Gasperi, quello del primo governo repubblicano, che tanto si batté contro il pericolo rappresentato dal PCI di Togliatti e il PSI di Nenni, allo stesso modo ne prese le distanze quando vide nella sua azione un ostacolo alla realizzazione di un'Italia nuova e moderna come pareva di intendere dalle parole di Giuseppe Pella. Tuttavia Ferrazzoli è di parere opposto quando, nel risolvere il dilemma se Guareschi fosse impolitico o antipartitico, afferma che "GG è contro i partiti perché, come abbiamo visto, si oppone al versamento dei cervelli all'ammasso, nella convinzione che solo in tema di fede esistono certezze assolute. Ed è contro i partiti per la loro ontologica corruttibilità, perché perseguendo come fine il potere (foss'anche con le migliori intenzioni), essi tendono ad usare qualunque mezzo per raggiungerlo o conservarlo"47. A sostengo della sua ipotesi Ferrazzoli ricorre anche una battuta del film "Don Camillo e l'Onorevole Peppone": nelle scene finali, dopo che il sindaco Giuseppe Bottazzi ha ottenuto un seggio in Parlamento, la moglie lo rimprovera al momento della partenza: "Quando si ha moglie e figli non si va in giro a fare il deputato!". E difatti Peppone, sul tratto di treno che da Brescello lo porta a Roma, guardando fuori dal finestrino prova un forte senso di disagio nel lasciare le sue terre e viene infine convinto a restare da don Camillo che lo attende alla prima fermata per completare l'opera di redenzione. Probabilmente più che il carattere antipartitico, è la forte componente romantica che spinge Guareschi a trattenere Peppone a Brescello come semplice sindaco. Il giornalista aveva vissuto in quegli anni (erano i primi anni '50) esperienze difficili come il carcere per aver diffamato mezzo stampa De Gasperi, la condanna per la vicenda "Nebiolo - Einuaudi" e doveva far fronte anche agli strascichi della terribile esperienza nei lager nazisti come Internato Militare Italiano. Aveva così deciso di ritrovare se stesso trasferendosi definitivamente nella Bassa parmense e così fece fare anche al suo Peppone.
Tornando nuovamente al parallelismo Guareschi - Giannini, un'altra ottima obiezione per negare che Guareschi fosse un qualunquista sta nelle sue stesse parole:
Ho terrore della massa: la massa ha centomila occhi ma è cieca; Mi sono sempre battuto contro la coscienza collettiva e per il trionfo della coscienza personale; Dio, assegnando ad ogni uomo una coscienza e una personalità è decisamente nemico di ogni forma di collettivismo.
Non c'è spazio per la Folla nel pensiero guareschiano e se ancora ci fosse qualche dubbio a riguardo, ecco che lo stesso Guareschi sostenne, nel 1948, che "comunismo e qualunquismo sono da porre sullo stesso piano: due squadrismi, due dittature che tentano di affermarsi".
E' possibile anche fare un confronto tra la parole di Giannini sul progresso tecnologico e l'opinione che ne dà Guareschi nei racconti che introducono il "Don Camillo":
Gli uomini cercano di correggere la geografia bucando le montagne e deviando i fiumi e, così facendo, si illudono di dare un corso diverso alla storia, ma non modificano un bel niente, perché, un bel giorno, tutto andrà a catafascio. E le acque ingoieranno i ponti e romperanno le dighe e riempiranno le miniere; crolleranno le case e i palazzi e le catapecchie, e l'erba crescerà sulle macerie e tutto ritornerà terra. E i superstiti dovranno lottare a colpi di sasso con le bestie e ricomincerà la storia. (…) Perché gli uomini sono delle disgraziate creature condannate al progresso, il quale progresso porta irrimediabilmente a sostituire il vecchio Padreterno con le nuovissime formule chimiche."
