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*L'invito di Benedetto a riscoprire la bellezza e l'importanza della preghiera

Versione adatta alla stampaVersione adatta alla stampadi Angela Ambrogetti

Tratto dal sito PETRUS - Il quotidiano online sull'Apostolato di Benedetto XVI il 9 settembre 2007

VIENNA - Ogni Cristiano prega, o almeno dovrebbe farlo, ma per il consacrato, per il monaco, la preghiera è qualcosa di speciale. I monaci (nella foto con il Pontefice) non pregano per una cosa o per un’altra ma perché Dio merita di essere adorato.

Nell’Abbazia cistercense di Heilegenkreutz, prima tappa del pomeriggio di domenica, il Papa si sofferma a pregare e a parlare della preghiera. Non in generale, ma inserita nella vita monastica. Dell’officium, che richiede disciplina e sacrificio, a volte, ma che dona ricchezze e consolazione. Quante volte stanchezza e abbattimento si dileguano con la preghiera! Ecco, il servizio dei monaci per il mondo è proprio la preghiera, il divino officio, e quindi una liturgia che racconti la bellezza che nasce da una disposizione interiore. Liturgia ed eternità. “Non è temerario - dice Benedetto XVI - se in una liturgia totalmente centrata su Dio, nei riti e nei canti, si vede un’immagine dell’eternità”. Liturgia da curare, amare, preparare con la sublimità dell’eterno e con la stessa passione e cura con le quali sono state costruite le abbazie, con una preferenza per Dio, negli stili dei luoghi. “La nostra luce, la nostra verità, la nostra meta, il nostro appagamento, la nostra vita, tutto ciò non è una dottrina religiosa, ma una Persona: Gesù Cristo. Lo sguardo vagante degli uomini di ogni tempo e popolo, di tutte le filosofie, le religioni e le culture incontra sempre gli occhi spalancati del Figlio di Dio crocifisso e risorto; il suo cuore aperto è la pienezza dell’amore”. Ecco perché il nocciolo della vita monastica e benedettina, in particolare, è l‘adorazione. Anche attraverso la salvaguardia e il risanamento della creazione, da dove proviene il guardare a Dio. L’atmosfera del bosco viennese ha di fatto dato la possibilità ai monaci non solo di seguire le regole di Benedetto ma soprattutto di aprire le porte alla riflessione teologica e filosofica, con la collaborazione del collegio Pontificio intitolato proprio a Benedetto XVI. La visita del successore di Pietro è quindi un incoraggiamento, ma soprattutto un grazie per l‘impegno di questi monaci. Il collegio di fatto ha più di 200 anni, e proprio per questo anniversario i monaci chiesero all’allora Cardinale Joseph Ratzinger di essere ospite con una sua lezione. Quella avvenuta durante il viaggio in Austria di Benedetto XVI è stata molto di più. Una guida di vita che si potrà trasmettere di generazione in generazione a coloro che si affacciano alla vita religiosa e a tutta l’Austria. “L’Austria - dice il Papa - è, come si dice in doppio senso, veramente "Klösterreich": regno di monasteri e ricca di monasteri. Le vostre antichissime abbazie, con origini e tradizioni che risalgono a secoli fa, sono luoghi della "preferenza per Dio". Cari confratelli, rendete ancora più evidente per gli uomini questa priorità di Dio! Come oasi spirituale, infatti, un monastero indica al mondo di oggi la cosa più importante, anzi, la sola cosa decisiva: esiste un’ultima ragione per cui vale la pena vivere, cioè Dio e il suo amore imperscrutabile”. E un monastero è soprattutto questo: un luogo di forza spirituale. E aggiunge il Papa, riferendosi proprio alla facoltà teologica: è ”importante che ci siano luoghi di studio così profilati come il vostro, dove è possibile un legame approfondito tra teologia scientifica e spiritualità vissuta. Dio, infatti, non è mai semplicemente l’Oggetto della teologia, è sempre allo stesso tempo anche il suo Soggetto vivente. La teologia cristiana, del resto, non è mai un discorso solamente umano su Dio, ma è sempre al contempo il Logos e la logica in cui Dio si rivela. Per questo, intellettualità scientifica e devozione vissuta sono due elementi dello studio che, in una complementarietà irrinunciabile, dipendono l’una dall’altra”. Bernardo e Hans Urs von Balthasar, con la sua “teologia in ginocchio”, sono le guide che Benedetto XVI indica a monaci e studiosi ma anche e soprattutto ai giovani sacerdoti che si formano in questa scuola. ”Una vita al seguito di Cristo ha bisogno dell’integrazione dell’intera personalità”. Il saluto è ancora una volta Mariano e bernardino. ”Invito ciascuno a farsi davanti a Maria fiduciosamente "bambino", come lo ha fatto il Figlio stesso di Dio: guarda la stella, invoca Maria … Nei pericoli, nella angustie, nelle incertezze, pensa a Maria, invoca Maria. Non s’allontani il suo nome dalla tua bocca, non si allontani dal tuo cuore … Seguendo lei non ti smarrisci, pregando lei non ti disperi, pensando a lei non sbagli. Se lei ti tiene, non cadi; se lei ti protegge, non temi; se lei ti guida, non ti stanchi, se lei ti concede il suo favore, tu arrivi al tuo fine".




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