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*Cala la notte su Cefalonia • La replica dell'avv. Filippini

Versione adatta alla stampaVersione adatta alla stampaUn numero di vittime ancora più alto. Eccidi consumati lungo tutta l'isola. I risultati dell'inchiesta tedesca. Finita però con l'archiviazione.
di Paolo Paoletti

Tratto da L'Espresso del 22 settembre 2007

Le commemorazioni del 64° anniversario della strage di Cefalonia coincidono con la notizia dell'archiviazione del procuratore di Dortmund Maaß. Chiudendo le indagini tedesche condotte tra il 1964 e il 1968 e tra il 2001 e il 2007, che avevano coinvolto circa 2.400 persone in Germania, 860 in Austria e 86 in Italia, si mette la parola fine sul caso Cefalonia.

La magistratura federale spiega così le motivazioni di questa decisione: oggi l'82 % dei soldati impiegati a Cefalonia è morto e il 5 % è sfuggito alle ricerche; sette sono gli ufficiali rimasti in vita ma due di questi non combatterono sull'isola, altri quattro ovviamente, non hanno ordinato, partecipato, visto o sentito parlare di esecuzioni di prigionieri di guerra. Per loro l'archiviazione è derivata dal fatto che non è stato trovato nessuno che potesse contraddire le loro affermazioni. Il settimo ufficiale è l'unico che ha ammesso di aver comandato il plotone di esecuzione alla "Casetta Rossa", ma Otmar Mühlhauser è stato assolto lo scorso anno dal tribunale di Monaco. Dopo questa archiviazione non resta che prendere atto che i governi e le istituzioni italiane e tedesche hanno vinto la loro battaglia perché non fosse resa giustizia alle vittime di Cefalonia.



Le 48 pagine della motivazione di Dortmund sono quasi interamente dedicate alla ricostruzione dei fatti, come sono emersi dalle ricerche di archivio, dalla documentazione italiana acquisita, dalle rogatorie e dalle deposizioni di centinaia di nuovi testimoni tedeschi, italiani e greci. Il primo elemento di novità è che le dimensioni della strage sembrano confermate rispetto all'elevato numero di vittime, fatto nei rapporti tedeschi coevi (circa 4. 000). Forse bastano otto stragi come Troianata (MaaB commentava:" E' fuori di dubbio che in quest'area vennero eseguite fucilazioni di massa di grosse dimensioni"), Frankata, Kardakata, Prokopatra, Kutzuli, Stephata, Valsamata e Capo S.Teodoro a raggiungere quella cifra. Spiros Garbis, un testimone oculare greco, ha indicato a Maaß. almeno nove posti intorno al villaggio di Frankata dove furono fucilati soldati italiani. Il procuratore Maaß. non fa ocnteggio totale dei morti ma elenca molte località di massacri mai fatte finora: 62 soldati a Divarata, "un numero imprecisato a Pontikos". "Una settantina di prigionieri, la maggior parte dei quali portava al braccio la fascia con la croce rossa, venne allineata lungo la facciata della scuola elementare di Dilinata a falciata con due mitragliatrici". Finora si sapeva solo che 67 uomini della 44° sezione di sanità militare erano stati fucilati presso Frankata. Colpisce in particolare il massacro di circa 200 soldati nella cava di pietra di Stephata, di cui nessuno aveva mai parlato prima. Il soldato Ernst Köhler vide che "circa 200-250 soldati furono portati contro una parete di roccia e mitragliati". Finora le località dei massacri erano tredici. ora si scopre che il filo di sangue lasciato è in realtà una ragnatela rossa che copre tutta la parte centro settentrionale dell'isola.



Martin Lohnringer raccontava come iniziò la strage vicino al santuario di S. Gerasimo: "Vedemmo venire avanti una processione di un centinaio di soldati disarmati. . cantavano canti religiosi. . . L'rodine era di lasciarli passare. Dopo che ci avevano superato di 100-200 metri sentimmo degli spari. . . ". H. Müller, invece, raccontava che "dopo due giorni di combattimenti la 13° compagnia aveva già fatto un migliaio di prigionieri. . . La sera il comandante ordinò di fucilarli. Poiché nessuno si presentò volontario, furono scelti dai comandanti del plotone e di squadra. Venivano portati a gruppi di 20 o 30 lungo il muro di un cimitero. . . Dopo che erano stati fucilati circa 200, l'intera compagnia, che aveva assistito alle esecuzioni, prese posizione e nessuno fu più disposto a fucilare i prigionieri". Nessuno aveva finora immaginato un massacro di queste proporzioni al cimitero di Drapanos.



Risulta invece confermato quanto avevano scritto nel nostro libro "Cefalonia 1943: una verità inimmaginabile" (F. Angeli, 2007), ovvero che il "19 settembre per ordine di un alto ufficiale italiano vennero fucilati una ventina di soldati italiani, che avevano ripreso le armi dopo che le avevano deposte".



