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«Un no alla scienza oltre la natura»

Versione adatta alla stampaVersione adatta alla stampaIl genetista Dallapiccola: dal Pontefice richiamo importante, ci deve guidare il bene dell’uomo. Ciò che è tecnicamente possibile non sempre è lecito
di Gianni Santamaria

Tratto da Avvenire del 9 settembre 2007

C' è oggi una scienza che si vuole sostituire a Dio, che non accetta i limiti della natura umana. Succube di interessi economici e di sensazionalismo.

A lasciarsi provocare dalle parole del Papa è uno scienziato di fama internazionale, il genetista Bruno Dallapiccola, direttore dell'Istituto Mendel e copresidente dell'associazione Scienza&Vita. Da uomo che spende la sua vita tra laboratori, congressi e pubblicazioni su riviste internazionali, commenta il richiamo a mettere al centro la verità se non si vuole che la scienza diventi una minaccia.

Quale posto ha nell'attività scientifica l'ancoraggio alla verità, non intesa come coerenza del metodo, ma come orizzonte più ampio?
Credo sia uno dei valori più alti ai quali il ricercatore si deve ispirare. Se non si ha questo riferimento, penso che i risultati e le aspirazioni della scienza vengano vanificati. La verità va ovviamente cercata anche attraverso un metodo scientifico. Senza lasciarsi guidare dalla ricerca di risultati precostituiti. Nel dibattito attuale attorno ai settori critici che riguardano la vita umana mi pare, invece, che vi sia tale attesa di risultati precostituiti. Il ricercatore chiede di avere una libertà assoluta, senza rendersi conto dei limiti insiti nella natura umana, che non possono essere oltrepassati.

Il Papa parla anche di possibili ambiguità della scienza. C'è questo tarlo che rode la conoscenza?
L'ambiguità la vedo soprattutto nella ricerca guidata da interessi secondari. In molti aspetti della scienza attuale la si trova nel condizionamento di motivazioni economiche. Si attua una ricerca a tutti i costi per obiettivi che abbiano ricadute legate al profitto. Certi tipi di manipolazione nascono da questo. Poi c'è anche la cieca ricerca del successo personale, che fa andare in prima pagina.

In questi giorni sulle prime pagine campeggiano gli embrioni chimera. Il Papa parla di minacce all'uomo e al mondo. Lei quali identifica?
I punti critici oggi riguardano l'origine della vita. Ad esempio, la manipolazione o la selezione per finalità eugenetiche degli embrioni. Sul fenomeno della chimera direi che dal punto di vista teorico non si tratta di niente di nuovo. Già trent'anni fa un antropologo italiano pensava di fare esperimenti di fusione tra uomo e scimmia, il cosiddetto scimpanzuomo. Strada che fu subito considerata raccapricciante e da non percorrere. E a quel tempo non era neppure pensabile una sua realizzazione. Ora, siccome io ritengo che la morale non sia una fisarmonica che va e che viene, ma qualcosa di assoluto, mi domando perché riproporre quell'idea. Io non la ritengo neppure una strada utile. Può dare conoscenze di tipo biologico, che, però, non sono spendibili sul letto del paziente. Data la sua enormità, mi sembra uno dei classici esempi in cui la scienza si deve fermare.

Quali altri pericoli intravede?
L'uomo che vuole diventare arbitro del destino dell'uomo. Qualche giorno fa Craig Venter, uno dei padri della ricerca sul genoma umano, ha riunito nella sua fattoria americana un gruppo di amici filosofi e scienziati. Hanno discusso di «come farsi imitatori di Dio». È l'idea di onnipotenza della scienza, che vuole di mettersi al posto del Creatore.

Può esistere una scienza asettica, che si disinteressi del bene e del male?
La ricerca deve aspirare - penso soprattutto a biologia e medicina - alla ricerca di un bene, per un obiettivo finale, che è l'uomo. Senza scavalcare i limiti che dicevo prima. È un concetto antichissimo: non è lecito fare tutto ciò che è tecnicamente possibile.




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