A quasi quarant'anni dalla sua scomparsa, Guareschi è stato al centro di molti studi che si prefissavano come risultato quello di identificare una volta per tutte la sua posizione non tanto politica, quanto partitica. Alcuni colleghi giornalisti hanno avuto modo di esprimere le loro opinioni, basti pensare a Enzo Biagi che lo ha definito un "anarchico sentimentale che cercava di conciliare anche posizioni impossibili, di mettere d'accordo don Camillo e Peppone" o a Indro Montanelli che addirittura ribalta le tesi di un Guareschi di destra, identificandolo come un "socialista riformista". Lucio Lami ebbe al contrario modo di difendere l'intransigenza guareschiana dall'idea che volesse far conciliare posizioni impossibili, quelle del prete e del sindaco comunista. Probabilmente questa opinione si ricollega facilmente o più facilmente delle altre a quanto abbiamo trattato fin qui. Guareschi non andò mai oltre il bipolarismo imperfetto che contrapponeva ad un elettorato centro moderato un altro di sinistra che votava per il Fronte Democratico Popolare o per il Partito Comunista Italiano, nemmeno i racconti dimostrano il contrario perché spesso traducevano in sorrisi amari vicende reali e tragiche quali quelle degli assassini politici che interessarono l'Emilia Romagna e il nord d'Italia dopo il 1945: ne sono prova gli ultimi tre racconti del primo Don Camillo, "Paura", "La paura continua", "Giallo e rosa". D'altra parte puntava sulla bontà degli esseri umani e sulla loro onestà, facendo in modo che i due protagonisti finissero per accordarsi su questioni che riguardavano l'intera popolazione del paese. Contemporaneamente, il populismo guareschiano non negò mai la continua minaccia di una affermazione comunista in Italia e al suo interno si riscontrano elementi di sostegno per la classe governativa che agiva nell'interessa nazionale e ammonimenti quando questa veniva meno alla parola data.


APPENDICE
Articoli e vignette selezionati per la ricerca

Articoli
Addio Giovannino, Candido n. 23, anno II, 8 giugno 1946
In grigio come un borghese qualunque, Candido n. 31, anno III, 3 agosto 1947
Come un borghese qualunque e come una macchina normale, Candido n. 34, anno III, 24 agosto 1947
Lettera ai contemporanei: a S. E. Alcide De Gasperi, Candido n. 16, anno IV, 8 febbraio 1948
Parole ai ricchi e ai poveri, Candido n. 17, anno IV, 25 aprile 1948
Fianchette, Candido n. 22, anno IV, 30 maggio 1948
Il partito guida, Candido n. 8, anno VII, 25 febbraio 1951
Furore politico, Candido n. 23, anno VII, 10 giugno 1951
Coda elettorale, Candido n. 25, anno VII, 24 giugno 1951
La legge trippa, Candido n. 4, anno IX, 25 gennaio 1953
Orrore!!!, Candido n. 6, anno IX, 8 febbraio 1953
Diga interpartitica, Candido n. 8, anno IX, 22 febbraio 1953
Viva il lambrusco, Candido n. 35, anno IX, 30 agosto 1953
Ei fu, Candido n. 3, anno X, 17 gennaio 1954
Vecchio trombone, Candido n. 11, anno X, 14 marzo 1954

Vignette
Strada tortuosa, Candido n. 3, anno IX, 18 gennaio 1953, pag. 5
Triste situazione, Candido n. 4, anno IX, 25 gennaio 1953
Ufficio propaganda, Candido n. 5, anno IX, 2 febbraio 1953
Un bel dì vedremo, Candido n. 8, anno IX, 22 febbraio 1953
