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Versione adatta alla stampaVersione adatta alla stampaTocqueville-Acton  Centro Studi e DocumentazioneComunicato stampa

Il Centro Studi e Documentazione Tocqueville-Acton esprime la propria contrarietà a qualsiasi forma di uso strumentale della Chiesa da parte delle autorità politiche.


In particolare, l’invito rivolto dal Presidente del Consiglio Romano Prodi alla Chiesa, affinchè questa si mobiliti contro l’evasione fiscale esortando i fedeli a pagare le tasse, è da condannare senza appello. Non è tollerabile, infatti, attaccare la Chiesa ogni qual volta si interessa lecitamente del bene comune difendendo i valori della vita e della famiglia contro ogni forma di relativismo etico e morale, e poi auspicare un suo più deciso intervento a sostegno della politica fiscale del governo.

Come affermato da Flavio Felice, direttore di Tocqueville-Acton, nel suo articolo “Il governo delle tasse pensa che la Chiesa sia un’agenzia delle entrate” pubblicato oggi su l’Occidentale, “l’invito al pagamento dei tributi assomiglia tanto al tradizionale uso strumentale della Chiesa da parte delle più classiche autorità politiche autoritarie e totalitarie”. La tradizione liberale (cattolica e non), prosegue Felice, “insegna che il bene comune non coincide con lo Stato e poiché non esiste una sola modalità di regime fiscale, non si capisce perché mai un premier dovrebbe pretendere che la propria ricetta fiscale sia più morale di un’altra”.

Ciò che la Chiesa insegna è piuttosto che ciascuna persona per vocazione è chiamata, in quanto imago Dei, a contribuire con le proprie energie e sostanze all’edificazione del bene comune lavorando, intraprendendo, ricercando ed anche (ma non solo) pagando le tasse.

Nella prospettiva antropologica offerta dalla dottrina sociale della Chiesa, la realizzazione del bene comune, diversamente da quanto sostenuto dal Presidente del Consiglio, è frutto del rispetto dei principi di solidarietà e di sussidiarietà e, quindi, del rispetto del valore cristiano della centralità della persona.

Secondo Flavio Felice, infatti, “in questa prospettiva, il compito della politica, anche utilizzando la leva fiscale, dovrebbe essere quello di organizzare la solidarietà, catalizzando tutte le energie della società civile e sviluppando la partecipazione di tutti i cittadini ad edificare una società più umana, ciascuno in base alle proprie capacità, inclinazioni e possibilità”.

Peccato però che il governo, piuttosto che seguire il prezioso insegnamento della dottrina sociale della Chiesa, ispirando, stimolando ed aiutando l’opera della società civile, incoraggiando i cittadini a diventare attivi e solidali l’uno con l’altro, faccia tutto l’opposto, arrivando fino a manipolare i testi della tradizione cristiana nel tentativo di ridare credibilità alla propria azione.




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