L'ampiezza delle indagini tedesche ha il pregio di aver prodotto una massa enorme di carte, 37 faldoni, che sono più vicini alla vera storia della strage di Cefalonia della vulgata corrente. Perché almeno sia riconosciuto il sacrificio dei nostri soldati ora è indispensabile che il frutto di quelle indagini sia messo a disposizione di chi è interessato alla memoria di questo pezzo di storia italiana.




La replica dell'avv. Filippini


AL SETTIMANALE L’ESPRESSO



I numeri 'variabili' dei Caduti di Cefalonia


Sono l’avv. Massimo Filippini orfano del magg. Federico Filippini fucilato a Cefalonia dai tedeschi e scrivo per fare alcune precisazioni sull’articolo di Paolo Paoletti “Cala la notte su Cefalonia” da Voi pubblicato sull’ultimo numero dell’Espresso.

Premetto che nel maggio 2003 –unico tra i parenti delle Vittime- mi costituii Parte Civile presso la procura di Dortmund che di recente mi ha inviato –tramite il mio legale tedesco- copia del Provvedimento di Archiviazione del Procuratore Maas che evidentemente ha letto –non so come- anche Paoletti traendone alcune conseguenze sulle quali desidero fare due osservazioni.



La prima riguarda il numero dei Caduti sul quale egli rileva che da detto documento emerge ‘un numero di vittime ancor più alto’ e la seconda il suo rammarico che l’inchiesta sia ‘finita però con l’archiviazione’.



In proposito ricordo che Paoletti è colui che nel 2003 a pagina 18 del suo libro “I traditi di Cefalonia” scrisse testualmente che “Dei 12.500 militari della Divisione Acqui a fine guerra ne erano caduti 10.500” mentre nell’articolo in oggetto scrive con disinvoltura che “le dimensioni della strage sembrano confermate” a… ‘circa 4.000’ vittime: il che porta a ritenere che egli abbia dimenticato quello che scrisse quattro anni orsono definendo come un ‘eccidio ciclopico’ quanto avvenne a Cefalonia oppure che si sia ravveduto sui numeri in libertà a suo tempo fatti riducendoli di molto forse per effetto –ma non ci spero molto- di quanto io ho scritto nel mio recente libro “I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO” (Ibn Roma 2006) scritto sulla base dell’ELENCO DEI CADUTI DELLA DIVISIONE ACQUI NELLA GUERRA 1940 – 45 da me ‘scoperto’ nell’Archivio Storico dell’Esercito dove giaceva –per così dire- indisturbato dal 1992 anno della sua compilazione. (v. All. ).

Tale documento consiste in una serie di tabulati compilati dal Ministero Difesa contenenti i nominativi dei Caduti in combattimento, per fucilazione e per altre cause, degli appartenenti alla divisione Acqui con indicazione dei luoghi di morte e dei relativi dati personali.



Ovviamente tra le tante imprecisioni (o menzogne ?) raccontate, essi –fino a prova contraria- rappresentano l’unico dato CERTO sul numero dei Caduti di Cefalonia certificati in poco più di 1. 600 morti nei giorni dei combattimenti (circa 1300) e fucilati per rappresaglia dopo la resa (circa 350 – 400 in prevalenza ufficiali).

Altre vittime si ebbero durante il trasporto in continente (circa 1300) e nei campi di concentramento (circa 1.000).

Tutto il resto sono dati numerici largamente gonfiati ad arte dai vertici di Brindisi che volevano ottenere benemerenze dagli Alleati per la partecipazione alla guerra contro i tedeschi che essi tra l’altro dichiararono ‘solo’ il 13 ottobre successivo esponendo alle rappresaglie tedesche i nostri militari catturati on le armi in pugno e spesso fucilati come partigiani o franchi tiratori.



Che Paoletti –rimangiandosi quanto scritto in precedenza- si sia mantenuto cauto nel fare cifre è apprezzabile anche se c’è da aggiungere che nel documento in questione è lo stesso dr. Maas che si astiene dal fare numeri mostrando una grande perplessità sui dati raccolti durante l’istruttoria al punto di definire a pagina 5 le informazioni sul numero delle vittime. . ”estremamente contraddittorie e soggette al rischio di essere ripetute” e ciò non può che rappresentare un’ulteriore conferma che fino ad oggi ed in mancanza di altri dati apprezzabili, l’unica fonte cui rifarsi per non incorrere in grossolani errori è quella ministeriale di cui al mio libro…che Paoletti conosce assai bene.



Concludendo, se il mio un tempo amico Paoletti è assai dispiaciuto che sia calata la notte su Cefalonia sotto il profilo giuridico (anche se non ne mastica molto) e non manca di rivolgere accuse contro i governi italiano e tedesco rei di denegata giustizia su Cefalonia, pur apprezzando ma non condividendo il suo afflato giustizialista, mi permetto di chiedergli sommessamente se non ritenga ancor più grave l’insulto fatto alla Verità storica –anche da lui- che dura praticamente da 64 anni.

Distinti Saluti

Avv. Massimo Filippini - Orfano di un Martire di Cefalonia



LATINA




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