Senza titolo, Candido n. 18, anno IX, 3 maggio 1953, pag. 17
Nessuna dispersione, Candido n 20, anno IX, 17 maggio 1953, pag. 17
Noi stireremo dritto, Candido n. 21, anno IX, 24 maggio 1953, pag. 17
Voti sprecati, Candido n. 22, anno IX, 31 maggio 1953
Cavalcata elettorale 1953, Candido n. 22, anno IX, 31 maggio 1953, pag. 16
Non disperdete i voti, senza titolo, A dire le mie virtù basta un sorriso, Candido n. 23, anno IX, 7 giugno 1953, pagg. 7, 16, 17
Come volevasi dimostrare, E adesso siete liberi di volare per l'azzurro cielo della democrazia…, Candido n. 24, anno IX, 14 giugno 1953, pagg. 1, 21
Bocciata all'esame di aritmetica, Candido n. 25, anno IX, 21 giugno 1953
Marcia su Pella, Candido n. 50, anno IX, 13 dicembre 1953
Collaborazione, Candido n. 2, anno X, 10 gennaio 1954, pag. 21
Il sempre pronto, Candido n. 3, anno X, 17 gennaio 1954, pag. 2
Lo si vede, Candido n. 4, anno X, 24 gennaio 1954, pag. 2
I veri nemici della DC, Candido n. 5, anno X, 31 gennaio 1954, pag. 7
Incendio doloso, L'astuto bavone, Candido n. 6, anno X, 7 febbraio 1954, pagg. 1, 2
Autolesionismo, Candido n. 7, anno X, 14 febbraio 1954
Corriere romano, Fra cadaveri, Piccoletto, ma sostenuto, Candido n. 8, anno X, 21 febbraio 1954, pagg. 1, 2, 7


BIBLIOGRAFIA
Giovannino Guareschi, Chi sogna nuovi gerani, Milano, Rcs Rizzoli Libri, 1993
Simona Colarizi, Storia dei partiti nell'Italia repubblicana, Bari, Laterza, 1996
Giorgio Fedel, Saggi sul linguaggio e l'oratoria politica, Milano, Giuffré, 1999
Marco Tarchi, L'Italia populista - dal qualunquismo ai girotondi, Bologna, Mulino, 2003
Marco Ferrazzoli, Guareschi l'eretico della risata, Lungro (Cs), Costantino Mauro Editore, 2001
Carlo Tullio - Altan, Populismo e trasformismo, Milano, Feltrinelli, 1989


NOTE:
[1] GIOVANNINO GUARESCHI, Chi sogna nuovi gerani, Milano, Rcs Rizzoli Libri 1993.
[2] Più precisamente, la Democrazia Cristiana ottenne il 35,2% dei voti, il Partito Socialista di Unità Proletaria il 20,7% e il Partito Comunista Italiano il 18,7%.
[3] V. S. COLARIZI, Storia dei partiti nell'Italia repubblicana, Bari, Laterza, 1996.
[4] V. S. COLARIZI, pag. 129.
[5] V. G. GUARESCHI, Don Camillo e il gregge, Milano,Rizzoli, 1953.
[6] V. S. COLARIZI, pag. 165.
[7] V. S. COLARIZI, pag. 168.
[8] V. S. COLARIZI, pag. 228.
[9] V.G. GUARESCHI, pag. 599.
[10] V. G. GUARESCHI, La calda estate del Pestifero, Milano, Rcs Rizzoli Libri, 1994.
[11] Ringrazio a riguardo l'Associazione Culturale 'Club dei 23' nelle persone di Alberto e Carlotta Guareschi, che dirigono i lavori del centro studi guareschiano e presso cui ho potuto svolgere gran parte delle mie ricerche.
[12] L'intero elenco degli articoli e delle vignette selezionati è disponibile nell'appendice, alle pagine 57 - 58.
[13] Per la formulazione originale, cfr. v. H.D. LASSWELL, Trend: May Day Slogans in Soviet Russia, 1918-1943, in H.D. LASSWELL, N. LEITES et al., Language of politics. Studies in quantitative semantics, Cambridge, MA, The M.I.T. Press, 1965, pp. 233-297, in particolare pp. 241-250.
[14] V. G. FEDEL, Saggi sul linguaggio e l'oratoria politica, Milano, Giuffrè, 1999, capitolo II.
[15] V. In grigio come un borghese qualunque, Candido n. 31, III, 3 agosto 1947.
[16] V. Viva il lambrusco, Candido n. 35, XI, 30 agosto 1953.
[17] V. Vecchio trombone, Candido n. 11, XII, 14 marzo 1954.
[18] V. Parole ai ricchi e ai poveri, Candido n. 16, IV, 25 aprile 1948.
[19] V. Diga interpartitica, Candido n. 8, IX, 12 febbraio 1953.
[20] V. Addio Giovannino, Candido n. 23, II, 8 giugno 1946.
[21] Ibidem.
[22] V. Come un borghese qualunque e come una macchina normale, Candido n. 34, III, 24 agosto 1947.
[23] La classe accoglie quindi i simboli connessi ad una istituzione ormai passata, la monarchia, e ad una appena sorta, la repubblica. È qui all'opera un meccanismo presente in molti articoli a firma di Guaerschi, che conferisce loro un andamento narrativo peculiare: alla valorizzazione di un elemento discorsivo fa immediatamente riscontro la svalorizzazione di un altro campo di significato. Nel caso specifico, con i primi l'autore, pur accettando l'esito del voto, rimpiange la vecchia bandiera sabauda, con gli altri guarda preoccupato al futuro della fragile repubblica.
[24] V. nota 24. In realtà, è corretto sottolineare che alcune vignette del campione raffigurano positivamente la monarchia: tuttavia, si tratta di articolazioni simboliche riferibili al partito monarchico e ai suoi leader, piuttosto che all'assetto istituzionale del regime. Appare perciò corretto inserire questi frammenti grafici nella categoria " partiti e capi partitici".
[25] Uno dei due casi risulta particolarmente interessante, vale a dire quello della vignetta pubblicata sulla prima pagina del Candido del 25 gennaio 1953: anche in questo caso compare l'immagine dell'opinione pubblica che però non vanta più caratteri femminili, ma piuttosto un profilo di "donnona" per niente attraente e che identifica non tanto l'opinione degli elettori quanto quella dei giornali.
[26] V. M. FERRAZZOLI, Guareschi, l'eretico della risata, Lungro, Costantino Marco Editore, 2001; pag. 213.
[27] V. Caro don Mazzolari, in Candido n. 2, VII, 14 gennaio 1951.
[28] V. M. FERRAZZOLI, p. 214.
[29] V. Il suo primo pensiero, in Candido, n. 8, X, 21 febbraio 1954.
[30] Corrispondono ai corsivi di Guareschi che venivano pubblicati a fianco della testata del Candido e nei quali il giornalista riassumeva le vicende più importanti della settimana.
[31] V. Furore politico, in Candido, n. 23, VII, 10 giugno 1951.
[32] V. Candido, n. 4, X, 24 gennaio 1954.
[33] V. Viva il lambrusco, in Candido n. 35, XI, 30 agosto 1953.
[34] V. Ei fu, Candido n. 3, X, 17 gennaio 1954.
[35] V. Candido n. 23, IX, 7 giugno 1953, pagina 7.
[36] V. Candido n. 24, IX, 14 giungo 1953, pagina 21.
[37] V. Candido n. 4, X, 24 gennaio 1954. pagina 2.
[38] Per la precisazione di questi tratti, unitamente ad una descrizione essenziale dei movimenti populisti, v. F. CHIAPPONI, Un tema controverso: il neo-populismo, in "Quaderni di scienza politica", VIII, Nuova serie, n. 3, pp. 527-550.
[39] V. M. TULLIO-ALTAN, Populismo e trasformismo, Milano, Feltrinelli, 1989.
[40] Ivi, p. 268.
[41] Ivi, p. 269.
[42] V. Candido n. 7, X, 14 febbraio 1954.
[43] V. Candido n. 4, IX, 25 gennaio 1953.
[44] V. M. TARCHI, pag. 96.
[45] V. M. FERRAZZOLI, pag. 221.
[46] V. M. TARCHI, pag. 82.
[47] V. M. FERRAZZOLI, pag. 205.
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